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Swiss Observer

L’OCSE esorta la Svizzera a riformare il sistema fiscale e quello pensionistico

L’OCSE ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita della Svizzera per il 2026, ma ha avvertito che il Paese deve riformare il sistema fiscale e quello pensionistico per preservare la propria posizione economica. Tra le pressioni individuate figurano la penuria di alloggi, l’invecchiamento demografico, i rischi legati al commercio e un franco più forte.

AI15 settembre 2026Il nostro processo editoriale
L’OCSE esorta la Svizzera a riformare il sistema fiscale e quello pensionistico
AISWI swissinfo.ch

L’OCSE prevede ora che l’economia svizzera crescerà del 2% nel 2026, un netto rialzo rispetto alla previsione dell’1,1% formulata a giugno. La revisione fa seguito a un secondo trimestre più forte del previsto e offre a Berna un contesto economico più favorevole mentre valuta difficili riforme strutturali.

Il 15 settembre 2026 l’organizzazione con sede a Parigi ha lanciato il suo avvertimento. Secondo l’OCSE, la Svizzera ha saputo affrontare shock ripetuti grazie a una politica macroeconomica prudente e al freno all’indebitamento. Questo bilancio ha contribuito a preservare la fiducia nelle finanze pubbliche e a sostenere la posizione del Paese tra le economie più competitive al mondo.

Il rapporto ha inoltre evidenziato le vulnerabilità che si celano dietro la previsione positiva. Un nuovo apprezzamento del franco potrebbe penalizzare gli esportatori, rendendo i prodotti svizzeri più costosi all’estero. Le restrizioni commerciali e le tensioni geopolitiche comportano ulteriori rischi per un Paese la cui economia dipende fortemente dai mercati esteri.

Il segretario generale dell’OCSE Mathias Cormann ha dichiarato che la Svizzera deve sfruttare lo slancio attuale per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, estendere la produttività oltre le aziende e i settori più forti e aumentare l’offerta di alloggi. Le raccomandazioni pongono fiscalità, pensioni e uso del territorio al centro del prossimo dibattito economico del Paese.

L’esposizione alle esportazioni rende prioritario l’accesso all’UE

Le esportazioni equivalgono a circa il 78% del PIL svizzero, esponendo il Paese in misura insolitamente elevata ai cambiamenti della domanda globale, delle regole commerciali e dei tassi di cambio. Secondo l’OCSE, l’Unione europea assorbe quasi il 40% delle esportazioni svizzere, mentre gli Stati Uniti ne rappresentano oltre il 20%.

Questa concentrazione crea forti legami commerciali per la Svizzera, ma rende anche i produttori, le aziende farmaceutiche, i costruttori di macchinari e gli altri esportatori sensibili alle decisioni politiche prese all’estero. L’OCSE ha esortato Berna a preservare l’accesso al mercato unico europeo, mentre gli elettori si preparano a pronunciarsi su nuovi trattati con l’UE.

L’organizzazione ha inoltre chiesto una maggiore diversificazione dei partner commerciali. Un franco più forte aumenterebbe la pressione, riducendo il valore delle vendite all’estero una volta convertiti i ricavi in Svizzera. Gli ostacoli al commercio potrebbero interrompere le catene di approvvigionamento e far aumentare i costi per le aziende che dipendono dai mercati internazionali.

L’avvertimento arriva mentre la Svizzera discute quanto strettamente allinearsi all’UE, tutelando al contempo la propria autonomia normativa. Per le aziende di Basilea, Ginevra, Zurigo e dei cantoni industriali la questione è concreta: accesso ai mercati, regole prevedibili e rischi valutari gestibili influenzano le decisioni d’investimento. Il messaggio dell’OCSE è che le riforme interne e la politica economica esterna si rafforzano ormai a vicenda.

L’OCSE collega l’età di pensionamento a una vita più lunga

L’OCSE vuole che la Svizzera colleghi più strettamente l’età di pensionamento all’aumento della speranza di vita, una proposta che riaprirebbe una delle controversie politiche più delicate del Paese. Secondo l’organizzazione, l’invecchiamento della popolazione aumenterà la pressione sulla spesa e renderà più difficile sostenere l’attuale sistema pensionistico.

La raccomandazione si fonda su una realtà demografica nota: le persone vivono più a lungo e la quota di residenti anziani aumenta rispetto alla popolazione in età lavorativa. Ciò grava maggiormente sui contributi pensionistici, sui bilanci pubblici e sulle famiglie che assistono i parenti anziani.

