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Swiss Observer

I dirigenti aziendali svizzeri prendono le distanze dal mercato statunitense

Un sondaggio rivela che i dirigenti svizzeri si stanno orientando sempre più lontano dai mercati statunitensi, verso il Sud-est asiatico e l’UE. Quasi due terzi affermano che i rapporti con gli Stati Uniti sono peggiorati.

I dirigenti aziendali svizzeri prendono le distanze dal mercato statunitense
AISWI swissinfo.ch

La fiducia negli Stati Uniti è crollata tra i dirigenti aziendali svizzeri, segnando una svolta epocale nelle relazioni transatlantiche. Secondo l’ultima Swiss Managers Survey, ben due terzi dei dirigenti affermano che la loro percezione degli Stati Uniti è peggiorata notevolmente nell’ultimo anno. Non si tratta di una fluttuazione passeggera, ma di una crisi di fiducia provocata dall’aggressivo protezionismo di Washington.

Il sondaggio, condotto da ZHAW, SUPSI e HE-Arc, delinea un quadro cupo dell’attuale clima. Le aziende svizzere, da tempo abituate a rapporti stabili con i mercati americani, si trovano ora confrontate con una realtà caratterizzata da dazi imprevedibili e politiche isolazioniste. I dati sono inequivocabili: il tradizionale ponte transatlantico sta crollando sotto il peso delle barriere commerciali. I dirigenti non aspettano più che cambi il vento politico, ma stanno rivalutando attivamente la propria presenza sui mercati globali. Questa drammatica perdita di fiducia segnala che, per l’industria svizzera, l’era dell’allineamento automatico con gli interessi economici statunitensi è di fatto finita.

Asia ed Europa guadagnano terreno

Mentre Washington si ripiega su sé stessa, l’Oriente esercita un’attrattiva senza precedenti. In netto contrasto con il deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti, oggi il 38% dei dirigenti svizzeri valuta positivamente il Sud-est asiatico, mentre meno del 10% esprime un giudizio negativo. Anche l’Unione europea segue questa tendenza, con il 38% di valutazioni positive, contro appena il 18% di giudizi negativi. Si tratta di una chiara scelta strategica: capitali e attenzione svizzeri si dirigono verso regioni in cui stabilità e apertura restano valori centrali.

I numeri rivelano un’importante riallocazione delle priorità. Mentre gli Stati Uniti erigono barriere, l’UE e il Sud-est asiatico emergono come i porti sicuri preferiti dalle aziende esportatrici svizzere. Non si tratta soltanto di trovare nuovi clienti, ma di una riorganizzazione fondamentale delle catene di approvvigionamento e delle partnership. L’attrattiva dei mercati asiatici, unita a un rinnovato impegno nei confronti dei Paesi europei vicini, suggerisce che le imprese svizzere stiano diversificando rapidamente i propri portafogli per proteggersi dalla volatilità americana. Il messaggio è chiaro: se gli Stati Uniti chiudono le porte, la Svizzera passerà semplicemente da quelle di altri.

Sovranità tecnologica e costi economici

Il prezzo del protezionismo americano si paga già in franchi svizzeri. Il 70% dei dirigenti interpellati ritiene che le attuali politiche statunitensi abbiano un impatto negativo sull’economia nazionale. Non si tratta di timori teorici, ma di danni economici concreti, avvertiti sul terreno. La reazione, tuttavia, va oltre la semplice protesta e ha dato impulso alla ricerca di indipendenza tecnologica.

In una decisa svolta verso la sovranità digitale, un quarto delle aziende svizzere sta valutando attivamente come ridurre la propria dipendenza da software e servizi cloud statunitensi. Ancora più significativo è il fatto che il 5% abbia già attuato questa separazione. Questo «disaccoppiamento tecnologico» rappresenta un profondo cambiamento strutturale. Le imprese svizzere si stanno rendendo conto dei rischi legati alla dipendenza da un partner che usa la politica commerciale come arma. Diversificando la propria infrastruttura digitale, queste aziende rendono le loro attività più resilienti rispetto alla portata extraterritoriale e alle interruzioni dei servizi. La tendenza è inequivocabile: l’economia svizzera sta rafforzando le proprie difese, non costruendo muri, ma recidendo i legami digitali con una superpotenza imprevedibile.

La strategia prima delle ritorsioni

Nonostante le crescenti tensioni, i dirigenti svizzeri scelgono il pragmatismo invece dello scontro. Il sondaggio rivela che più della metà dei dirigenti si oppone esplicitamente a dazi di ritorsione. Il rifiuto di partecipare a una guerra commerciale fatta di ritorsioni reciproche dimostra la maturità del mondo economico svizzero. I dirigenti comprendono che, in un’economia globalizzata, il protezionismo innesca una corsa al ribasso che una nazione orientata all’esportazione non può vincere.

Invece di rispondere al fuoco con il fuoco, la Svizzera punta sull’agilità. Il rifiuto dei dazi di ritorsione suggerisce una strategia incentrata sull’adattamento e sulla diversificazione, anziché sul confronto. I dirigenti svizzeri affrontano questo campo minato geopolitico con la consueta prudenza e lungimiranza. Rifiutando di farsi trascinare in una spirale protezionistica, preservano la reputazione della Svizzera quale polo commerciale aperto e neutrale. La strada da seguire è chiara: mantenere la calma sul piano diplomatico e, al tempo stesso, perseguire con determinazione le opportunità nei mercati realmente interessati a fare affari. Gli Stati Uniti possono chiudersi, ma la Svizzera resta aperta al mondo.