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Swiss Observer

L’accordo commerciale con il Mercosur torna in Parlamento dopo il via libera del Consiglio degli Stati

Il Consiglio degli Stati ha approvato l’accordo commerciale con il Mercosur stanziando al contempo 517 milioni di franchi per l’agricoltura, rinviando così l’accordo al Consiglio nazionale. L’articolo spiega il compromesso, le obiezioni legate alla deforestazione e ai diritti dei lavoratori, nonché le prospettive dell’accordo.

AI16 settembre 2026Il nostro processo editoriale
L’accordo commerciale con il Mercosur torna in Parlamento dopo il via libera del Consiglio degli Stati
AISWI swissinfo.ch

Lunedì 15 settembre, il Consiglio degli Stati ha votato a favore dell’accordo Mercosur della Svizzera con 35 voti contro sette, riportandolo al centro di un iter parlamentare controverso. La Camera alta ha approvato il trattato accompagnandolo con un pacchetto di sostegno all’agricoltura di 517 milioni di franchi per il periodo dal 2028 al 2033. La decisione rilancia un accordo che il Consiglio nazionale aveva respinto di stretta misura a giugno, in seguito alla forte reazione dei contadini.

Il voto apre al trattato una nuova via in Parlamento, ma non ne determina il futuro. Il Consiglio nazionale dovrà riesaminare l’accordo dopo averlo respinto nella votazione finale. La decisione precedente rifletteva la pressione dei contadini, secondo i quali l’aumento delle importazioni dal Sud America potrebbe intensificare la concorrenza in un mercato già difficile.

L’accordo è stato concluso l’anno scorso tra l’AELS, di cui fa parte la Svizzera, e il Mercosur, il blocco sudamericano composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Ridurrebbe i dazi per gli esportatori svizzeri e aprirebbe il mercato svizzero a ulteriori contingenti per prodotti sudamericani, tra cui carne e vino.

L’approvazione del Consiglio degli Stati combina la politica commerciale con una concessione finanziaria all’agricoltura. La possibilità che il compromesso ottenga una maggioranza al Consiglio nazionale determinerà se la Svizzera ratificherà l’accordo.

Il Parlamento sostiene un compromesso per l’agricoltura

Il pacchetto da 517 milioni di franchi è il compromesso pensato per riaprire la strada dell’accordo in Parlamento. I fondi sosterranno l’agricoltura svizzera dal 2028 al 2033, dopo mesi di pressioni politiche sulle conseguenze della liberalizzazione degli scambi.

I contadini avevano chiesto 880 milioni di franchi per un periodo più lungo, dal 2028 al 2035. Il Parlamento ha respinto la proposta. La differenza tra la somma richiesta dal settore e lo stanziamento approvato dal Consiglio degli Stati mostra i limiti del compromesso, soprattutto per le organizzazioni agricole che considerano i nuovi contingenti d’importazione un rischio supplementare per i redditi delle aziende agricole.

I contadini svizzeri temono una maggiore concorrenza da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’accordo consentirebbe a maggiori quantitativi di carne e vino provenienti da questi Paesi di entrare in Svizzera nell’ambito di contingenti negoziati. Per questo i produttori hanno chiesto una protezione finanziaria mentre il Parlamento esaminava il trattato.

Il ministro dell’economia Guy Parmelin ha sostenuto che le attuali difficoltà dell’agricoltura non sono legate all’accordo Mercosur. Ha anche affermato che il trattato è vantaggioso per le esportazioni agricole svizzere. La decisione del Consiglio degli Stati affianca queste affermazioni a una misura di sostegno concreta. Ora il Consiglio nazionale dovrà decidere se il pacchetto risponde a un numero sufficiente di preoccupazioni del settore da modificare l’esito del voto di giugno.

I risparmi sui dazi trainano l’accordo

L’accordo potrebbe far risparmiare alla Svizzera 150 milioni di franchi all’anno in dazi doganali. Gli esportatori svizzeri beneficerebbero di condizioni tariffarie più favorevoli sui mercati del Mercosur, con potenziali vantaggi per le aziende che vendono prodotti in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

I risparmi previsti costituiscono il principale argomento economico a favore della ratifica. La Svizzera ha negoziato il trattato tramite l’AELS, di cui è membro. Dopo otto anni di trattative, l’AELS e il Mercosur hanno concluso l’accordo l’anno scorso. Il trattato rientra negli sforzi più ampi della Svizzera per mantenere l’accesso ai mercati mentre le aziende si confrontano con condizioni commerciali in evoluzione in tutto il mondo.

