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Swiss Observer

Il mercato del lavoro svizzero mostra i primi segnali di ripresa nel primo trimestre

Le opportunità d’impiego aumentano del 2% nel primo trimestre 2025, con una crescita particolare delle posizioni entry-level, anche se il numero complessivo di annunci resta inferiore del 9% rispetto all’anno precedente.

Il mercato del lavoro svizzero mostra i primi segnali di ripresa nel primo trimestre
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Il mercato del lavoro svizzero ha finalmente interrotto la sua serie negativa. Dopo aver toccato il fondo alla fine del 2024, il motore dell’economia svizzera dà segni di ripresa e nel primo trimestre del 2025 registra un aumento del 2% degli annunci di lavoro rispetto al trimestre precedente. Secondo il più recente Swiss Job Market Index del gruppo Adecco e dell’Università di Zurigo, si tratta di un punto di svolta cruciale.

La crescita trimestrale lascia intravedere un possibile disgelo, ma il mercato non è ancora fuori pericolo. La ripresa è fragile e il numero complessivo di annunci è ancora inferiore del 9% rispetto ai dati del primo trimestre 2024. La tendenza, tuttavia, è indubbiamente cambiata. La spirale negativa che ha caratterizzato la seconda metà dello scorso anno si è arrestata, grazie a una rinnovata urgenza nelle assunzioni in alcuni settori particolarmente richiesti.

Non si tratta solo di una variazione statistica: è un segnale che le imprese svizzere stanno tornando con cautela a una fase di espansione. Le previsioni indicano ora una crescita moderata del PIL e dell’occupazione, suggerendo che il periodo peggiore della recente stagnazione potrebbe essere alle spalle. Il messaggio per chi cerca lavoro è chiaro: il blocco è finito e le opportunità cominciano a tornare.

Cresce la domanda di giovani

L’esperienza non è più l’unica moneta di scambio sul mercato del lavoro svizzero. In un cambiamento significativo, le aziende aprono le porte ai candidati entry-level con una frequenza senza precedenti. Quasi il 29% di tutti i posti vacanti non richiede oggi né esperienza professionale né una formazione supplementare, un netto aumento rispetto al 21% del 2019.

Questa impennata mette in luce una realtà difficile: la carenza di manodopera qualificata costringe i datori di lavoro ad abbassare le soglie d’accesso. Come sottolinea lo studio Adecco, le aziende sono ora «disposte ad accettare una produttività iniziale inferiore» pur di coprire i posti vacanti. La domanda cresce in particolare nei settori dei servizi e delle vendite, che rappresentano oltre il 40% di queste posizioni entry-level.

Non si tratta però solo di posti per persone senza qualifiche. Le assunzioni nel settore sanitario e tra gli scienziati stanno aumentando rapidamente, con una crescita della domanda di 7,9 punti percentuali. Anche le professioni d’ufficio e amministrative tornano a crescere, con un aumento di quasi 4 punti. Per i giovani professionisti e i neodiplomati, il messaggio è chiaro: il mercato cerca potenziale, non solo esperienze comprovate.

Crolla il morale dei lavoratori

Mentre le assunzioni accelerano, l’atmosfera negli uffici si fa sempre più cupa. Un nuovo rapporto di Gallup rivela che la soddisfazione dei lavoratori in Svizzera è scesa al 45%, un netto calo rispetto al 54% dell’anno scorso e ben lontana dai livelli pre-pandemia, vicini al 70%. La forza lavoro svizzera, un tempo soddisfatta, è ora alle prese con un profondo malessere.

La Svizzera è scivolata nella classifica europea e si trova ormai al 22° posto per soddisfazione dei dipendenti, dietro a Paesi vicini come la Germania e l’Austria. Marco Nink di Gallup attribuisce questa atmosfera «cupa» a un mix tossico di costo della vita in aumento, fiducia nelle istituzioni in calo e preoccupazioni per l’andamento economico.

Il distacco emotivo è evidente. Solo l’8% dei dipendenti dichiara di sentirsi legato ai propri superiori diretti, la seconda percentuale più bassa in tutta Europa. Questa crisi di leadership alimenta una cultura del disimpegno, in cui la maggioranza dei lavoratori fa appena il necessario per andare avanti. La reputazione della Svizzera per l’efficienza sul lavoro si sta logorando dall’interno, in una forza lavoro che si sente inascoltata, poco valorizzata e sempre più sotto stress.

Il costo miliardario

Il costo di questa insoddisfazione è astronomico. Il fenomeno delle «dimissioni interiori», in cui i dipendenti si disimpegnano mentalmente pur restando a libro paga, costa all’economia svizzera ben 89,9 miliardi di CHF all’anno. Si tratta di circa il 12% dell’intera produzione economica del Paese, che svanisce a causa della perdita di produttività.

Secondo i dati di Gallup, il 9% della forza lavoro ha già dato le dimissioni interiori. Questi dipendenti sono presenti fisicamente ma assenti con la mente e riducono la competitività in un momento in cui l’economia mondiale resta sotto pressione.

Per la Confederazione si crea così un paradosso pericoloso: il mercato del lavoro si sta riprendendo e i posti vacanti aumentano, ma la forza lavoro che li occupa è sempre meno coinvolta. Mentre le aziende cercano di coprire i posti con personale più giovane e meno esperto, devono affrontare allo stesso tempo una crisi di fidelizzazione che rischia di compromettere la ripresa stessa. Se le imprese svizzere non riusciranno a invertire la tendenza al disimpegno, la ripresa economica del primo trimestre 2025 potrebbe rivelarsi di breve durata.