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Swiss Observer

Forni solari trasformano gli scarti dell’industria orologiera svizzera

Inaugurazione di innovativi forni solari nel centro svizzero dell’orologeria per riciclare gli scarti d’acciaio, un passo importante verso una produzione di lusso sostenibile.

Forni solari trasformano gli scarti dell’industria orologiera svizzera
AIThe Local Switzerland

La Chaux-de-Fonds non batte più soltanto al ritmo degli orologi meccanici: ora pulsa anche del calore intenso dell’innovazione solare. In una mossa che supera i limiti tradizionali della produzione, Panatere ha inaugurato due forni solari all’avanguardia proprio nel cuore della culla svizzera dell’orologeria. Non si tratta di un semplice esperimento, ma di una presa di posizione netta contro gli sprechi industriali. Sfruttando la forza del sole, i forni fondono gli scarti d’acciaio dei produttori orologieri locali, trasformando quello che era rottame in lingotti di qualità pronti per essere reimmessi nel ciclo produttivo.

L’importanza di questa inaugurazione è notevole. Le montagne del Giura, storica roccaforte dell’ingegneria di precisione svizzera, diventano il terreno di prova di un ciclo industriale sostenibile. Raphael Broye, visionario CEO di Panatere, persegue questo obiettivo da un decennio. «Sognavo questo momento da 10 anni», ha dichiarato Broye, segnando la fine della fase concettuale e l’inizio di una realtà concreta e incandescente. L’iniziativa affronta di petto l’impronta di carbonio del settore del lusso e dimostra che la produzione svizzera di alta gamma può emanciparsi dall’energia inquinante senza sacrificare la qualità.

Ingegneria del calore estremo

I numeri alla base di questa tecnologia sono impressionanti. Per fondere il metallo occorrono temperature che sfiorano i 2’000 gradi Celsius, generate interamente senza combustibili fossili. Questo risultato ingegneristico è frutto del lavoro instancabile di 148 scienziati e professionisti, che hanno collaborato alla costruzione del prototipo. Il sistema si affida a un eliostato di ben 140 metri quadrati, un campo di specchi mobili che segue il sole con precisione millimetrica e convoglia la sua energia su un concentratore parabolico del diametro di 10 metri.

Operare nel clima svizzero rappresenta tuttavia una sfida considerevole. Le apparecchiature devono resistere a forti oscillazioni di temperatura, dai gelidi -20 °C in inverno ai 30 °C estivi. Inoltre, il sistema deve mantenere la propria calibrazione nonostante i forti venti del Giura e persino gli strati di polvere sahariana che occasionalmente oscurano i cieli svizzeri. È una tecnologia robusta, progettata per resistere alle condizioni più difficili e non solo funzionare, ma dominare gli elementi. L’inaugurazione di venerdì dimostra che l’energia solare termica non è più un concetto teorico: è un processo industriale concreto, pronto a fondere i metalli più duri del pianeta.

L’economia della scarsità

La sostenibilità è il tema in primo piano, ma a guidare il progetto sono le ragioni economiche. Mentre i mercati globali fanno i conti con l’impennata dei costi delle materie prime, l’industria orologiera svizzera siede su una miniera d’oro di rottami metallici. Broye descrive gli scarti di produzione accumulati come «un tesoro nascosto sul retro delle fabbriche». In un periodo in cui i prezzi del rame e dell’acciaio di alta qualità schizzano alle stelle, la possibilità di riciclare localmente rappresenta una svolta.

«Oggi esiste un vero modello economico da sviluppare», ha affermato Broye parlando con i giornalisti e maneggiando trucioli di rame pregiato. I conti tornano. Anche con i notoriamente elevati salari svizzeri, la scarsità dei metalli e il costo energetico nullo della fusione solare creano una nicchia redditizia. Questo modello restituisce prestigio alle filiere corte, eliminando la necessità di spedire i rifiuti oltre confine per poi ricomprarli sotto forma di materia prima. I produttori si rendono conto che i loro «rifiuti» sono in realtà una risorsa fondamentale, e Panatere offre la chiave per valorizzarla proprio qui, nella regione di frontiera.

2028: il passaggio alla scala industriale

Il prototipo è solo la scintilla iniziale, ma la vera espansione deve ancora arrivare. Panatere si è posta l’ambizioso obiettivo di ampliare notevolmente le proprie attività entro il 2028. L’azienda prevede una capacità produttiva di 1’000 tonnellate di acciaio riciclato all’anno, un volume che cambierebbe radicalmente la filiera dei produttori orologieri e dei fabbricanti di strumenti medici della regione. Sono già in corso i preparativi per realizzare uno stabilimento permanente; si stanno valutando possibili siti nell’area attuale oppure nelle soleggiate montagne del Vallese, nella Svizzera sud-occidentale.

Secondo Broye, l’inaugurazione di venerdì è «solo un passo», ma un passo decisivo. Segna il passaggio dalla sperimentazione all’affermazione su scala industriale. Entro il 2028, i concentratori solari potrebbero diventare una presenza comune nel paesaggio industriale svizzero, come un tempo lo erano i camini delle fabbriche. Per la Svizzera, paese orgoglioso della propria capacità d’innovazione e del proprio impegno ambientale, questo progetto rappresenta il futuro della produzione di lusso: autosufficiente, redditizia e alimentata dall’energia inesauribile del sole.