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Swiss Observer

Scandalo nel mercato svizzero del miele: adulterato l’85% dei prodotti testati

Un’inchiesta rivela che 17 delle 20 marche di miele vendute in Svizzera contengono adulteranti, sollevando preoccupazioni per la sicurezza alimentare e la tutela dei consumatori.

AI19 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
Scandalo nel mercato svizzero del miele: adulterato l’85% dei prodotti testati
AILe News

L’85% delle marche di miele sugli scaffali svizzeri è contraffatto. Una nuova inchiesta, che tocca da vicino le colazioni svizzere, ha rivelato che 17 dei 20 prodotti testati contengono adulteranti, mandando in frantumi la fiducia dei consumatori in quello che si riteneva un prodotto puro e naturale. Per un Paese orgoglioso della propria qualità e precisione, si tratta di un fallimento senza precedenti degli standard di sicurezza alimentare.

Gli svizzeri sono i campioni indiscussi del consumo di miele nel mondo: ne consumano in media 1,3 kg a testa all’anno. Questo appetito insaziabile ha però aperto un mercato redditizio ai truffatori. Il mercato è ormai invaso da «oro liquido» che non è altro che una sofisticata miscela di sciroppi di zucchero a basso costo, spacciata per miele di qualità prodotto dalle api. Mentre i consumatori pagano fior di franchi per quello che credono essere un dolcificante naturale, acquistano in gran parte imitazioni industriali. Non si tratta di una discrepanza di poco conto, ma di un inganno su vasta scala ai danni del pubblico svizzero.

Investigatori del DNA: la frode molecolare smascherata

Il gioco del gatto e del topo è finito. Per anni i truffatori hanno agito come atleti dopati, modificando le proprie formule per aggirare i test standard. La nuova inchiesta, condotta da SRF con l’impiego delle tecnologie avanzate del laboratorio Celvia in Estonia, ha però introdotto un’arma forense contro cui è difficile difendersi: il sequenziamento del DNA. Analizzando oltre 10 milioni di sequenze di DNA per campione, gli scienziati riescono oggi a vedere ciò che prima era invisibile.

Falsificare un profilo del DNA complesso non è semplice. Uno sciroppo di zucchero può imitare la consistenza e la dolcezza del miele, ma non può replicare l’intricata impronta biologica del miele autentico prodotto dalle api. I test hanno cercato in particolare la presenza, e l’assenza cruciale, di specifici tipi di DNA presenti nel miele autentico. Questo salto tecnologico ha portato alla luce la sofisticazione della frode: solo 3 prodotti del campione sono stati giudicati autentici. L’era in cui era facile spacciare sciroppo miscelato per miele al 100% si scontra ormai con la forza della scienza moderna.

La trappola delle importazioni: da dove arriva il miele contraffatto

La Svizzera è alle prese con un grave squilibrio tra offerta e domanda. Gli alveari sul territorio nazionale producono meno di un terzo del miele consumato entro i confini del Paese, costringendo la Svizzera a dipendere fortemente dalle importazioni. Questa dipendenza ha spalancato le porte ai prodotti adulterati. I dati indicano che la stragrande maggioranza dei vasetti sospetti proviene da partite d’importazione a basso prezzo, con Germania (28%), Argentina (28%) e Messico (18%) quali principali canali di approvvigionamento di miele estero.

Gli incentivi economici alla frode sono enormi. Produrre miele costa molto di più che produrre gli sciroppi di zucchero a basso costo usati per diluirlo. Tagliando il miele puro con dolcificanti industriali, i fornitori senza scrupoli possono aumentare notevolmente i propri margini di guadagno e, al contempo, fare concorrenza sleale agli apicoltori svizzeri. L’inchiesta indica che Cina, Turchia e Regno Unito registrano le percentuali più elevate di miele adulterato a livello globale, una tendenza che sta ormai arrivando chiaramente anche sulle rive svizzere.

La reazione dei rivenditori di fronte a prove schiaccianti

I rivenditori non intendono arrendersi senza combattere. Nonostante le prove schiaccianti emerse dall’analisi del DNA, i principali venditori hanno criticato la metodologia dei test, mettendo in dubbio la validità dei risultati. Questa posizione difensiva mette in luce la tensione tra la tutela dei margini di guadagno e la trasparenza nei confronti dei consumatori. Tuttavia, l’entità dei risultati, con un tasso di adulterazione dell’85%, rende rischioso negare il problema.

Per i consumatori svizzeri, è un campanello d’allarme. L’etichetta «Qualità svizzera» è minacciata se i rivenditori non sono in grado di garantire l’autenticità dei prodotti sugli scaffali. Con il miglioramento delle tecnologie di rilevamento delle frodi, il settore si trova davanti a una scelta decisiva: risanare la filiera oppure rischiare il crollo totale della fiducia dei consumatori. Finché i controlli rigorosi non terranno il passo con la scienza, il pubblico svizzero dovrà fare i conti con l’amara realtà: la sua golosità viene sfruttata.