Un collegamento automatico con la speranza di vita cambierebbe il modo in cui verrebbero decisi i futuri adeguamenti dell’età di pensionamento. Potrebbe rafforzare le finanze del sistema pensionistico, ma solleverebbe anche interrogativi sui lavori fisicamente impegnativi, sulle differenze regionali in materia di salute e sulla possibilità per i lavoratori più anziani di restare occupati. Qualsiasi riforma sarebbe esaminata attentamente dai sindacati, dai datori di lavoro e dai partiti politici di tutto il Paese.

L’OCSE non ha presentato la riforma delle pensioni come una questione isolata. Ha collegato il prolungamento della vita lavorativa a una strategia finanziaria più ampia, che comprende maggiori entrate fiscali e una crescita più produttiva. Il freno all’indebitamento della Svizzera limita la flessibilità della spesa, rendendo più importanti le decisioni tempestive sulle pensioni mentre aumentano i costi demografici.

La riforma delle imposte immobiliari mira a contrastare la penuria di alloggi

La penuria di alloggi è ormai parte del dibattito finanziario svizzero: l’OCSE esorta Berna a modificare la fiscalità immobiliare per incentivare maggiormente le famiglie anziane e più benestanti a lasciare abitazioni di grandi dimensioni. La proposta mira a correggere uno squilibrio evidente nei mercati urbani e periurbani con una forte domanda, dove l’offerta limitata fa salire affitti e prezzi immobiliari.

La raccomandazione riflette l’interazione tra alloggi e demografia. Molte famiglie anziane occupano abitazioni grandi dopo che i figli se ne sono andati, mentre le famiglie più giovani e i lavoratori faticano a trovare spazi a prezzi accessibili vicino ai posti di lavoro e ai trasporti pubblici. Un sistema fiscale che renda più conveniente trasferirsi in un’abitazione più piccola potrebbe liberare gli alloggi esistenti senza dover attendere che ogni nuovo progetto superi gli ostacoli delle procedure edilizie e della costruzione.

L’idea sarà difficile da far accettare sul piano politico. Le imposte immobiliari variano tra i cantoni e i Comuni svizzeri, e i proprietari potrebbero opporsi a misure che aumentano i costi annuali o riducono la convenienza finanziaria di restare in una casa posseduta da lungo tempo. Qualsiasi modifica dovrebbe tenere conto dei pensionati con abitazioni di valore ma redditi liquidi limitati.

L’obiettivo più ampio dell’OCSE è sbloccare l’offerta di alloggi ampliando al contempo la base imponibile. L’organizzazione ha inoltre avvertito che l’invecchiamento e le pressioni geopolitiche creeranno esigenze di spesa a lungo termine, lasciando a Berna meno soluzioni indolori.

Berna si trova di fronte a un programma di riforme più ampio

L’OCSE ha sottoposto a Berna un programma di riforme che spazia dalle pensioni e dalle imposte immobiliari alle regole sul lobbismo e alla regolamentazione finanziaria. Ha giudicato insufficiente la trasparenza delle norme svizzere sul lobbismo e raccomandato un codice di condotta e un registro pubblico dei lobbisti.

La raccomandazione aggiunge una dimensione istituzionale al rapporto economico. Regole più chiare permetterebbero ai cittadini di sapere chi cerca di influenzare quali leggi e a nome di quali interessi. È un aspetto importante in un sistema politico in cui referendum, commissioni parlamentari, autorità cantonali e gruppi industriali concorrono tutti a definire le politiche.

L’OCSE ha inoltre sostenuto la posizione rigorosa del Governo sulle nuove esigenze in materia di capitale per UBS. L’organizzazione si è unita al Fondo monetario internazionale e alle autorità di vigilanza svizzere nel sostenere garanzie più solide per la maggiore banca del Paese. Questa posizione sottolinea l’importanza della stabilità finanziaria dopo il salvataggio e l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS.

La Svizzera affronta la prossima fase da una posizione di forza, con una previsione di crescita più elevata per il 2026 e una reputazione di disciplina finanziaria. Secondo il rapporto, questo vantaggio dipenderà dalle decisioni prese prima che l’invecchiamento, i vincoli nel settore abitativo, le pressioni sul franco e i rischi commerciali diventino più costosi da gestire. Il dibattito in arrivo metterà alla prova la rapidità con cui la Confederazione e i cantoni sapranno trasformare le raccomandazioni generali in leggi.