Finanza
La Svizzera congela 687 milioni di franchi in averi legati al regime di Maduro in Venezuela
Le autorità svizzere hanno congelato complessivamente 687 milioni di franchi in averi collegati a persone della cerchia dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro. La misura si inserisce negli sforzi per impedire che Maduro e i suoi associati trasferiscano fondi. L’intero importo segnalato all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro è ora ufficialmente bloccato.

La Svizzera ha ufficialmente bloccato ben 687 milioni di franchi in averi legati al regime in declino di Nicolás Maduro. Con una decisione risoluta che dissipa ogni dubbio residuo sull’impegno di Berna per la trasparenza finanziaria, questa settimana le autorità federali hanno confermato il maxi congelamento. Non si tratta di una semplice pausa burocratica, ma di un blocco finanziario su vasta scala, diretto contro l’ex presidente venezuelano e i suoi accoliti.
L’annuncio del Dipartimento federale degli affari esteri è entrato immediatamente in vigore e adegua le norme sul segreto bancario alla pressante realtà geopolitica seguita all’arresto clamoroso di Maduro da parte delle forze statunitensi all’inizio di quest’anno. Il messaggio è chiarissimo: la Svizzera non è un rifugio sicuro per i dittatori. Bloccando questi fondi, il Consiglio federale ha di fatto interrotto la fonte di sostentamento finanziario della vecchia guardia, assicurando che quasi 700 milioni di franchi restino fuori dalla sua portata mentre la giustizia internazionale fa il suo corso. Questa misura segna una svolta cruciale nella politica estera svizzera, passando dall’osservazione passiva all’applicazione attiva delle regole nella lotta globale contro i flussi finanziari illeciti.
Alla scoperta dei milioni
Del totale, 239 milioni di franchi sono stati congelati in particolare in virtù della nuova ordinanza entrata in vigore il 5 gennaio, stringendo una rete che si andava tessendo da anni. Due terzi degli averi erano già stati bloccati in base alle sanzioni adottate nel 2018, ma questa nuova fase di applicazione colpisce gli angoli nascosti della rete finanziaria di Maduro. L’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) ha ora ricevuto segnalazioni per l’intero importo, a conferma della piena collaborazione degli intermediari finanziari svizzeri.
La distinzione è fondamentale. Le sanzioni iniziali erano un avvertimento; questa nuova ordinanza rappresenta il colpo di grazia alla liquidità offshore del regime. Il Dipartimento degli affari esteri definisce la misura «preventiva», un eufemismo diplomatico per indicare quello che equivale essenzialmente a un sequestro di capitali volto a impedirne il trasferimento. Ora che tutti i 687 milioni di franchi sono legalmente bloccati, è stato scongiurato il rischio che questi fondi scompaiano nell’opaco sistema finanziario globale. La Svizzera dimostra che il suo settore bancario, spesso criticato per la scarsa trasparenza, sa agire con estrema efficienza quando il quadro giuridico lo richiede.
Nel mirino la cerchia ristretta
Il congelamento è mirato e colpisce 21 delle 37 persone figuranti nell’ordinanza sul Venezuela, incidendo direttamente sulle finanze della cerchia più stretta dell’ex presidente. Tra queste figurano Maduro stesso, sua moglie e importanti ministri di governo, che hanno prosperato durante il suo duro regime, dal 2013 al 2026. Non si tratta di cifre astratte: rappresentano la ricchezza personale accumulata da una cerchia che ha assistito al collasso economico del Venezuela.
Il momento è esplosivo. Maduro si trova attualmente in una cella a New York, dove deve rispondere di accuse di traffico di droga, e ha persino avuto l’audacia di definirsi «prigioniero di guerra». Il congelamento svizzero impedisce che la sua difesa sia finanziata con questi conti offshore. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha precisato che nessun esponente dell’attuale governo ad interim, guidato da Delcy Rodríguez, è interessato da questa specifica ordinanza. Questa distinzione consente alla Svizzera di mantenere aperti i canali diplomatici con il potere di transizione a Caracas, punendo al contempo la leadership deposta. È una mossa calcolata, che separa gli averi tossici del passato regime dalle possibili prospettive future del Paese.
La via verso la restituzione
L’obiettivo finale della Svizzera non è soltanto congelare questi averi, ma restituirli ai loro legittimi proprietari: il popolo venezuelano. La base giuridica della misura, la legge federale sul blocco e la restituzione dei valori patrimoniali di provenienza illecita, traccia una chiara via per il rimpatrio. Se i tribunali stabiliranno che i fondi sono stati acquisiti illecitamente, i 687 milioni di franchi saranno destinati ad aiutare un Paese alle prese con oltre un decennio di devastazione economica.
Questo congelamento «preventivo» è il primo passo di un complesso iter giuridico. Consente la cooperazione giudiziaria tra Berna e Caracas, impossibile sotto la precedente amministrazione. Mentre la vicepresidente Delcy Rodríguez apre i settori del petrolio e del gas agli investimenti privati e affronta le pressioni di Washington, la possibile restituzione di quasi tre quarti di miliardo di franchi potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per la ricostruzione del Venezuela. La Svizzera è pronta a facilitare il trasferimento, dimostrando che la sua potenza finanziaria può essere uno strumento di giustizia e non soltanto una cassaforte per i ricchi.