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Swiss Observer

Dilemmi digitali: mentre la Svizzera diventa un «obiettivo privilegiato» per la criminalità informatica, una petizione si oppone a Starlink di Musk

La vulnerabilità digitale della Svizzera è sotto i riflettori: un nuovo rapporto la definisce un «obiettivo privilegiato per i criminali informatici». Nel contempo, una petizione promossa dal basso contesta l’espansione della rete satellitare Starlink di Elon Musk sulle Alpi, dando il via a un dibattito sulla sicurezza nazionale e sulla dipendenza da infrastrutture tecnologiche straniere.

Dilemmi digitali: mentre la Svizzera diventa un «obiettivo privilegiato» per la criminalità informatica, una petizione si oppone a Starlink di Musk
AIThe Local Switzerland

La Svizzera non è più il rifugio sicuro di un tempo: è diventata un «obiettivo privilegiato» per i criminali informatici di tutto il mondo. Da aprile 2025, in base alle nuove norme che impongono la notifica, sono stati segnalati al Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) ben 325 ciberattacchi critici. Questa escalation di aggressioni digitali impone alla Confederazione una dura presa di coscienza: la nostra neutralità non ci protegge nel cyberspazio. Il governo federale è il bersaglio principale di questi attacchi e rappresenta il 25 per cento di tutti gli incidenti segnalati. Seguono da vicino i settori dell’informatica e delle telecomunicazioni, con il 18 per cento, e i pilastri della nostra economia, banche e assicurazioni, con il 15,7 per cento. Non si tratta di semplici guasti tecnici, ma di attacchi coordinati alla stabilità del Paese. Gli episodi di pirateria informatica costituiscono il 20 per cento delle segnalazioni, mentre gli attacchi DDoS si attestano al 16 per cento: la pressione sulle infrastrutture digitali svizzere sta raggiungendo un punto critico. I dati dell’NCSC rivelano una campagna incessante volta a sfruttare le peculiarità svizzere, anche attraverso l’uso di «SMS blaster», che aggirano i filtri tradizionali per colpire direttamente i cittadini sui loro telefoni cellulari.

La ricchezza come arma: perché gli hacker prendono di mira il franco

La prosperità che caratterizza la Svizzera è diventata la sua maggiore vulnerabilità digitale. Nicolas Mayencourt, esperto e CEO di Dreamlab Technologies, avverte che il nostro ruolo di leader mondiale nel commercio di materie prime, nei prodotti farmaceutici e nella finanza ci rende un bottino irresistibile. Secondo la schietta valutazione dell’assicurazione AXA, i criminali informatici considerano i residenti e le aziende svizzere «in grado di pagare riscatti ingenti». Questa attrattiva finanziaria ha portato a una sofisticata diversificazione delle modalità di attacco. Sebbene i ransomware rappresentino il 9 per cento dei casi, il furto di credenziali di accesso (12%) e l’esfiltrazione di dati (10%) fanno pensare a una strategia più profonda e insidiosa, condotta a lungo termine da organizzazioni internazionali. Gli aggressori sfruttano persino la cultura svizzera, usando noti programmi di fidelizzazione dei commercianti come esca per campagne di phishing. Il messaggio è chiaro: il nostro elevato tenore di vita viene usato contro di noi. In quanto principale centro finanziario mondiale, la posta in gioco per la Svizzera non è soltanto economica, ma esistenziale. Se l’integrità dei nostri dati venisse compromessa, potrebbe crollare il fondamento della fiducia nella Svizzera, il nostro prodotto d’esportazione più prezioso.

Il braccio di ferro su Starlink: sovranità contro connettività

Mentre gli hacker assediano le porte digitali, nel Canton Vallese si accende una nuova battaglia per i cieli svizzeri. Quasi 15’000 cittadini hanno firmato una petizione di protesta per fermare la costruzione di una grande stazione terrestre Starlink di SpaceX a Leuk. Il progetto, che prevede 40 antenne ad alta potenza, ha acceso un acceso dibattito su chi controlli davvero le comunicazioni svizzere. I promotori, guidati da Campax e dall’associazione «Schutz vor Satellitenstrahlung Region Leuk», sostengono che affidare a Elon Musk le chiavi delle nostre infrastrutture sia un errore strategico. «Chi controlla le antenne, in definitiva, controlla le comunicazioni», afferma la petizione con agghiacciante chiarezza. È una battaglia per la sovranità dei dati. Starlink promette di colmare il divario di connettività nelle regioni alpine più remote grazie alla sua flotta di oltre 6’750 satelliti, ma i critici temono che stiamo scambiando l’indipendenza con la comodità. Il Comune di Leuk ha rilasciato il permesso di costruzione alla fine del 2025, ma il progetto è ora in bilico mentre il governo cantonale vallesano esamina un ricorso. Non è una semplice controversia locale sulla pianificazione del territorio, ma un referendum nazionale sull’autonomia tecnologica.

Rischi geopolitici: il fattore Musk sulle Alpi

L’ombra di Elon Musk si allunga sulle Alpi svizzere, portando con sé numerose preoccupazioni geopolitiche. I firmatari della petizione citano il controverso ruolo di Starlink nei conflitti internazionali, in particolare la limitazione dell’accesso alla rete durante le operazioni militari in Crimea, come prova del fatto che il sistema è tutt’altro che neutrale. Per un Paese fondato sulla neutralità, affidarsi a un’azienda privata statunitense per infrastrutture critiche è un rischio che molti non sono disposti a correre. Il timore è palpabile: in tempi di crisi, la Svizzera potrebbe trovarsi esposta a pressioni politiche da Washington o ai capricci di un singolo miliardario. Oltre alla politica di alto profilo, crescono le preoccupazioni locali. Il parco di antenne previsto si trova in posizione precaria vicino al Parco naturale Pfyn-Finges, suscitando allarme per le radiazioni e l’impatto ambientale. Sebbene le autorità di regolamentazione sostengano che il progetto rispetta le norme di sicurezza, gli oppositori affermano che i livelli di radiazione saranno di gran lunga superiori a quelli delle tradizionali antenne di telefonia mobile. Questo scontro tra tutela dell’ambiente ed espansione high-tech mette in luce il «dilemma digitale» della Confederazione moderna. Ci troviamo divisi tra la necessità di strumenti all’avanguardia e il desiderio di restare padroni del nostro destino.

Proteggere il futuro: un Paese a un bivio

La Svizzera si trova a un bivio cruciale, dove tecnologia e sovranità si scontrano. Le minacce congiunte della crescente criminalità informatica e della dipendenza da infrastrutture straniere richiedono una risposta nazionale coordinata. L’obbligo di notifica all’NCSC entro 24 ore è un primo passo fondamentale, ma rappresenta soltanto l’inizio di una strategia difensiva a lungo termine. Mentre affrontiamo la realtà di essere un «obiettivo privilegiato», il dibattito su Starlink lancia un campanello d’allarme per l’intero continente europeo. Possiamo permetterci di esternalizzare la nostra connettività oppure dobbiamo costruire un «cloud svizzero» sicuro quanto i nostri bunker di montagna? Le 14’550 firme raccolte in Vallese sono più di una protesta: chiedono una politica digitale che anteponga la sicurezza nazionale all’espansione delle imprese. I prossimi mesi saranno decisivi, mentre il governo vallesano valuta il ricorso contro SpaceX e l’NCSC continua a monitorare l’evoluzione degli «SMS blaster» e dei ransomware. Una cosa è certa: l’era dell’innocenza digitale è finita. Ora la Svizzera deve dimostrare di saper difendere la propria ricchezza e i propri valori in un mondo sempre più ostile e interconnesso.