economia
La licenza Perrier di Nestlé a rischio nello scandalo dell’acqua in Francia
Il gigante alimentare svizzero Nestlé rischia di perdere la licenza per l’acqua minerale Perrier dopo le rivelazioni sulle pratiche di filtraggio illegali in Francia.

L’iconico marchio Perrier di Nestlé è minacciato in Francia. In un’ammissione clamorosa che scuote le fondamenta dell’impero idrico del gigante svizzero, l’amministratore delegato Laurent Freixe ha rivelato che gli idrogeologi incaricati dal governo hanno espresso un «parere sfavorevole» sulle sorgenti di Vergèze, l’unica fonte di Perrier. Questo duro colpo sul fronte normativo mette immediatamente a rischio la licenza dell’azienda di commercializzare il prodotto come «acqua minerale naturale».
La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Se Perrier perdesse la denominazione «acqua minerale naturale», perderebbe il suo status premium e un’icona globale diventerebbe semplice acqua da tavola trattata. Freixe, subentrato dopo la brusca uscita di Mark Schneider, si trova ora a gestire una crisi fuori controllo. Mentre Nestlé avvia freneticamente verifiche e contesta le conclusioni, il verdetto delle autorità francesi incombe. L’azienda sostiene che l’acqua è sicura, ma la stessa definizione del suo prodotto viene smantellata da autorità di vigilanza che non sono più disposte a chiudere un occhio.
Emergono le collusioni dello Stato
Non si tratta più soltanto di una violazione delle regole aziendali, ma di un vero e proprio scandalo di Stato. Le rivelazioni della commissione d’inchiesta del Senato francese mettono in luce un livello sconcertante di complicità ai vertici del governo francese. Almeno dal 2022, il Palazzo dell’Eliseo, sede del presidente Emmanuel Macron, era pienamente al corrente delle pratiche di filtraggio illegali di Nestlé, eppure ha continuato a stendere il tappeto rosso alla multinazionale svizzera.
«Il presidente della Repubblica era ben lontano dall’essere una fortezza inespugnabile di fronte alle attività di lobbying di Nestlé», ha dichiarato il senatore Alexandre Ouizille. Invece di far rispettare la legge, la presidenza avrebbe «aperto le porte dei ministeri» ai dirigenti di Nestlé, permettendo all’inganno di continuare per anni. L’inchiesta si è scontrata con un muro di silenzio: Alexis Kohler, ex segretario generale dell’Eliseo, si è rifiutato di testimoniare invocando la separazione dei poteri. Il rifiuto non fa che alimentare i sospetti di un insabbiamento concertato per tutelare gli interessi aziendali a scapito della trasparenza nei confronti del pubblico. L’intensità degli scambi tra il gigante alimentare svizzero e lo Stato francese suggerisce una relazione che ha privilegiato il profitto rispetto alle severe norme sulla purezza dell’acqua minerale.
Contaminazione e rimedi illegali
Dietro l’immagine patinata di purezza si cela una realtà torbida, fatta di contaminazione e scorciatoie illecite. Nestlé ha ammesso di aver fatto ricorso a trattamenti vietati, in particolare lampade UV e filtri a carbone attivo, per depurare l’acqua. In base alle severe norme europee, l’«acqua minerale naturale» deve essere pura alla sorgente e non può essere sottoposta a trattamenti di disinfezione. Nestlé ha violato questa regola fondamentale per contrastare gli allarmanti livelli di inquinamento delle sue sorgenti.
I contaminanti descrivono una situazione inquietante: alcuni promemoria interni citano inquinamento batteriologico, materie fecali e persino «sostanze chimiche eterne» (PFAS) in alcuni pozzi. Invece di fermare la produzione, l’azienda ha fatto ricorso alla filtrazione industriale per mascherare il deterioramento delle sorgenti. Nestlé sostiene che queste misure fossero necessarie per la «sicurezza alimentare», ma l’inganno l’ha costretta a un’umiliante inversione di rotta. L’azienda ha già iniziato a commercializzare alcuni prodotti con il nuovo marchio «Maison Perrier», che omette in modo significativo la dicitura «acqua minerale», segnalando una ritirata precipitosa dal suo prestigioso passato.
La strategia d’uscita da miliardi di euro
Con l’aggravarsi dello scandalo, Nestlé cerca una via d’uscita. Il conglomerato svizzero sta ora valutando la vendita o lo scorporo della divisione acque, un’attività valutata la considerevole cifra di 5 miliardi di euro (5,4 miliardi di dollari). I fondi di private equity sono già in agguato, fiutando l’opportunità di acquisire attività in difficoltà ma iconiche come San Pellegrino e la travagliata Perrier.
Le conseguenze finanziarie sono già visibili, anche se le sanzioni iniziali sono trascurabili rispetto al danno d’immagine. Nestlé ha pagato una multa di 2 milioni di euro per chiudere le accuse penali in Francia: una cifra che incide appena sul suo bilancio, ma che resterà una macchia permanente nella storia dell’azienda. Per il gigante svizzero, il calcolo si fa sempre più chiaro: l’attività delle acque, un tempo simbolo di purezza e profitto, è diventata un’attività tossica. Mentre l’amministratore delegato Laurent Freixe cerca di guidare la nave in queste acque agitate, la possibile vendita segnala una resa clamorosa e una riorganizzazione del portafoglio globale di Nestlé.