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Swiss Observer

Il franco svizzero ai massimi da 14 anni sul dollaro

Il franco svizzero ha raggiunto il livello più alto nei confronti del dollaro statunitense da 14 anni, con il tasso di cambio sceso sotto quota 0,79 CHF, incidendo sui settori esportatori e sulla politica monetaria.

Il franco svizzero ai massimi da 14 anni sul dollaro
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0,7872. È questa la cifra che oggi scuote i mercati finanziari di tutto il mondo. Il franco svizzero ha affermato il proprio predominio con impressionante efficacia, spingendo il dollaro statunitense al livello più basso da ben 14 anni. Martedì a mezzogiorno, il biglietto verde è sceso fino a un minimo giornaliero di 0,7872 CHF, una soglia che non si vedeva dai sussulti finanziari del 2011. Non si tratta di una fluttuazione marginale: è un netto rifiuto del mercato nei confronti del dollaro, a favore della stabilità svizzera.

Le conseguenze sono immediate e importanti. Se da un lato i consumatori svizzeri possono rallegrarsi per le importazioni e i viaggi meno costosi, dall’altro i nostri settori esportatori devono affrontare una sfida senza precedenti, poiché i loro prodotti diventano molto più cari per gli acquirenti americani. La rapidità del calo segnala un profondo cambiamento del sentiment degli investitori. Il dollaro sta attraversando una crisi di fiducia e tocca nuovi minimi annuali sia nei confronti del franco sia dell’euro. Questo traguardo, che non si raggiungeva da 14 anni, è un chiaro campanello d’allarme: l’egemonia del dollaro affronta una delle prove più dure da oltre un decennio.

Il franco supera la resistenza dell’euro

Mentre il dollaro perde terreno, l’euro riesce a malapena a tenere testa al franco svizzero. La moneta unica è scesa fino a un minimo di 0,9307 CHF, pericolosamente vicina a sfondare la soglia psicologica di 0,93 CHF. Il franco si rafforza su tutti i fronti, confermando il proprio status di principale valuta rifugio al mondo nei periodi di incertezza.

È interessante notare che l’euro sta guadagnando terreno sul dollaro: è salito a 1,1832 e ha registrato otto giorni consecutivi di apprezzamento nei confronti della valuta statunitense. Ne risulta una dinamica triangolare complessa: l’euro batte il dollaro, ma il franco batte tutti. Il costante apprezzamento della valuta svizzera rispetto ai principali partner commerciali evidenzia l’enorme pressione sulla Banca nazionale svizzera. L’euro prova a salire nei confronti di un biglietto verde indebolito, raggiungendo il suo livello più basso dal 2021, ma non riesce a tenere il passo con la forte domanda di attivi svizzeri.

I tassi d’interesse ampliano il divario

Gli investitori più accorti si stanno muovendo, e il fattore scatenante è chiaro. Secondo Deka-Bank, il principale motore di questo cambiamento marcato è l’aumento del differenziale dei tassi d’interesse tra gli Stati Uniti e l’Eurozona. Gli investitori stanno ricalibrando i propri portafogli e si allontanano dal dollaro, poiché l’attrattiva dei rendimenti statunitensi diminuisce rispetto ai rischi.

Non è solo una questione economica, ma anche di volatilità politica. L’attuale vulnerabilità del biglietto verde ricorda gli spostamenti di capitali osservati all’inizio di quest’anno, dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sul «Liberation Day» in aprile. I capitali fuggono dall’incertezza. Mentre gli Stati Uniti fanno i conti con il proprio orientamento monetario, la solidità strutturale dell’economia svizzera continua ad attirare ingenti afflussi di capitali. Di fatto, il mercato vota con il portafoglio e il verdetto è una netta sfiducia nella stabilità a breve termine del dollaro rispetto alle valute europee.

I mercati temono una Fed politicizzata

La tensione cresce mentre gli operatori si preparano al prossimo sviluppo. Tutti gli occhi sono ora puntati sul rapporto sul mercato del lavoro statunitense, atteso giovedì. Un rapporto positivo, tuttavia, potrebbe non salvare il dollaro. Gli analisti di Commerzbank mettono in guardia da uno scenario delicato: se il mercato riterrà che la Federal Reserve ridurrà i tassi d’interesse anche in presenza di dati economici solidi, il dollaro potrebbe subire ulteriori pesanti contraccolpi.

Gli investitori temono una «Fed politicizzata», una banca centrale che cede alle pressioni invece di basarsi sui dati. «Il mercato inizierebbe allora a scontare una Fed politicizzata, che ridurrà i tassi d’interesse indipendentemente dai dati», osserva Commerzbank. Nel frattempo, i banchieri centrali si riuniscono a Sintra, in Portogallo, dove è atteso con grande interesse il discorso del presidente della Fed, Jerome Powell. Il mondo osserva per capire se la Fed manterrà la propria indipendenza o se l’influenza politica detterà la politica monetaria. In attesa di maggiore chiarezza, il franco svizzero resta la fortezza per eccellenza dei capitali internazionali.