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Swiss Observer

La Posta sospende i pacchi diretti negli Stati Uniti a causa delle nuove norme doganali

Gravi disagi nei servizi postali: la Posta sospende le spedizioni di pacchi verso gli Stati Uniti in seguito a requisiti doganali statunitensi più severi.

AI1 settembre 2025Il nostro processo editoriale
La Posta sospende i pacchi diretti negli Stati Uniti a causa delle nuove norme doganali
AILe News

Dal 26 agosto 2025, il flusso di merci dalla Svizzera agli Stati Uniti si scontra con un muro burocratico. Con una decisione netta e improvvisa, la Posta ha annunciato che sospenderà l’accettazione di tutti i pacchi standard destinati agli Stati Uniti. Non si tratta di un ritardo: le spedizioni saranno completamente interrotte. La sospensione è una conseguenza diretta del caotico cambiamento delle norme doganali statunitensi, che ora impongono di dichiarare e sdoganare formalmente ogni singolo pacco, indipendentemente dalle dimensioni o dal valore trascurabile.

Per il momento, lettere, documenti e invii express restano esclusi dalla misura, ma il servizio standard per i pacchi è di fatto paralizzato. La Posta rifiuta di inviare pacchi in un vuoto logistico, in cui le procedure di sdoganamento non sono ancora definite. Questo stop preventivo sottolinea la gravità della situazione: piuttosto che rischiare di lasciare migliaia di pacchi svizzeri bloccati nei magazzini doganali statunitensi, l’azienda pubblica sospende completamente il servizio finché non sarà fatta chiarezza. Il messaggio è chiaro: l’epoca delle spedizioni transatlantiche senza intoppi è finita.

Danni collaterali di una guerra commerciale globale

La Svizzera è finita nel mezzo di una guerra commerciale che non ha iniziato. Lo sconvolgimento normativo deriva direttamente dalla decisione aggressiva dell’amministrazione Trump di abolire la franchigia doganale statunitense di 800 dollari. In origine concepita per arginare il flusso incessante di prodotti a basso costo dei colossi cinesi dell’e-commerce come Temu e Shein, la misura si è trasformata in una restrizione generalizzata che colpisce tutti i Paesi.

Quello che era iniziato come un attacco mirato alla produzione asiatica si è trasformato in un incubo logistico globale. La decisione del governo statunitense di estendere la misura a tutti i Paesi fa sì che una scatola di cioccolatini svizzeri o un orologio fatto a mano siano sottoposti allo stesso controllo dei prodotti elettronici fabbricati in serie a Shenzhen. L’obiettivo era proteggere il mercato statunitense dalle importazioni a basso costo, ma la realtà è una grave perturbazione delle rotte commerciali occidentali consolidate. A pagarne il prezzo sono ora gli esportatori svizzeri e le famiglie che spediscono pacchi con regali e beni di prima necessità, coinvolti in una lotta geopolitica che si svolge dall’altra parte del globo.

Il prezzo della neutralità: dazi al 39%

Le conseguenze finanziarie per i prodotti svizzeri sono a dir poco enormi. Mentre i Paesi dell’Unione europea devono fare i conti con un dazio del 15% previsto dal nuovo regime, i prodotti di origine svizzera sono confrontati con un’imposta del 39%. Questa forte disparità, dovuta ai precedenti aumenti e al fatto che la Svizzera non fa parte dell’UE, pone i prodotti svizzeri in una posizione di grave svantaggio concorrenziale.

Non si tratta soltanto di una tassa doganale, ma di una barriera all’entrata proibitiva. Per le piccole imprese e i mittenti privati, un supplemento di quasi il 40% rende da un giorno all’altro molte spedizioni economicamente insostenibili. L’incertezza è aggravata dalla mancanza di chiarezza operativa. Si vocifera che i piccoli regali di valore inferiore a 100 dollari statunitensi potrebbero in futuro essere esentati, ma l’attuazione attuale resta avvolta nella confusione. La Posta, in stretto coordinamento con il governo federale, ha scelto la sospensione anziché le supposizioni, rifiutandosi di esporre la clientela a costi imprevedibili.

I numeri: un colpo di nicchia, ma doloroso

Gli Stati Uniti rappresentano solo una parte del volume complessivo della Posta, ma il disservizio riguarda un numero significativo di singole spedizioni. Il mercato statunitense rappresenta appena lo 0,2% dei 180 milioni di pacchi che la Posta tratta ogni anno. In termini assoluti, tuttavia, si tratta di circa 360’000 pacchi all’anno che ora non avranno una destinazione.

Non si tratta soltanto di statistiche: sono 360’000 relazioni, regali, vendite e oggetti personali che vengono interrotti. L’entità del disservizio mette in luce la fragilità della logistica internazionale di fronte alle politiche protezionistiche. Anche una quota di mercato «minore» implica centinaia di migliaia di oggetti da sottoporre a sdoganamento manuale, un compito che supererebbe le attuali capacità di trattamento. Mentre la Posta affronta questa crisi, i 360’000 pacchi bloccati sono la prova delle conseguenze di vasta portata dell’isolazionismo commerciale statunitense.