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Swiss Observer

La BNS emerge come importante investitore nella Silicon Valley, con un portafoglio azionario statunitense da 167 miliardi di dollari

La Banca nazionale svizzera emerge come uno dei maggiori investitori tecnologici al mondo, con partecipazioni importanti in grandi aziende statunitensi per un valore pari a quasi un quinto del PIL nazionale.

AI16 settembre 2025Il nostro processo editoriale
La BNS emerge come importante investitore nella Silicon Valley, con un portafoglio azionario statunitense da 167 miliardi di dollari
AISWI swissinfo.ch

La Banca nazionale svizzera (BNS) si è trasformata silenziosamente in un colosso finanziario globale, accumulando un enorme portafoglio azionario statunitense del valore di 167 miliardi di dollari. Non è semplicemente una banca centrale prudente che gestisce le riserve: è una forza in grado di muovere i mercati, con un portafoglio azionario che equivale ormai a quasi un quinto dell’intera produzione economica annua della Svizzera. Mentre il mondo osserva i fondi sovrani del Qatar e di Singapore, la BNS è entrata nella stessa categoria, detenendo oltre 2.300 posizioni sul solo mercato statunitense.

Questo accumulo senza precedenti di attivi segna una netta rottura rispetto alla tradizionale attività delle banche centrali. A differenza di altri istituti, la BNS non è di proprietà del governo nazionale, ma dispone di una potenza finanziaria paragonabile a quella dei maggiori veicoli d’investimento statali al mondo. Con un bilancio di 855 miliardi di dollari, la banca si è di fatto trasformata in una gigantesca macchina d’investimento, operativa su una scala e con un’aggressività che contrastano con la sua discreta reputazione svizzera. La rivelazione di queste partecipazioni conferma che la BNS è un vero «pesce grosso» della finanza globale, capace di influenzare i mercati semplicemente grazie al peso del suo portafoglio.

La potenza della Silicon Valley: investire nel futuro

La BNS punta tutto sulle grandi aziende tecnologiche. Ben 42 miliardi di dollari del suo portafoglio sono concentrati in sole cinque società: Amazon, Apple, Meta, Microsoft e Nvidia. Non si tratta di una rete di sicurezza diversificata, ma di una scommessa decisa sul predominio della Silicon Valley. Le cifre sono impressionanti: la partecipazione della banca in Apple si avvicina ai 10 miliardi di dollari, mentre l’investimento nel gigante dei chip per l’intelligenza artificiale Nvidia è salito a oltre 11 miliardi.

Mentre altri istituti procedono con cautela, di fronte agli avvertimenti su una possibile bolla tecnologica, la BNS è diventata un azionista importante delle aziende che stanno definendo il XXI secolo. Questa strategia lega direttamente la stabilità del franco svizzero alla volatilità del settore tecnologico statunitense. L’esposizione della banca è nettamente superiore a quella della Banca del Giappone, che si affida agli ETF, e fa della BNS un caso unico. È un istituto prudente che si comporta come un aggressivo fondo di crescita, detenendo partecipazioni dirette nel settore più volatile e prezioso del pianeta.

La battaglia per il franco: il motore della corsa agli investimenti

Questo enorme accumulo di azioni estere non nasce dall’avidità, ma dalla necessità. Il franco svizzero deve fare i conti con il proprio successo: quest’anno si è apprezzato di oltre il 13% rispetto al dollaro statunitense. Mentre, in seguito alle tensioni geopolitiche e agli shock provocati dai dazi del presidente statunitense Donald Trump, gli investitori di tutto il mondo si rifugiano nel «porto sicuro» svizzero, il persistente rafforzamento del franco minaccia di mettere in ginocchio l’economia d’esportazione del Paese e di innescare una spirale deflazionistica.

Per contrastare questa tendenza, la BNS è costretta a intervenire con decisione. A differenza della Federal Reserve o della Banca centrale europea (BCE), che acquistano i propri titoli di Stato per influenzare i tassi, la BNS deve rivolgersi all’estero. Vende franchi e acquista valute estere, soprattutto dollari ed euro, con una strategia che gli analisti definiscono «allentamento quantitativo in valuta estera». Questa massa di liquidità estera deve essere investita da qualche parte e, nell’ultimo decennio, la BNS l’ha convogliata nella classe di attivi più redditizia al mondo: le azioni statunitensi. Circa l’87% del bilancio della banca è ora costituito da attivi in valuta estera, una barriera difensiva estrema costruita per proteggere l’economia interna dal peso schiacciante della propria valuta.

Ambizioni sovrane: puntare alto in un mercato volatile

Il confine tra banca centrale e fondo sovrano si è fatto più sfumato. «Alla Svizzera non serve un fondo sovrano, quando abbiamo la BNS», afferma Arturo Bris dell’IMD Business School. Questa duplice identità comporta tuttavia rischi considerevoli. Sebbene la BNS sostenga che questi investimenti siano esclusivamente strumenti di gestione valutaria, l’enorme entità delle sue partecipazioni, pari a 167 miliardi di dollari in sole azioni, espone il bilancio nazionale svizzero agli umori di Wall Street.

La Banca centrale europea ha già lanciato l’allarme su una possibile bolla nel settore tecnologico. Se la fase di entusiasmo per l’intelligenza artificiale dovesse esaurirsi, il bilancio della BNS potrebbe subire una contrazione catastrofica. Al contempo, aumentano le richieste affinché la banca gestisca in modo più attivo questa enorme massa di denaro, così da generare rendimenti a beneficio dei Cantoni svizzeri. La BNS si trova a un bivio cruciale: tiene una tigre per la coda ed è costretta a mantenere una forte esposizione ai rischi esteri per salvare l’economia interna, mentre si muove in un mercato che molti esperti temono sia surriscaldato.