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Swiss Observer

L’industria svizzera si prepara all’impatto dei dazi del 39% imposti dagli Stati Uniti

Le aziende svizzere devono affrontare sfide senza precedenti, mentre gli Stati Uniti applicano dazi del 39% sui prodotti svizzeri, la percentuale più elevata imposta a un Paese industrializzato.

AI5 settembre 2025Il nostro processo editoriale
L’industria svizzera si prepara all’impatto dei dazi del 39% imposti dagli Stati Uniti
AILe News

Con una mossa senza precedenti che ha scosso il mondo economico svizzero, gli Stati Uniti hanno applicato dazi del 39% sui prodotti svizzeri, la percentuale più elevata imposta a un Paese industrializzato. Questo sviluppo significativo si inserisce in un contesto di crescenti tensioni commerciali tra i due Paesi e rappresenta una sfida importante per le relazioni commerciali internazionali della Svizzera, tradizionalmente stabili.

La decisione ha provocato quella che gli esperti definiscono una crisi d’identità per la Svizzera, Paese da tempo abituato a mantenere rapporti equilibrati con le potenze globali. L’impatto dei dazi rischia di ridisegnare il modello commerciale consolidato della Svizzera e di imporre un riallineamento strategico dei suoi partenariati economici.

Tensioni diplomatiche e politica personale

L’introduzione dei dazi sembra essere stata aggravata da tensioni diplomatiche personali. Secondo alcune notizie, una controversa telefonata tra la presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter e il presidente degli Stati Uniti avrebbe avuto un ruolo decisivo nella scelta. Stando a quanto riferito, quella che era iniziata come una discussione diplomatica si è trasformata in un confronto acceso, durante il quale la presidente svizzera avrebbe tenuto una lezione di politica economica durata trenta minuti.

Le ripercussioni diplomatiche sono state notevoli: in seguito, il presidente degli Stati Uniti ha definito erroneamente Keller-Sutter «la prima ministra della Svizzera» e l’ha accusata di non ascoltare. Il Governo svizzero sostiene che i negoziati sono in corso e nega un congelamento dei rapporti diplomatici, ma l’episodio mette in luce la delicatezza delle relazioni internazionali in un’epoca in cui la politica personale può incidere in modo significativo sulla politica economica.

Impatto economico e relazioni commerciali

Le conseguenze economiche dei dazi del 39% sono di vasta portata per l’economia svizzera, orientata all’esportazione. Attualmente, gli Stati Uniti assorbono circa il 20% delle esportazioni svizzere e rappresentano quindi un mercato cruciale per le aziende elvetiche. L’importanza di questo rapporto è sottolineata anche dal fatto che le imprese svizzere impiegano oltre 600’000 persone negli Stati Uniti.

Il quadro commerciale mostra la forte dipendenza della Svizzera da tre mercati principali: Europa (55%), Stati Uniti (20%) e Asia (20%). Poiché il mercato asiatico dà segnali di contrazione e quello statunitense è ora confrontato con severe barriere doganali, la Svizzera è sottoposta a una pressione crescente affinché rafforzi i suoi rapporti commerciali con l’Europa.

Particolarmente preoccupante è l’impatto sul mercato dell’oro: l’introduzione di dazi sull’oro svizzero ha causato forti turbolenze, ma ha infine indotto gli Stati Uniti a riconsiderare in parte la loro politica.

La risposta svizzera e la strategia futura

Di fronte a questa sfida, esperti e politici sono divisi sulla strategia di risposta più adeguata. Il politologo Joseph de Weck sostiene che la Svizzera debba ridefinire la propria posizione nei confronti dell’UE e osserva che la tradizionale scelta dell’indipendenza potrebbe ormai trasformarsi in uno svantaggio economico.

Alcuni esponenti politici, come il parlamentare Laurent Wehrli, propongono una linea ferma anziché conciliante e sottolineano il notevole potere negoziale della Svizzera, importante investitore negli Stati Uniti e rappresentante degli interessi americani in Iran. Altri suggeriscono di seguire l’esempio di Paesi membri dell’UE come il Lussemburgo e l’Irlanda, che hanno mantenuto la crescita nonostante sfide simili.

La situazione ha aperto un dibattito più ampio sulla futura strategia commerciale della Svizzera. Si delineano tre opzioni principali: cercare un compromesso con gli Stati Uniti, rafforzare i legami con l’UE oppure sviluppare nuovi mercati per ridurre la dipendenza dai partner commerciali tradizionali. Come avverte de Weck, «Se cediamo, Trump pretenderà di più»: qualsiasi soluzione dovrà quindi conciliare tatto diplomatico e resilienza economica.