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Swiss Observer

I cattolici svizzeri in crisi: il 27% pensa di lasciare la Chiesa

Un nuovo sondaggio rivela che oltre un quarto dei cattolici svizzeri sta pensando di lasciare la Chiesa, nonostante il giudizio positivo sul suo impegno sociale.

I cattolici svizzeri in crisi: il 27% pensa di lasciare la Chiesa
AISWI swissinfo.ch

Un impressionante 27% dei cattolici svizzeri sta seriamente considerando di voltare le spalle alla Chiesa, segnando un momento cruciale per l’istituzione. I nuovi dati del centro di ricerca Sotomo mostrano che la Chiesa sta perdendo fiducia a un ritmo allarmante. Non si tratta semplicemente di un calo della partecipazione alle funzioni: è un potenziale collasso demografico. La cifra rappresenta un significativo aumento del malcontento e indica che, per più di un credente su quattro, il legame con l’istituzione è logorato fino quasi a spezzarsi.

Mentre la Chiesa cattolica affronta questa crisi di fiducia senza precedenti, la Chiesa evangelica riformata non ne è immune, anche se se la cava un po’ meglio. Il sondaggio indica che anche il 21% dei membri riformati sta pensando di andarsene. Tuttavia, l’intensità del potenziale esodo nella comunità cattolica suggerisce un problema specifico e profondamente radicato, che le tendenze generali alla secolarizzazione non bastano a spiegare. I dati delineano un quadro netto: i banchi non si stanno semplicemente svuotando, i fedeli stanno pianificando attivamente di andarsene.

Fede e funzione: il paradosso sociale

Nonostante l’esodo incombente, l’attuale atteggiamento dei cattolici svizzeri è segnato da un paradosso evidente: i membri disapprovano l’istituzione, ma ne apprezzano l’operato. Il sondaggio Sotomo rileva che un significativo 71% dei cattolici ha un’opinione positiva dell’impegno sociale della Chiesa. Questa enorme discrepanza evidenzia una distinzione importante: i cattolici svizzeri credono ancora nella missione caritativa e nel sostegno alla comunità, pur rifiutando la gerarchia che la governa.

Questo dato offre una tenue ancora di salvezza alla dirigenza ecclesiastica. I fedeli non stanno necessariamente rifiutando i principi del cristianesimo o il valore dell’aiuto sociale, ma la realtà strutturale e amministrativa della Chiesa di oggi. Mentre l’istituzione crolla sotto il peso degli scandali e della modernizzazione, il suo ruolo di rete di sicurezza sociale rimane l’unico pilastro di forza. Tuttavia, la benevolenza verso il lavoro sociale potrebbe non bastare a frenare l’ondata di abbandoni, se i problemi strutturali alla radice non saranno affrontati subito.

Le ombre degli abusi: la causa del crollo

L’ombra delle atrocità del passato pesa fortemente su questi dati in caduta libera. L’aumento dei potenziali abbandoni non può essere separato dalla scoperta di oltre 1’000 casi di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera dal 1950. Questo studio approfondito ha infranto l’illusione di un’autorità morale, lasciando un’eredità di tradimento che continua ad allontanare i fedeli. La Chiesa non è più considerata soltanto distante dalla realtà: per molti è vista come complice.

La correlazione è innegabile. Man mano che i dettagli degli scandali di abusi sono entrati nella coscienza pubblica, si è erosa la disponibilità delle cittadine e dei cittadini svizzeri a identificarsi con la Chiesa. Il dato del 27% è un’accusa diretta a un sistema che non è riuscito a proteggere le persone più vulnerabili. Non è una crisi di fede in Dio, ma una crisi di fiducia negli uomini che affermano di rappresentarlo. La Chiesa deve fare i conti con una resa dei conti in cui le scuse non bastano più a riconquistare la fiducia.

Contenere i danni: la gerarchia si affretta ad ascoltare

La dirigenza ecclesiastica è in stato di emergenza e cerca di arginare le perdite prima che diventino fatali. Le prime scosse si sono avvertite già a dicembre 2024, quando i dati preliminari indicavano che il 18% stava pensando di lasciare la Chiesa, una percentuale che da allora è aumentata notevolmente. Nel tentativo disperato di riavvicinarsi a un gregge disilluso, il vescovo di Coira Joseph Maria Bonnemain ha compiuto il passo senza precedenti di rispondere personalmente al telefono.

Durante una «giornata telefonica», Bonnemain e altri rappresentanti di alto rango hanno risposto direttamente alle chiamate dei membri della Chiesa, cercando di colmare il divario sempre più ampio tra il pulpito e i fedeli. Questa strategia di contatto diretto segnala che, all’interno della gerarchia, si è capito che le vecchie mura del silenzio devono cadere. Tuttavia, con la quota di membri insoddisfatti passata dal 18% al 27% in pochi mesi, gli sforzi di contatto individuale potrebbero essere troppo limitati e tardivi. La Chiesa cattolica svizzera è in corsa contro il tempo per dimostrare di saper ascoltare, cambiare e sopravvivere.