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Swiss Observer

Con «Arthouse» Nemo inaugura una nuova fase dopo l’Eurovision

Il vincitore svizzero dell’Eurovision lancia un ambizioso album di debutto che fonde pop mainstream e sonorità sperimentali, mostrando una crescita artistica che va oltre il successo al concorso.

Con «Arthouse» Nemo inaugura una nuova fase dopo l’Eurovision
AISWI swissinfo.ch

Sono passati ben 18 mesi da quando Nemo ha conquistato il microfono di cristallo a Malmö, ma l’attesa è finalmente finita: l’artista presenta una dichiarazione artistica definitiva. Mentre molti vincitori dell’Eurovision cercano di sfruttare in fretta una popolarità virale destinata a svanire, con pubblicazioni affrettate, la sensazione svizzera ha scelto di fare un passo indietro, con ponderazione. «C’è un solo primo album», ha dichiarato Nemo a Keystone-ATS, sottolineando che questo progetto richiedeva assoluta fedeltà alla propria visione e non una rapida operazione commerciale.

Il ritardo non è stato una pausa, ma una ricalibrazione strategica. Nemo ammette che l’enorme energia necessaria per promuovere il brano vincitore, The Code, ha imposto di rinviare il progetto più ampio. Il risultato, Arthouse, dimostra però che l’attesa è stata fondamentale. Non si tratta semplicemente di una raccolta di canzoni, ma di un’evoluzione consapevole che allontana l’artista dal circuito dei concorsi e ne consolida il ruolo di forza musicale di primo piano. Collocando The Code come brano conclusivo, Nemo chiude di fatto il capitolo del concorso: la hit non è l’elemento centrale, ma il «giardino», il punto da cui uscire dalla tempesta mediatica ed entrare in una nuova era di autonomia.

Costruire un’architettura sonora

Nemo ha costruito Arthouse letteralmente dalle fondamenta, ricorrendo a una suggestiva metafora architettonica che trasforma l’ascolto in un viaggio fisico. L’album è concepito come una casa, in cui ogni brano apre una stanza specifica e dà vita a una narrazione spaziale, rara nell’attuale panorama dominato dallo streaming. Chi ascolta non si limita a sentire una playlist: attraversa la psiche di Nemo.

La precisione del concetto è notevole. «Casanova» si svolge in una grande sala da ballo, evocando eleganza e spettacolo, mentre «God’s a Raver», dal ritmo incalzante, è confinata nell’intensità claustrofobica del bagno di un club. «Unexplainable» si trova in soffitta, uno spazio di ricordi e polvere. Questo «luogo interiore» è un rifugio, un universo costruito in cui l’artista si sente a proprio agio. Presentando l’album come una struttura fisica, Nemo invita il pubblico ad abitare questi spazi e trasforma la natura astratta della musica in qualcosa di tangibile e coinvolgente.

Rifiutare il comfort del mainstream

Prendendo in prestito il termine «Arthouse» dal cinema indipendente, Nemo rifiuta con decisione la patina levigata e priva di asperità del pop convenzionale. L’artista dichiara esplicitamente di voler creare uno «spazio tra il mainstream e la sperimentazione», un terreno intermedio rischioso che pochi ex partecipanti all’Eurovision osano esplorare. L’album mette in scena contrasti netti, oscillando con forza tra ritornelli ballabili e sonorità più cupe e abrasive.

«La musica non deve essere sempre piacevole», afferma Nemo con notevole sicurezza. «Come al cinema, può essere scomoda. È questo che mantiene viva l’arte.» Il rifiuto di assecondare il desiderio di comodità di chi ascolta segna una rottura radicale con le consuetudini del settore. Accogliendo dissonanze e tensioni, Nemo invita il pubblico svizzero e internazionale ad ascoltare attivamente, invece di consumare la musica in modo passivo. L’album dimostra che la vera vitalità artistica risiede spesso nell’attrito scomodo tra ciò che ci si aspetta e l’avanguardia.

Affermare la propria identità ai margini

Arthouse è un potente manifesto queer, collocato deliberatamente all’incrocio tra generi e aspettative sociali. L’album esplora la tensione tra il mondo interiore protetto e costruito di Nemo e un «mondo esterno più duro e standardizzato». È un progetto profondamente personale e indubbiamente politico, che affronta il fastidio spesso suscitato dall’imprevisto nel pubblico in generale.

Nemo accoglie questa tensione e osserva che, se la propria messa in scena e la propria identità possono irritare alcune persone, proprio tale irritazione può indurre a mettere in discussione le norme. «Mi trovo sul confine. Questo album parla di questo», afferma l’artista. Il disco racconta l’esperienza queer contemporanea, una continua ricerca di equilibrio tra la necessità di trovare un rifugio e il confronto con una realtà rigida. Rivendicando una posizione ai margini, Nemo trasforma la vulnerabilità personale in un baluardo pubblico, facendo sì che Arthouse risuoni non solo come musica, ma anche come testimonianza culturale per una comunità alle prese con tensioni analoghe.

Accendere di nuovo il palco

Con l’uscita dell’album, l’attenzione si sposta ora sull’esperienza intensa degli spettacoli dal vivo. A partire da questo autunno, Nemo porterà in tournée il progetto architettonico, promettendo uno spettacolo che tradurrà le «stanze» dell’album in una realtà scenica. Il pubblico può aspettarsi un’esperienza visiva ricca, in sintonia con la varietà sonora del disco.

Resta intatto, soprattutto, il tratto visivo che ha conquistato milioni di persone a Malmö. Il cappello rosa con le orecchie da coniglio, descritto da Nemo come «una specie di parrucca che adorna la mia testa», tornerà in scena. Questa fedeltà a un’identità visiva distintiva dimostra che, sebbene la musica si sia spinta verso territori sperimentali, la persona iconica di cui la Svizzera si è innamorata è ancora ben presente. Mentre Nemo si prepara a portare Arthouse in tournée, la scena musicale svizzera si appresta ad accogliere un tour che promette di essere teatrale e senza compromessi quanto l’album stesso.