Politica
Parlamentari svizzeri chiedono un’inchiesta sui regali sfarzosi offerti a Donald Trump
Due parlamentari dei Verdi hanno presentato una denuncia penale chiedendo di indagare sui dirigenti d’impresa svizzeri che avrebbero fatto regali sfarzosi, tra cui un Rolex e un lingotto d’oro, all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. I regali sarebbero stati consegnati poco prima che venisse raggiunto un importante accordo sui dazi, sollevando interrogativi su una possibile corruzione.

Due parlamentari svizzeri dei Verdi hanno scatenato una bufera politica presentando una denuncia penale contro dirigenti d’impresa svizzeri che hanno regalato un Rolex e un lingotto d’oro all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La denuncia, depositata presso il Ministero pubblico della Confederazione, chiede di indagare se questi regali sfarzosi, consegnati poco prima di un accordo cruciale sui dazi, violino le leggi svizzere contro la corruzione. La decisione ha acceso un acceso dibattito sull’etica della «diplomazia del lingotto d’oro» e sulle possibili conseguenze per la reputazione internazionale della Svizzera.
La «diplomazia del lingotto d’oro»: regali e accordi sui dazi
Al centro della controversia ci sono i regali sontuosi consegnati a Donald Trump da una delegazione di dirigenti d’impresa svizzeri. La delegazione, che comprendeva figure di spicco di Rolex, Richemont e MSC, si trovava a Washington per chiedere una riduzione dei pesanti dazi del 39% sui prodotti svizzeri. Poco dopo la presunta consegna dei regali, un orologio da tavolo Rolex e un lingotto d’oro da un chilogrammo, gli Stati Uniti hanno accettato di ridurre i dazi al 15%. Questa sequenza di eventi ha suscitato accuse di «diplomazia del lingotto d’oro» e sollevato seri interrogativi sulla natura dei negoziati.
La denuncia penale solleva timori di corruzione
I parlamentari dei Verdi Raphaël Mahaim e Greta Gysin sostengono che l’operato dei dirigenti d’impresa svizzeri potrebbe aver violato le leggi nazionali contro la corruzione. Nella denuncia penale chiedono al procuratore generale di indagare per stabilire se i regali costituissero un «vantaggio indebito» volto a influenzare un pubblico ufficiale straniero. I parlamentari affermano che il caso mette a rischio la credibilità della Svizzera, lo Stato di diritto e la sua posizione internazionale. Sottolineano inoltre la mancanza di trasparenza sulla destinazione finale dei regali, che, secondo loro, dovrebbero spettare allo Stato statunitense e non a una persona privata.
Divisione politica: una minaccia alla reputazione svizzera o un trionfo diplomatico?
La denuncia penale ha messo in luce una netta divisione politica in Svizzera. Mentre i Verdi mettono in guardia da una deriva verso una «politica transazionale» che normalizza la corruzione, altri hanno difeso l’operato dei dirigenti d’impresa. Céline Amaudruz, dell’UDC, ha liquidato la mossa giudiziaria come «esagerata», sostenendo che lo stretto coordinamento tra governo ed economia è un punto di forza della Svizzera. Lei e altri sostenitori dell’accordo celebrano la riduzione dei dazi come una vittoria significativa per l’economia svizzera, che ha evitato una potenziale catastrofe per il Paese, fortemente orientato alle esportazioni.
Un futuro incerto: la decisione spetta al Ministero pubblico
Il futuro del caso è ora nelle mani del Ministero pubblico della Confederazione, che deciderà se avviare un’inchiesta formale. Se il procedimento dovesse proseguire, potrebbe avere importanti conseguenze giuridiche e politiche e arrivare potenzialmente fino al Tribunale penale federale. L’esito dell’inchiesta sarà seguito con attenzione sia in Svizzera sia all’estero, poiché costituirà un precedente sul modo in cui il Paese affronta le accuse di corruzione e di traffico d’influenze ai massimi livelli della politica mondiale. Il caso ha costretto la Svizzera a confrontarsi con interrogativi scomodi sui propri standard etici e sul prezzo del successo diplomatico in un mondo che cambia.