Losanna
Un rapporto sulla polizia di Losanna denuncia il razzismo e chiede una riforma istituzionale
Un’indagine sul corpo di polizia di Losanna ha portato alla luce «messaggi discriminatori e situazioni sessiste», dando adito a pressanti richieste di riforma. Un rapporto redatto da un ex comandante di polizia sottolinea la necessità di rafforzare gli standard manageriali, sociali ed etici del corpo per affrontare problemi sistemici.

Le forze dell’ordine di Losanna si trovano a un punto di svolta cruciale: un’indagine dai risultati schiaccianti ha messo in luce profonde fratture culturali all’interno del corpo. La pubblicazione di due rapporti esplosivi il 4 febbraio 2026 ha fatto crollare la facciata di ordine, rivelando un preoccupante lato oscuro fatto di «messaggi discriminatori e situazioni sessiste», che non può più essere ignorato. Non si tratta di episodi isolati, ma di una crisi sistemica che esige un intervento immediato.
A innescare queste rivelazioni è stata una hotline anonima esterna, istituita lo scorso ottobre, che è diventata un canale di segnalazione per chi non era più disposto ad accettare lo status quo. Il numero e la natura delle denunce hanno costretto la città a intervenire, confermando i timori che i problemi fossero più profondi di quanto lasciasse supporre la percezione pubblica. Losanna si vanta di essere un centro progressista nel Canton Vaud, ma questi risultati gettano una lunga ombra sulle sue istituzioni. L’autorità della polizia dipende interamente dalla fiducia del pubblico, una fiducia ora appesa a un filo mentre il Comune si confronta con la realtà dei licenziamenti ingiusti e dei trattamenti discriminatori al proprio interno.
Fallimento sistemico: la diagnosi di Duvillard
André Duvillard, ex comandante della polizia di Neuchâtel, ha formulato una valutazione durissima, che colpisce al cuore la struttura dirigenziale del corpo. Il suo rapporto non si limita a elencare rimostranze, ma individua una carenza fondamentale nelle «dimensioni manageriale, sociale ed etica del lavoro di polizia». È un atto d’accusa diretto nei confronti dell’attuale gerarchia di comando e della sua incapacità di far rispettare gli standard di condotta fondamentali.
L’analisi di Duvillard porta alla luce una serie di «malfunzionamenti» che hanno permesso a una cultura tossica di radicarsi senza controllo. Il rapporto suggerisce che il problema non riguarda soltanto il comportamento scorretto di singoli agenti, ma anche un sistema di gestione che non ha dato priorità a un’attività di polizia etica. La fiducia nell’attuale struttura dirigenziale è scossa. Sottolineando la necessità di una revisione completa delle pratiche manageriali, Duvillard indica che non bastano cambiamenti di facciata. Il corpo necessita di un profondo rinnovamento per allineare la propria cultura interna ai valori della società svizzera moderna. Il rapporto è un campanello d’allarme: senza rafforzare la spina dorsale etica dell’organizzazione, la polizia non può servire efficacemente la popolazione eterogenea di Losanna.
Oltre la divisa: emergono sessismo e discriminazione
Il silenzio è stato rotto e le testimonianze raccolte tramite la hotline anonima dipingono un quadro cupo della vita dietro la divisa. A pesare sul corpo non è soltanto il razzismo: l’indagine ha portato alla luce un ambiente tossico, segnato dal sessismo e da pratiche lavorative ingiuste. Agenti e collaboratori hanno raccontato di «messaggi discriminatori» e «situazioni sessiste» che in precedenza erano state messe a tacere.
La rivelazione arriva dopo la sospensione, nell’agosto 2025, di quattro agenti per messaggi razzisti su WhatsApp, a dimostrazione che lo scandalo precedente era soltanto la punta dell’iceberg. Il perdurare di simili comportamenti indica una cultura d’impunità in cui il trattamento discriminatorio era diventato normale. Il rapporto descrive casi di licenziamenti ingiusti, suggerendo che chi non si conformava al modello tossico veniva allontanato. Questa epurazione interna delle voci dissenzienti ha probabilmente contribuito a mantenere un ambiente di lavoro ostile. Il coraggio di chi ha fatto ricorso alla hotline ha ora portato alla luce queste ombre, imponendo al corpo di fare i conti con il trattamento riservato a donne e minoranze al proprio interno.
Mandato di cambiamento: il piano della città in tre punti
Le autorità comunali cercano freneticamente di riprendere il controllo e annunciano un piano incisivo in tre punti per smantellare la cultura attuale e ricostruire dalle fondamenta. La città ha individuato tre priorità irrinunciabili: un’analisi rigorosa delle missioni di polizia, una trasformazione completa della cultura istituzionale e l’applicazione di un codice etico rigoroso per modificare i comportamenti.
Non è una proposta, ma un mandato. La scelta di dare priorità a questi ambiti indica che la città riconosce la gravità della crisi. L’attenzione rivolta alla «cultura istituzionale» è particolarmente significativa, perché ammette che il problema è collettivo e non individuale. Impegnandosi a modificare i comportamenti sulla base di un nuovo codice etico, Losanna cerca di modernizzare rapidamente il proprio corpo di polizia. La vera prova, tuttavia, sarà l’attuazione. Il rapporto Duvillard deve ancora essere esaminato in ogni dettaglio e il percorso verso la riforma sarà impegnativo. La popolazione losannese osserva attentamente e si aspetta che queste promesse si traducano in un corpo di polizia che rispetti sia la legge sia la dignità di ogni persona che serve.