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Swiss Observer

Cibersicurezza sotto assedio: la Svizzera segnala oltre 300 attacchi contro infrastrutture critiche

L’Ufficio federale della cibersicurezza rivela che nell’ultimo anno sono stati segnalati 325 attacchi contro infrastrutture critiche nazionali. Il dato mette in luce una minaccia crescente e persistente per settori vitali, tra cui l’amministrazione pubblica e l’informatica.

Cibersicurezza sotto assedio: la Svizzera segnala oltre 300 attacchi contro infrastrutture critiche
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera è alle prese con un assedio digitale incessante: nell’ultimo anno, 325 attacchi mirati hanno colpito le infrastrutture critiche del Paese. Non si tratta più di una minaccia teorica, ma di una realtà quotidiana, con una media di quasi un attacco grave al giorno. L’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) conferma che l’era in cui la neutralità svizzera fungeva da scudo digitale è ufficialmente finita. Pur restando un polo globale della finanza e dell’innovazione, il Paese è diventato anche un bersaglio privilegiato per attori sofisticati, che cercano di destabilizzare le fondamenta stesse della vita in Svizzera. L’elevato numero di incidenti, che raggiunge la cifra impressionante di 65’000 segnalazioni se si includono anche i privati, indica un livello di minaccia elevato che non accenna a diminuire. Questa impennata di attività ci costringe a fare i conti con una verità inquietante: i nostri sistemi vitali sono messi alla prova da avversari di una tenacia senza precedenti. La stabilità della Confederazione dipende ormai dalla capacità di respingere questi aggressori invisibili, che colpiscono al cuore le nostre reti energetiche, di trasporto e di comunicazione.

Amministrazione e tecnologia, in prima linea nella guerra digitale

Ben il 25% di tutti gli attacchi segnalati contro le infrastrutture critiche ha preso di mira il settore amministrativo, trasformando gli uffici pubblici nel principale campo di battaglia di questo conflitto. Non si tratta solo di furto di dati: è un attacco alla macchina dello Stato. Seguono da vicino i giganti dell’informatica e delle telecomunicazioni, insieme ai colossi svizzeri del settore bancario e assicurativo. Questi settori rappresentano il sistema nervoso dell’economia svizzera e sono sottoposti a una sorveglianza costante da parte di entità malintenzionate. La concentrazione degli attacchi sul settore pubblico evidenzia un tentativo strategico di minare la fiducia nelle istituzioni governative. Sebbene i privati abbiano generato la maggior parte delle 65’000 segnalazioni complessive, la professionalizzazione degli attacchi contro i «grandi» suggerisce uno spostamento verso il sabotaggio di obiettivi di alto valore. Il contrasto è netto: mentre i cittadini devono fare i conti con truffe moleste, lo Stato e le grandi aziende combattono una guerra di logoramento contro hacker che dispongono delle risorse necessarie per aggirare le difese tradizionali. Il messaggio è chiaro: chi detiene le chiavi dell’economia svizzera è nel mirino.

L’arsenale del caos, dagli attacchi informatici ai ransomware

Gli attacchi informatici sono l’arma preferita e rappresentano un attacco su cinque tra quelli segnalati contro le infrastrutture svizzere. A destare particolare preoccupazione negli esperti di sicurezza è però la varietà dell’arsenale digitale. Circa il 16% degli incidenti è classificato come attacco DDoS (Distributed Denial of Service), concepito per paralizzare i servizi e impedire l’accesso al pubblico. A questi si aggiunge, secondo quanto riferisce l’Ufficio federale della cibersicurezza, una miscela tossica di furti di credenziali, malware e la minaccia sempre incombente dei ransomware. Non sono atti casuali di vandalismo digitale, ma attacchi calcolati. I ransomware, in particolare, continuano a destare seria preoccupazione perché minacciano direttamente la continuità operativa degli ospedali, delle reti elettriche e dei sistemi di trasporto. L’evoluzione di questi metodi dimostra la spaventosa capacità di adattamento degli aggressori. Mentre la Svizzera rafforza i propri firewall, gli avversari passano alla diffusione di dati e al ricatto, sfruttando gli anelli più deboli della catena. Il numero elevato di segnalazioni, stabile ma significativo rispetto alle 63’000 dell’anno precedente, dimostra che la minaccia non solo cresce, ma si fa sempre più sofisticata.

Una nazione in stato di allerta, l’obbligo di segnalazione entro 24 ore

Con una legge storica entrata in vigore il 1° aprile 2025, la Svizzera ha tracciato una linea netta: gli operatori di infrastrutture critiche sono tenuti a segnalare gli attacchi informatici entro 24 ore. Questa misura incisiva, applicata dall’Ufficio federale della cibersicurezza sotto la direzione di Florian Schütz, segna il passaggio dalla cooperazione volontaria alla trasparenza obbligatoria. È finita l’era in cui si «nascondevano» le violazioni per proteggere la propria reputazione: la sicurezza collettiva della Confederazione ha ora la precedenza. Quest’obbligo permette al governo di reagire con la massima rapidità e di condividere informazioni tra i vari settori, così da evitare che una singola violazione si trasformi in una catastrofe nazionale. Guardando al futuro, la stabilità dei dati a un «livello elevato» suggerisce che la Svizzera è entrata in una fase permanente di vigilanza digitale. Le implicazioni sono profonde: ogni azienda di servizi pubblici, banca e agenzia governativa deve ora considerarsi prima di tutto un’organizzazione di sicurezza e solo in secondo luogo un fornitore di servizi. Come dimostra la seconda metà del 2025, la minaccia è persistente, sofisticata e implacabile. La sopravvivenza della Svizzera nell’era digitale dipende da questa nuova cultura di trasparenza radicale e rapidità di reazione.