Scienza
Ricercatori svizzeri all’avanguardia con una tecnologia basata su materiale fungino vivente
I ricercatori dell’EMPA sviluppano un materiale innovativo a partire da funghi commestibili, offrendo alternative sostenibili per pellicole, sensori e additivi alimentari.

Dimenticate tutto quello che sapete sulle plastiche biodegradabili. La scienza svizzera ha appena reso obsoleta la vecchia definizione. In un annuncio sorprendente, martedì, i Laboratori federali svizzeri per la scienza e la tecnologia dei materiali (EMPA) hanno presentato un materiale che non è soltanto sostenibile, ma è vivo. Mentre il mondo affronta l’eredità soffocante delle plastiche petrolchimiche, i ricercatori svizzeri si sono rivolti al modesto «fungo a lamelle comuni» per elaborare una soluzione fuori dagli schemi.
Non si tratta semplicemente di un’altra cannuccia compostabile. È un cambio di paradigma. Secondo l’EMPA, il punto di forza è la vitalità biologica del materiale stesso. A differenza dei biopolimeri tradizionali, che vengono raccolti, uccisi e lavorati, questa nuova sostanza conserva la propria attività metabolica. È un audace passo avanti che colloca la Svizzera all’avanguardia assoluta della scienza dei materiali. Le implicazioni sono enormi: stiamo passando da un’epoca in cui si fabbricano oggetti inerti a una in cui si coltivano dispositivi vivi e funzionali. Lo status quo dell’ingegneria dei materiali è stato scardinato e la rivoluzione dei funghi inizia proprio qui, nei nostri laboratori.
La natura come fabbrica
I biomateriali attuali presentano un difetto fondamentale: sono troppo fragili. Per rendere utilizzabili le fibre naturali, i produttori le trattano di solito con sostanze chimiche aggressive, sacrificando le loro credenziali ecologiche in nome della resistenza. I ricercatori dell’EMPA hanno superato questo compromesso. Sfruttando la matrice extracellulare (ECM) del fungo, una complessa rete di proteine e fibre che si rinforza da sé, hanno eliminato del tutto la necessità di stabilizzanti chimici.
È ingegneria a livello cellulare. Crescendo, il fungo agisce come una microscopica stampante 3D e produce un robusto supporto biologico che lega naturalmente il materiale. Il risultato è una struttura al tempo stesso resistente e flessibile, ottenuta senza una sola goccia di additivi sintetici. Mantenendo il micelio integro e vivo, il materiale continua a produrre molecole utili e funziona di fatto come una fabbrica autosufficiente. Questa innovazione, descritta sulla prestigiosa rivista Advanced Materials, dimostra che l’impianto di produzione più sofisticato non è una fabbrica a Zurigo, ma un fungo in una capsula di Petri.
Dai sensori agli snack: applicazioni sorprendenti
Le possibili applicazioni di questa tecnologia non sono teoriche: sono già realtà e sono molteplici. Il gruppo di ricerca ha realizzato con successo un prototipo di pellicola simile alla plastica, in grado di competere con le alternative sintetiche, ma le possibilità vanno ben oltre. Poiché il materiale è vivo e reagisce agli stimoli, è stato trasformato in sensori di umidità funzionanti. Immaginate una confezione che non si limita a contenere il cibo, ma ne controlla attivamente la freschezza grazie a un riscontro biologico.
Ancora più rivoluzionario è il potenziale per l’industria alimentare e cosmetica. Il fungo a lamelle comuni è commestibile, quindi questo materiale high-tech può essere consumato. I ricercatori hanno già sviluppato un emulsionante, un agente legante fondamentale per i liquidi, che potrebbe rivoluzionare la formulazione di prodotti che vanno dai condimenti per insalata alle creme per il viso. Ci aspetta un futuro in cui un sensore elettronico è compostabile quanto la buccia di mela che protegge. Questa versatilità annuncia una profonda trasformazione del mercato, colmando il divario tra elettronica rigida e biologia morbida e commestibile.
Il modello verde della Svizzera
La Svizzera riafferma ancora una volta il proprio ruolo di modello globale nell’innovazione sostenibile. Mentre altri Paesi discutono dell’economia del riciclaggio, la scienza svizzera reinventa il ciclo di vita della materia. Questo materiale fungino vivente offre un’economia circolare a rifiuti zero, finora ritenuta impossibile. Si degrada completamente, senza lasciare microplastiche, tossine o tracce, ma soltanto sostanze nutritive.
Questa scoperta rafforza la reputazione della Svizzera come potenza dell’ecologia high-tech. Rinunciando ai metodi di lavorazione del passato, basati su un uso intensivo di sostanze chimiche, l’EMPA traccia la strada verso un futuro in cui tecnologia e natura diventano indistinguibili. Di fronte alla crisi globale della plastica, questa innovazione svizzera offre più di un nuovo materiale: propone un modello per sopravvivere. Il messaggio è chiaro: il futuro non si costruisce, si coltiva.