I vantaggi comportano impegni reciproci. La Svizzera importerebbe ulteriori quantitativi di prodotti sudamericani nell’ambito di contingenti, tra cui più carne e vino. Ciò potrebbe ampliare la scelta dei consumatori, ma metterebbe i produttori svizzeri in concorrenza più diretta con i fornitori dei Paesi del Mercosur.

La distribuzione dei benefici avrà un peso politico. Gli esportatori potrebbero beneficiare della riduzione dei dazi, mentre i contadini temono ripercussioni sui prezzi e sulle quote di mercato. Il pacchetto di sostegno del Consiglio degli Stati cerca di contenere questa pressione interna senza rinunciare alle riduzioni tariffarie. Ora il Consiglio nazionale dovrà valutare i benefici commerciali previsti per il Paese nel loro insieme rispetto ai costi settoriali sollevati durante il dibattito di giugno.

La sinistra rinnova le obiezioni sulla deforestazione e sul lavoro

Per la sinistra, le garanzie ambientali e del lavoro restano irrisolte. A giugno, i parlamentari di sinistra avevano votato contro l’accordo dopo che il Parlamento aveva respinto le loro proposte per contrastare la deforestazione e il lavoro forzato. Lunedì il Consiglio degli Stati ha respinto nuovamente le stesse proposte.

Le obiezioni riguardano le modalità di produzione delle merci importate e l’applicazione dell’accordo. Le organizzazioni ambientaliste temono che l’aumento dei volumi commerciali possa contribuire alla deforestazione, in particolare attraverso le filiere agricole legate al Sud America. I difensori dei diritti dei lavoratori hanno sollevato preoccupazioni sul lavoro forzato e sulla necessità di garanzie più solide nel commercio internazionale.

Il Governo ha cercato di rassicurare i critici. Guy Parmelin ha dichiarato che l’accordo non porterà a un aumento degli scambi dovuto alla deforestazione. Questa assicurazione non ha convinto tutti gli oppositori, che volevano inserire misure specifiche nella posizione parlamentare sul trattato.

Il disaccordo lascia le disposizioni ambientali e del lavoro come una chiara linea di frattura. Il Consiglio degli Stati ha dato la priorità all’approvazione del testo negoziato e ha respinto condizioni supplementari. Quando esaminerà per la seconda volta l’accordo, il Consiglio nazionale dovrà nuovamente trovare un equilibrio tra accesso ai mercati e garanzie applicabili.

La decisione spetta al Consiglio nazionale

Il destino immediato dell’accordo è ora nelle mani del Consiglio nazionale. Il suo precedente rifiuto era stato risicato ed era seguito alla reazione dei contadini, mentre il Consiglio degli Stati ha ora espresso un chiaro sostegno con 35 voti contro sette. La differenza tra i margini indica che il secondo dibattito sarà difficile e che il consenso parlamentare non è ancora acquisito.

I parlamentari del Consiglio nazionale valuteranno lo stanziamento di 517 milioni di franchi deciso dal Consiglio degli Stati, la richiesta di 880 milioni di franchi respinta dal settore e i risparmi annui previsti di 150 milioni di franchi sui dazi doganali. Dovranno inoltre far fronte a nuove pressioni sulle disposizioni contro la deforestazione e il lavoro forzato che il Consiglio degli Stati ha rifiutato di aggiungere.

Per la Svizzera, la ratifica rafforzerebbe l’accesso degli esportatori ai mercati grazie a condizioni tariffarie più favorevoli e formalizzerebbe nuovi contingenti d’importazione dai Paesi del Mercosur. Un rifiuto lascerebbe senza approvazione in Svizzera l’accordo dell’AELS, nonostante il sostegno del Consiglio degli Stati e l’argomento del Governo secondo cui il trattato favorisce le esportazioni.

La prossima decisione dipenderà quindi dalla disponibilità del Consiglio nazionale ad accettare il compromesso finanziario e a consentire al testo negoziato di proseguire il suo iter. Contadini, esportatori, attivisti ambientalisti e difensori dei diritti dei lavoratori seguiranno tutti la risposta della Camera. Il Consiglio degli Stati ha riaperto la strada. Il Consiglio nazionale dovrà decidere se lasciarla aperta.