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Swiss Observer

L’inflazione svizzera tocca lo zero: il franco forte mantiene i prezzi sotto controllo

Il tasso d’inflazione svizzero è sceso allo 0% nell’aprile 2025, raggiungendo il livello più basso degli ultimi quattro anni, soprattutto a causa dell’impatto del franco forte sui costi delle importazioni.

L’inflazione svizzera tocca lo zero: il franco forte mantiene i prezzi sotto controllo
AISWI swissinfo.ch

Il motore dell’inflazione svizzera si è completamente fermato. In una svolta sorprendente, contraria alle previsioni di quasi tutti gli analisti, l’aumento dei prezzi al consumo è sceso esattamente allo 0% nell’aprile 2025, raggiungendo il livello più basso da oltre quattro anni. Non si tratta di un semplice calo: è un chiaro segnale che l’economia svizzera si sta raffreddando rapidamente sotto il peso della propria valuta.

Il calo dallo 0,3% di marzo è stato rapido e netto. Mentre il resto del mondo deve fare i conti con prezzi persistenti, la Svizzera si trova sola sull’orlo della deflazione. La causa principale? Un franco svizzero costantemente forte, che abbatte i costi delle importazioni. I prezzi dei beni importati, in particolare energia e carburanti, sono in caduta libera e trascinano verso il basso l’indice generale. Anche l’indice di fondo, che esclude i prodotti freschi più volatili, è sceso inaspettatamente allo 0,6%. Il messaggio dei dati è inequivocabile: per i consumatori svizzeri, almeno per il momento, l’epoca dei prezzi in aumento sugli scaffali è completamente finita.

La trappola degli affitti: due economie a confronto

Mentre i prezzi delle importazioni crollano, la realtà interna racconta una storia diversa e più dolorosa. Il dato generale dello 0% nasconde una divergenza importante per le economie domestiche svizzere: il costo della vita scende, ma quello degli alloggi no. Gli affitti delle abitazioni restano l’unico pilastro ostinato a sostenere l’indice dei prezzi al consumo. Secondo Arthur Jurus, economista presso Oddo BHF, gli affitti sono ormai «l’unica fonte importante di crescita strutturale dei prezzi al consumo».

I dati delineano con chiarezza questo paradosso economico. Senza la pressione al rialzo del mercato immobiliare, la Svizzera sarebbe già in piena deflazione, con un’inflazione negativa. Mentre i consumatori beneficiano di vacanze meno care e di spese per il carburante più basse, sono al tempo stesso messi sotto pressione da un mercato immobiliare in cui i prezzi d’acquisto sono aumentati di oltre il 4% in un solo anno. Questa dicotomia crea un contesto economico fragile, in cui il sollievo alla cassa viene subito annullato dai pagamenti mensili dell’affitto.

Il franco vola nel caos globale

Il franco svizzero mostra i muscoli, ma la sua forza sta diventando un’arma a doppio taglio per l’industria nazionale. In aprile il franco si è apprezzato nettamente rispetto a tutte le principali valute, soprattutto a causa delle turbolenze politiche internazionali. Mentre le politiche tariffarie imprevedibili e le manovre fiscali del presidente statunitense Donald Trump agitano i mercati globali, gli investitori si rifugiano nella tradizionale sicurezza della valuta svizzera.

Questa fuga verso la sicurezza sta però colpendo duramente l’economia interna. L’industria manifatturiera svizzera ha appena registrato il calo più significativo degli ultimi quattro anni, vittima di quello che gli esperti definiscono un «doppio shock» causato dai dazi statunitensi e dal franco in forte rialzo. La valuta forte rende più costose all’estero le esportazioni svizzere, frenando di fatto la domanda di prodotti fabbricati in Svizzera. Il governo è già stato costretto a rivedere al ribasso le previsioni di crescita, riconoscendo che lo status del Paese quale porto sicuro finanziario comporta un pesante costo per la produzione industriale.

La banca centrale sotto pressione

La Banca nazionale svizzera (BNS) si trova ora con le spalle al muro. Dopo aver già tagliato il tasso di riferimento di ben 150 punti base in cinque mosse consecutive, l’attuale tasso dello 0,25% lascia pochissimo margine di manovra prima di raggiungere lo zero. Il presidente della BNS Martin Schlegel ha avvertito apertamente che nei prossimi mesi l’inflazione potrebbe scendere sotto lo zero, uno scenario che appare sempre più inevitabile.

I mercati scommettono già sulla prossima mossa. Con la decisione sui tassi prevista per il 19 giugno, gli operatori scontano pienamente un taglio allo 0%. L’economista di UBS Maxime Botteron è esplicito nelle sue previsioni: «Ci aspettiamo che la BNS riduca il tasso guida allo 0% nella riunione di giugno». Alcuni analisti accennano persino a un ritorno alla controversa epoca dei tassi d’interesse negativi. Mentre Karsten Junius, di Bank J Safra Sarasin, sostiene che la BNS «non dovrebbe farsi prendere dal panico», la pressione ad agire aumenta e lo spettro della deflazione si fa più minaccioso di settimana in settimana.

La divergenza dell’inflazione in Europa

Nel cuore dell’Europa si è aperta una netta frattura economica. Mentre la Svizzera si confronta con una situazione di inflazione zero, la zona euro circostante deve fare i conti con una realtà ben diversa. L’inflazione nell’area dell’euro è al 2,2%, in aumento a un ritmo nettamente più rapido rispetto ai dati stagnanti della Svizzera. Anche applicando la misura armonizzata dell’UE, i prezzi svizzeri sono aumentati appena dello 0,3%.

Questa divergenza mette in risalto la posizione particolare, seppur precaria, della Svizzera. Mentre i Paesi vicini lottano per contenere l’aumento dei prezzi, la Svizzera cerca di impedire che crollino del tutto. La natura «politica» della forza del franco, determinata dalle guerre commerciali statunitensi e non dai fondamentali interni, significa che il divario potrebbe ampliarsi prima di ridursi. Mentre la BNS si prepara alla resa dei conti di giugno, il contrasto con le sfide della Banca centrale europea non potrebbe essere più marcato. La Svizzera ha superato con successo il labirinto dell’inflazione, solo per ritrovarsi all’ingresso di una possibile trappola deflazionistica.