Unione europea
I piani UE sugli appalti potrebbero escludere gli innovatori svizzeri da nuovi finanziamenti
Le nuove regole UE proposte per gli appalti pubblici incentrati sull’innovazione potrebbero escludere le aziende svizzere dalle gare per ottenere fondi pubblici, creando un nuovo rischio per i settori svizzeri della ricerca e della tecnologia.

Le aziende svizzere potrebbero perdere l’accesso a una nuova fonte di fondi pubblici europei proprio mentre Bruxelles cerca di accelerare gli investimenti nelle tecnologie emergenti. La Commissione europea sta preparando riforme per gli appalti incentrati sull’innovazione, che riguardano prodotti sperimentali che le autorità pubbliche intendono acquistare prima che siano disponibili sul mercato.
La proposta è importante per la Svizzera, perché l’economia della ricerca del Paese è strettamente collegata alle università, ai laboratori e ai partner industriali europei. Le regole in preparazione impedirebbero tuttavia, in generale, alle aziende svizzere di candidarsi per ottenere i fondi. La preferenza proposta destinerebbe circa il 50% del finanziamento all’UE o a Paesi con accordi pertinenti, come i membri dello Spazio economico europeo e diversi Stati balcanici. Attualmente la Svizzera non dispone di un accordo che garantisca lo stesso accesso.
I progetti interessati potrebbero includere robot destinati agli ospedali o software di intelligenza artificiale che aiuta i servizi comunali a gestire la raccolta dei rifiuti. Sono proprio questi i primi contratti che possono offrire a una giovane azienda tecnologica un cliente di riferimento, entrate e una via d’accesso a mercati più ampi.
La Commissione afferma di voler semplificare gli appalti e rafforzare la capacità dell’Europa di sviluppare tecnologie chiave. Per le start-up, i laboratori e le aziende d’ingegneria affermate in Svizzera, poter partecipare o meno potrebbe determinare se saranno in grado di competere nel momento in cui il sostegno pubblico conta di più.
L’UE vuole trasformare gli appalti pubblici in banchi di prova
Attualmente, solo 0,60 euro ogni 100 spesi negli appalti pubblici europei sono destinati a progetti innovativi. La Commissione europea vuole aumentare questa quota rendendo più facile per le autorità pubbliche commissionare tecnologie ancora sperimentali o non ancora presenti sul mercato.
In genere, gli appalti tradizionali chiedono alle autorità di acquistare prodotti o servizi già affermati. Gli appalti per l’innovazione intervengono invece in una fase precedente del ciclo di sviluppo. Una città, una rete ospedaliera o un’azienda di servizi pubblici descrive un problema e poi collabora con le imprese per sviluppare e testare una soluzione. Questo tipo di collaborazione può ridurre i rischi per l’acquirente e offrire a un’azienda tecnologica il suo primo cliente importante.
Il confronto presentato dalla Commissione sottolinea la portata della sfida. Secondo i dati citati, in Europa si spendono 0,60 euro ogni 100 euro per l’innovazione, mentre per gli Stati Uniti viene indicata una spesa di 50 centesimi ogni 7 dollari. Le cifre sono espresse in formati diversi e non vanno quindi considerate come una classifica direttamente comparabile. Mostrano tuttavia la tesi della Commissione, secondo cui gli acquirenti pubblici europei hanno margine per investire di più nelle nuove tecnologie.
La commissaria di Bruxelles Ekaterina Zareva ha sostenuto che spesso le tecnologie chiave sono troppo costose perché un singolo Stato membro possa svilupparle da solo. Gli appalti transfrontalieri potrebbero ripartire i costi e creare mercati più ampi. Escludere le aziende svizzere ridurrebbe la platea proprio mentre l’UE cerca di ampliarla.
Bilaterali III come possibile porta d’accesso
La restrizione proposta segue una consueta preferenza europea: i fondi pubblici andrebbero a fornitori situati nell’UE o ad essa collegati da accordi specifici. L’impostazione prevista lascerebbe la Svizzera fuori dal gruppo privilegiato, nonostante gli stretti legami economici e scientifici con il blocco.
L’elenco comprenderebbe i Paesi del SEE e i Paesi balcanici con accordi pertinenti. La Svizzera partecipa a una parte della ricerca europea grazie ad accordi distinti, ma la proposta della Commissione sugli appalti non considererebbe automaticamente tale cooperazione sufficiente per essere ammessi.
