Economia
Esportazioni svizzere di armi in crescita del 43% nel 2025, quasi 950 milioni di CHF
Nel 2025 le imprese svizzere hanno esportato materiale bellico per un valore di 948,2 milioni di CHF, il 43% in più rispetto all’anno precedente, secondo un rapporto della Segreteria di Stato dell’economia (SECO). La Germania è stata il principale importatore di munizioni, veicoli blindati e armi di fabbricazione svizzera.

Le esportazioni svizzere di materiale bellico hanno battuto ogni record recente, crescendo in modo impressionante del 43% nel 2025. Secondo gli ultimi dati della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), il valore totale del materiale militare uscito dai confini svizzeri ha raggiunto 948,2 milioni di CHF (1,2 miliardi di dollari). Non si tratta di un aumento marginale, ma di una forte ripresa che segnala una rinnovata domanda di ingegneria di precisione svizzera nel settore della difesa.
Dopo periodi di stagnazione e incertezze geopolitiche, il settore ha lanciato un forte segnale economico. L’entità dell’aumento suggerisce che, nonostante la complessa rete di leggi sulla neutralità che spesso coinvolge Berna, gli acquirenti internazionali privilegiano la qualità rispetto alla politica. L’impennata, che porta le esportazioni a sfiorare il miliardo di franchi, sottolinea il ruolo cruciale che il settore della difesa continua a svolgere nell’industria svizzera e dimostra che, anche in un mondo polarizzato, la produzione svizzera resta un attore di primo piano a livello globale.
Questo forte aumento arriva in un momento decisivo. Mentre l’instabilità globale fa crescere le spese per la difesa, la Svizzera si assicura una quota significativa del mercato e riafferma il proprio ruolo di esportatore di punta di soluzioni militari ad alta tecnologia.
Berlino compra in grande: la Germania guida le importazioni
La Germania ha consolidato il proprio primato indiscusso tra i clienti svizzeri del settore della difesa, acquistando materiale bellico per la cifra considerevole di 386,4 milioni di CHF. Questo importo supera di gran lunga quello degli altri Paesi e mette in luce i crescenti legami industriali nel settore della difesa tra Berna e Berlino. Mentre la maggiore economia europea potenzia le proprie capacità militari, si rivolge a sud, alla Svizzera, per procurarsi materiale di cui si fida.
La Germania è in testa, ma l’elenco dei clienti è ampio e variegato, con 64 Paesi. Gli Stati Uniti occupano il secondo posto, con acquisti per 94,2 milioni di CHF, seguiti dall’Ungheria (63,4 milioni di CHF) e dall’Italia (62,2 milioni di CHF). Anche il Lussemburgo figura tra i primi cinque, con importazioni di merci per un valore di 47,4 milioni di CHF.
I dati evidenziano una tendenza chiara: i Paesi occidentali vicini e gli alleati della NATO sono i principali motori di questo boom delle esportazioni. La concentrazione delle vendite in Europa e negli Stati Uniti suggerisce che, pur mantenendo la neutralità politica, la produzione industriale svizzera è saldamente integrata nell’architettura di difesa occidentale.
L’arsenale: dominano munizioni e veicoli blindati
Non ci sono solo orologi e cioccolato: il mondo vuole la potenza di fuoco svizzera. L’analisi delle esportazioni mostra che poco meno della metà, il 43,2%, delle forniture era costituita da munizioni. Questa forte domanda di munizioni riflette la natura consumabile dei conflitti moderni e la grande fiducia riposta nella balistica svizzera.
Anche i veicoli blindati hanno svolto un ruolo fondamentale, rappresentando quasi un quarto (23,6%) del valore totale delle esportazioni. Queste macchine robuste, note per la loro resistenza e protezione, restano un prodotto di punta del catalogo delle esportazioni svizzere. Oltre ai mezzi pesanti, l’industria svizzera ha fornito un’ampia gamma di tecnologie di supporto: le armi di tutti i calibri rappresentavano il 10,3%, mentre i componenti per aerei da combattimento (6,3%) e i sistemi di controllo del tiro (5,8%) completavano le principali categorie.
Questa composizione dei prodotti dimostra la versatilità del settore svizzero della difesa. Dai proiettili nella camera di scoppio ai sistemi di puntamento nei cieli, la tecnologia svizzera è presente in tutti gli ambiti delle operazioni militari.
Cambio di rotta: regole più flessibili per salvare un settore
Questo boom delle esportazioni non nasce dal nulla: segue un periodo di forte preoccupazione per il futuro dell’industria bellica svizzera. Di fronte al rischio di essere «emarginata dall’Europa» a causa delle restrizioni alla riesportazione, il clima politico a Berna è cambiato. All’inizio del 2026 la Svizzera ha deciso di allentare le regole sulle esportazioni di armi, autorizzando a determinate condizioni le vendite a Paesi coinvolti in conflitti. Una decisione pensata esplicitamente per evitare che il settore nazionale della difesa perda rilevanza.
Il Governo sostiene che questi cambiamenti siano compatibili con la neutralità, ma le implicazioni sono chiare: la realtà economica sta imponendo una reinterpretazione dei dogmi tradizionali. Il settore aveva avvertito che, senza accesso ai mercati e alle catene di approvvigionamento europei, avrebbe rischiato il collasso.
Questo aumento del 43% conferma subito la validità di tale strategia. Allineando maggiormente le proprie politiche di esportazione alle esigenze dei Paesi europei vicini, la Svizzera è riuscita a proteggere la propria base industriale. Questo successo comporta tuttavia una nuova sfida: conciliare il redditizio commercio di materiale bellico con l’identità morale e politica di uno Stato neutrale.