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Swiss Observer

Il sondaggio mostra una crescente opposizione alla riduzione del canone radiotelevisivo in vista del voto dell’8 marzo

Un secondo sondaggio condotto in vista della votazione federale dell’8 marzo mostra che l’opposizione all’iniziativa per ridurre il canone radiotelevisivo della SBC è salita al 54%. Secondo quanto riferito, anche il sostegno ad altre iniziative, come quella sull’imposizione individuale, si sta erodendo.

AI26 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Il sondaggio mostra una crescente opposizione alla riduzione del canone radiotelevisivo in vista del voto dell’8 marzo
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L’opposizione alla riduzione del canone radiotelevisivo svizzero è salita al 54%, segnando una svolta decisiva a pochi giorni dalla votazione federale dell’8 marzo. L’ultimo sondaggio di gfs.bern rileva un netto cambiamento nell’opinione pubblica: in meno di un mese, il fronte contrario all’iniziativa «200 franchi bastano» ha guadagnato due punti percentuali. Sebbene matematicamente la partita sia ancora aperta, la tendenza è inequivocabile: l’elettorato svizzero volta le spalle alla proposta di ridurre il canone delle economie domestiche da 335 a 200 franchi.

«Molti indizi fanno pensare che l’iniziativa sulla SBC sarà respinta», afferma Martina Mousson di gfs.bern, pur precisando che non è possibile darlo per certo. Il fronte del sì è ora al 44% e fatica a sostenere che una riduzione del canone sia una necessità finanziaria. Con solo il 2% di indecisi, i margini per convincere gli elettori sono ormai minimi. Non si tratta di una semplice oscillazione, ma di un consolidamento dell’opposizione allo smantellamento dell’attuale modello di finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo. La tendenza indica che, con l’avvicinarsi della votazione, gli argomenti a favore di un panorama mediatico solido e ben finanziato stanno facendo più presa.

Il divario tra generi e generazioni

Il netto divario tra i generi è diventato il tratto distintivo della campagna, con le donne che formano un solido baluardo contro l’iniziativa. Mentre gli uomini restano profondamente divisi sulla questione, le donne respingono a larga maggioranza la riduzione del canone. «Storicamente, le donne sono più favorevoli ai servizi finanziati con fondi pubblici», spiega Mousson, sottolineando una divergenza radicata nel modo in cui i generi considerano le infrastrutture statali e i beni pubblici. Non è una semplice differenza di opinione, ma una divergenza fondamentale nelle priorità politiche.

Tra i giovani, tuttavia, si sta affermando una tendenza contraria. In netto contrasto con la tendenza nazionale, la fascia d’età tra i 18 e i 39 anni è l’unica in cui il sostegno all’iniziativa è effettivamente aumentato. Questa generazione, spesso distante dalla radiotelevisione tradizionale, sembra più sensibile all’argomento del canone ridotto. Questa ribellione giovanile resta però un’eccezione. In quasi tutte le fasce di reddito e i livelli di formazione, i no sono in aumento. I dati descrivono un Paese in cui il ceto medio e le persone con un livello di formazione elevato si schierano a difesa dello status quo, mentre i giovani restano il principale gruppo demografico che chiede con forza un cambiamento.

Isolamento politico e verdetto della diaspora

L’Unione democratica di centro (UDC), il partito svizzero di destra, è ormai praticamente sola nel suo massiccio sostegno all’iniziativa. Le posizioni politiche si sono irrigidite: i partiti di sinistra la respingono nettamente e a loro si aggiungono sempre più elettori vicini al centrodestra, a disagio di fronte ai tagli proposti. È un classico caso di isolamento politico: l’UDC non riesce a costruire il consenso necessario al di fuori della propria base. La fiducia nel governo ha un ruolo centrale: chi ha fiducia nel Consiglio federale si oppone in larga maggioranza ai tagli, mentre la sfiducia alimenta il sì.

Nel frattempo, gli Svizzeri all’estero hanno espresso un verdetto schiacciante. Il 58% respinge la riduzione, un dato interessante, considerato che non paga il canone. «Questo rifiuto più marcato si spiega con il comportamento politico della diaspora», osserva Mousson, indicando la sua tendenza a orientarsi a sinistra e a vivere nei centri urbani. Per gli Svizzeri che vivono oltre confine, la SBC, società madre di Swissinfo, resta un legame fondamentale con la patria, e votano per proteggerla con ancora più determinazione rispetto ai loro connazionali in Svizzera.

Consensi in calo su tutto il programma

La votazione sul canone radiotelevisivo non è l’unica vittima del mutamento dell’umore dell’elettorato: su tutto il programma dell’8 marzo il sostegno al cambiamento è in calo. L’iniziativa sull’imposizione individuale delle coppie sposate sta perdendo consensi, dopo aver goduto di un sostegno solido. Anche l’iniziativa sul fondo per il clima sembra destinata a essere archiviata, con una bocciatura sempre più probabile. Persino il controprogetto all’iniziativa «Il denaro contante è libertà» fatica e potrebbe passare di misura.

Questa tendenza generale indica che l’elettorato svizzero ha un atteggiamento prudente e conservatore, ed è diffidente nei confronti dei cambiamenti radicali in tempi incerti. La crescente opposizione alla riduzione del canone radiotelevisivo si inserisce in un più ampio fenomeno di ripiegamento. Con l’avvicinarsi della votazione, gli elettori esaminano le proposte con crescente scetticismo. Se la tendenza attuale si confermerà, l’8 marzo sarà una giornata di consolidamento, non di rivoluzione, e rafforzerà le istituzioni esistenti di fronte a un’ondata di sfide populiste.