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Swiss Observer

Uno studio svizzero sulle persone centenarie svela i segreti della longevità

Il primo studio nazionale sulle persone centenarie in Svizzera esamina i fattori che contribuiscono a una longevità eccezionale e mostra che la metà vive ancora in modo indipendente.

AI26 dicembre 2024Il nostro processo editoriale
Uno studio svizzero sulle persone centenarie svela i segreti della longevità
AISWI swissinfo.ch

In Svizzera ben 2’086 persone hanno superato la soglia dei cento anni, un’impennata demografica senza precedenti storici. Ma lo studio SWISS100, diretto dalla professoressa Daniela Jopp, rivela un dato che capovolge completamente il nostro modo di concepire l’assistenza agli anziani: quasi la metà di queste persone centenarie vive ancora in un’abitazione privata. Non si tratta di una popolazione rassegnata a dipendere dalle istituzioni, bensì di una fascia di persone che dimostra un’autonomia senza precedenti.

Se 80 anni fa raggiungere i cento anni era un’anomalia statistica, oggi è una realtà in rapida crescita, composta in larga maggioranza da donne, che rappresentano l’80% del gruppo. I dati stanno smantellando l’immagine dell’anziano fragile e costretto a letto: una parte significativa dei cittadini più anziani della Svizzera mantiene la propria abitazione. Questo cambiamento induce responsabili politici e urbanisti a ripensare le infrastrutture per una popolazione che invecchia e non vuole essere messa da parte. L’elevato numero di persone centenarie indipendenti segnala un’evoluzione fondamentale nel modo in cui la società svizzera deve considerare i suoi membri più anziani: non come un peso, ma come partecipanti attivi alle proprie comunità.

Il paradosso della felicità: stare bene nonostante il declino

In una notevole dimostrazione di forza psicologica, il 92% delle persone centenarie svizzere si dichiara soddisfatto della propria vita. Questo dato supera i risultati di studi internazionali analoghi e colloca la Svizzera tra i Paesi leader a livello mondiale per il benessere in età avanzata. Tale soddisfazione persiste nonostante una dura realtà fisica: in media, una persona centenaria deve fare i conti con sei limitazioni fisiche distinte e spesso affronta un declino cognitivo.

Come può la soddisfazione restare così alta mentre il corpo cede? La risposta è nella mente. Gli indicatori oggettivi di salute hanno perso importanza rispetto alle risorse psicologiche. Lo studio sottolinea che il senso di controllo, un ottimismo costante e la capacità di non soccombere alla solitudine sono i veri motori del benessere. È un trionfo dello spirito sulla biologia. Queste persone hanno una «volontà di vivere» che rende secondari i disturbi fisici. Questo paradosso dimostra che, in età molto avanzata, la qualità di vita non è definita dall’assenza di dolore, ma dalla presenza di uno scopo e da una visione positiva del futuro.

Il mito genetico: perché lo stile di vita è determinante

È ora di abbandonare la scusa secondo cui la longevità sarebbe solo una questione di fortuna genetica. Lo studio SWISS100 lancia un campanello d’allarme: la genetica determina appena il 25% della durata della vita. La parte preponderante, dal 70% all’80%, dipende dalle scelte di stile di vita. Il potere di vivere a lungo è quindi nelle nostre mani.

I risultati della professoressa Jopp sono un invito ad agire. Un’alimentazione sana, un costante allenamento mentale, l’attività fisica regolare e solide relazioni sociali non sono semplici parole d’ordine legate al benessere: sono pilastri imprescindibili per raggiungere i cento anni. I dati ci mettono di fronte alla realtà: il modo in cui viviamo oggi determina se domani potremo stare bene. Non possiamo riscrivere il nostro DNA, ma abbiamo pieno controllo delle abitudini quotidiane che definiscono davvero la durata della nostra vita. Il messaggio è chiaro: aspettare che un «gene della longevità» ci salvi è una strategia perdente. Vivere la vita in modo attivo è l’unica via comprovata per arrivare a cento anni.

Resilienza e passione: i motori della vitalità

Le persone centenarie svizzere non sono solo fortunate, sono temprate dalle difficoltà. Un terzo ha vissuto la devastante perdita di un figlio, eppure dimostra una resilienza eccezionale. La capacità di attraversare crisi profonde senza perdere la volontà di vivere è una caratteristica distintiva del profilo delle persone centenarie svizzere. È una combinazione efficace di predisposizione genetica all’ottimismo e capacità di resistenza acquisita.

Lo studio individua inoltre nella «passione» un elemento essenziale per la longevità. Che si tratti di un profondo interesse per la politica, dell’amore per l’arte o del sostegno attivo ai nipoti, questi interessi forniscono l’energia necessaria per andare avanti. La professoressa Jopp sottolinea quanto sia importante capire, già in giovane età, che cosa ci motiva per invecchiare bene. Queste passioni non sono semplici passatempi, ma un sostegno vitale. Con l’invecchiamento della popolazione svizzera, la lezione è chiara: per vivere a lungo bisogna avere un motivo per alzarsi dal letto. Dobbiamo coltivare fin da ora la nostra resilienza e le nostre passioni, perché saranno loro a sostenerci nei prossimi decenni.