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Swiss Observer

La Svizzera ospiterà i prossimi colloqui di pace sull’Ucraina, conferma Zelensky

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che il prossimo ciclo di negoziati sulla guerra in Ucraina si terrà nuovamente in Svizzera, sottolineando il ruolo continuativo del Paese come importante sede neutrale per la diplomazia internazionale.

AI20 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
La Svizzera ospiterà i prossimi colloqui di pace sull’Ucraina, conferma Zelensky
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera si è confermata ancora una volta una sede indispensabile per la diplomazia internazionale ad alto livello. Mercoledì, in una dichiarazione decisiva, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che il prossimo importante ciclo di negoziati di pace si terrà nuovamente sul suolo svizzero, rafforzando il ruolo centrale del Paese quale mediatore neutrale in un mondo polarizzato. Intervenendo direttamente con il presentatore britannico Piers Morgan, Zelensky non ha lasciato spazio a dubbi: «Voglio solo far notare che anche il prossimo incontro si terrà in Svizzera.»

L’annuncio giunge in un momento cruciale per la politica estera svizzera. Scegliendo ripetutamente la Svizzera, Kyiv segnala che, nonostante il ritmo estenuante dei negoziati, la sede offre la legittimità e la sicurezza necessarie al dialogo. «Penso che l’aspetto positivo sia che abbiamo avuto un incontro in Svizzera», ha affermato Zelensky, aggiungendo: «Penso che sia molto importante.» Mentre il mondo segue gli sviluppi, Berna resta il centro nevralgico in cui si delinea, con grande fatica, il futuro della sicurezza europea, assicurando che la Svizzera rimanga al cuore di questi sforzi storici.

I negoziati di Ginevra si concludono senza svolte

Nonostante la sede prestigiosa, questa settimana a Ginevra gli sforzi diplomatici si sono arenati. Due giorni di intensi negoziati, mediati dagli Stati Uniti, si sono conclusi mercoledì senza alcun progresso concreto. La situazione di stallo è evidente. Il primo ministro ucraino non ha perso tempo a criticare i risultati, giudicandoli del tutto insufficienti per un Paese sotto assedio.

A Ginevra, la frustrazione era palpabile già prima dell’inizio dell’ultima sessione. Il presidente Zelensky ha accusato apertamente i negoziatori russi di ricorrere a deliberate «tattiche dilatorie», rallentando il processo mentre la violenza continua al fronte. Questa mancanza di slancio getta una lunga ombra sul processo diplomatico. Se la decisione di tornare in Svizzera indica l’impegno a favore del processo, l’assenza di una svolta mette in luce le posizioni radicate delle parti in guerra. La comunità internazionale è ora costretta a fare i conti con la realtà: essere vicini al tavolo dei negoziati di pace non ha ancora portato la pace sul terreno.

Zelensky chiede solidarietà europea

Per Zelensky, la scelta della sede non è soltanto una questione logistica, ma anche una forma di guerra psicologica. Il presidente sfrutta la geografia dei colloqui per far comprendere al continente che questa non è solo la guerra dell’Ucraina. «Quando c’è una guerra in Europa, dobbiamo trovare un luogo, e le persone, gli europei, devono sentire che si tratta di un attacco contro di noi e contro l’Europa», ha dichiarato Zelensky all’agenzia di stampa italiana Ansa.

Scegliendo il cuore dell’Europa per i colloqui, Zelensky chiede ai Paesi europei di affrontare il conflitto non da osservatori lontani, ma da bersagli diretti dell’aggressione. La strategia è chiara: legare indissolubilmente la sicurezza della Svizzera e della più ampia comunità europea al destino dell’Ucraina. Queste parole ricordano con forza ai cittadini svizzeri e ai leader europei che le onde d’urto di questa invasione mirano a destabilizzare l’intera regione, rendendo la neutralità una posizione attiva e non passiva.

Si avvicina un anniversario cupo

Il tempo stringe mentre sul continente incombe una ricorrenza cupa. Il 24 febbraio l’invasione su vasta scala dell’Ucraina entrerà nel suo quinto anno. Da quasi quattro anni le forze ucraine resistono a un attacco incessante, sostenute dagli alleati occidentali, ma non si intravede una fine. La durata del conflitto è impressionante e sta ridisegnando il panorama geopolitico del XXI secolo.

Con l’avvicinarsi dell’anniversario cresce l’urgenza di trovare una soluzione, ma la via da seguire resta offuscata da fumo e retorica. I prossimi colloqui in Svizzera non sono un semplice appuntamento in agenda: sono un tentativo disperato di fermare una guerra che ha segnato il decennio. Con il conflitto che entra nel quinto anno, la pressione sui diplomatici svizzeri e sui mediatori internazionali è vicina al punto di rottura. Il mondo attende di vedere se il prossimo ciclo di negoziati in Svizzera riuscirà finalmente a interrompere la spirale di violenza o se assisteremo a un altro anno di spargimenti di sangue sul suolo europeo.