Questa distinzione comporta un rischio concreto. Un’azienda svizzera potrebbe collaborare con un’università francese, sviluppare un prodotto con ingegneri tedeschi e fare affidamento su infrastrutture di ricerca europee, ma non poter comunque presentare un’offerta per un progetto pilota finanziato con fondi pubblici. La regola inciderebbe sull’ammissibilità prima ancora che i funzionari valutino la tecnologia, il prezzo o la capacità dell’azienda di realizzare il progetto.
Fonti di Bruxelles hanno dichiarato a Swissinfo che la posizione potrebbe cambiare dopo la ratifica da parte della Svizzera degli accordi Bilaterali III. Questi accordi mirano a chiarire le relazioni a lungo termine del Paese con l’UE, ma il percorso politico resta difficile. Un requisito proposto di maggioranza dei Cantoni potrebbe innalzare la soglia di approvazione in un futuro referendum.
Finché la relazione giuridica non sarà definita, le aziende svizzere dovranno cercare di essere incluse nelle regole sugli appalti attraverso la diplomazia e i negoziati con le istituzioni europee.
L’industria svizzera chiede a Bruxelles di mantenere le porte aperte
Le associazioni industriali svizzere affermano che l’esclusione indebolirebbe entrambe le parti. Stefan Brubacher, direttore di Swissmem, l’associazione che rappresenta le industrie svizzere dell’ingegneria meccanica, elettrica e metallurgica, ha definito la proposta dannosa per le aziende svizzere e per la capacità d’innovazione europea.
«Questo danneggia naturalmente la Svizzera, ma soprattutto danneggia l’UE», ha dichiarato Brubacher. Ha indicato le aziende e le università svizzere come partner importanti per le infrastrutture di ricerca europee, sostenendo che le loro competenze dovrebbero restare a disposizione quando le autorità pubbliche sviluppano nuove tecnologie.
I produttori e le aziende d’ingegneria svizzeri operano spesso oltre frontiera, con attività di ricerca, componenti e clienti distribuiti in diversi Paesi. Una regola sugli appalti basata principalmente sullo statuto giuridico potrebbe complicare queste collaborazioni. Le aziende potrebbero dover riorganizzare le offerte attorno a una filiale europea ammissibile, trovare un partner che soddisfi i requisiti oppure rinunciare del tutto a un progetto. Ogni opzione potrebbe comportare costi e ritardi aggiuntivi per tecnologie che le autorità pubbliche intendono testare rapidamente.
La proposta avrebbe conseguenze anche per le università svizzere e gli istituti di ricerca applicata. I progetti pilota finanziati con fondi pubblici possono fornire dati, convalida tecnica e una via che porta dal laboratorio alla produzione commerciale. Perdere queste opportunità renderebbe più difficile per i ricercatori svizzeri trasformare sistemi promettenti in prodotti utilizzati in tutta Europa.
Il messaggio di Brubacher riflette il compito immediato della comunità economica: convincere l’UE a riconoscere il contributo della Svizzera prima che il quadro degli appalti venga definito.
La Svizzera deve negoziare prima che le regole diventino definitive
La Svizzera ha ora una finestra temporale limitata per tutelare il proprio ruolo nell’economia europea dell’innovazione. La Commissione europea intende utilizzare le regole sugli appalti per creare domanda di tecnologie che i governi e le aziende pubbliche non hanno finora potuto acquistare su larga scala. Le aziende svizzere vogliono accedere a questo mercato prima che le condizioni siano fissate.
È probabile che la risposta immediata coinvolga funzionari svizzeri, associazioni di categoria e istituti di ricerca, che premeranno per ottenere un accordo sull’ammissibilità. Dovranno dimostrare che la partecipazione svizzera rafforza le catene di approvvigionamento europee, la capacità di ricerca e la diffusione delle nuove tecnologie. La Commissione, dal canto suo, cerca regole che destinino una quota significativa dei fondi pubblici allo sviluppo e alla produzione in Europa.
La disputa aggiunge inoltre una dimensione economica al dibattito svizzero sui Bilaterali III. Secondo fonti di Bruxelles, la ratifica potrebbe offrire una via d’accesso al nuovo sistema di appalti. Senza di essa, le aziende svizzere potrebbero restare dipendenti da collaborazioni caso per caso o da contratti al di fuori della quota di finanziamento riservata.
Non è stata segnalata alcuna esclusione definitiva e la proposta della Commissione potrebbe cambiare durante l’iter legislativo. Le autorità svizzere hanno quindi la possibilità di negoziare prima che le regole entrino in vigore. Per le aziende che sviluppano robotica medica, intelligenza artificiale e altre tecnologie chiave, l’esito determinerà l’accesso a clienti, siti di prova e capitali in tutta Europa.