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La fine di un’era: Lara Gut-Behrami, leggenda dello sci svizzero, annuncia il ritiro
La sciatrice svizzera Lara Gut-Behrami, pluridecorata, ha annunciato il ritiro immediato dallo sport all’età di 35 anni, mettendo fine a una delle carriere più brillanti nella storia dello sci svizzero. L’annuncio arriva dopo un grave infortunio al ginocchio subito alla fine del 2025.

La Svizzera si sveglia in un panorama sportivo cambiato per sempre: Lara Gut-Behrami, regina indiscussa delle piste, appende definitivamente gli sci al chiodo. A 35 anni, la ticinese ha scelto di lasciare lo sport che l’ha consacrata, mettendo fine con effetto immediato a una brillante carriera durata 18 stagioni. Non si tratta soltanto di un ritiro, ma della chiusura di un capitolo che ha visto lo sci svizzero tornare ai vertici mondiali. Gut-Behrami ha annunciato la sua decisione mercoledì, confermando che il grave infortunio al ginocchio subito nel novembre 2025 è stato l’ultimo ostacolo che non avrebbe tentato di superare. Mentre i tifosi speravano in un ultimo miracolo alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, la realtà dello sport d’élite l’ha costretta a imboccare un’altra strada. Se ne va non in sordina, ma con la dignità silenziosa di una campionessa che sa esattamente quando il tempo è scaduto. La sua partenza lascia un vuoto nella squadra svizzera, da St. Moritz a Zermatt, e segna la fine di un’era contraddistinta dalla sua forte indipendenza e da una precisione tecnica senza pari.
Un palmarès senza paragoni
Con ben 101 podi in Coppa del mondo, Gut-Behrami si è affermata come una delle più grandi di sempre sulla neve. Le manca un solo podio per raggiungere la leggendaria Vreni Schneider, un dato che sottolinea la sua costanza senza pari nell’arco di due decenni. Il suo palmarès è una dimostrazione magistrale di eccellenza: due Coppe del mondo generali (2016 e 2024), tre medaglie olimpiche, tra cui un oro, e nove medaglie ai Campionati del mondo. A colpire più di tutto è il suo dominio nel super-G, disciplina nella quale ha conquistato sei coppe di specialità tra il 2014 e il 2025. Nel 2024 ha dimostrato la sua versatilità aggiudicandosi la coppa di gigante, provando che, anche al crepuscolo della carriera, riusciva a battere atlete più giovani di dieci anni. Non sono soltanto numeri: rappresentano migliaia di ore di allenamento e una forza mentale che le ha permesso di superare infortuni che in passato avevano messo a rischio la sua carriera. Non si è limitata a gareggiare: ha dettato il ritmo del circuito di Coppa del mondo, costringendo le rivali a inseguire un’ombra che di rado rallentava.
Il corpo si ribella: il prezzo della velocità
La dura realtà della discesa libera ha infine raggiunto la campionessa nel novembre 2025. Un grave infortunio al ginocchio durante un allenamento non ha soltanto posto fine alla sua stagione: ha infranto il sogno di un’ultima partecipazione olimpica a Milano-Cortina. Gut-Behrami parla con notevole franchezza del prezzo pagato per lo sport e afferma di non voler «macchiare l’immagine» della propria carriera forzando un corpo arrivato al limite. «Non voglio soffrire per dolori ricorrenti», ha scritto in una toccante lettera a RSI, scegliendo la salute a lungo termine invece della gloria effimera di un ritorno alle gare. Questa decisione mette in luce una tendenza sempre più diffusa fra gli atleti d’élite, che dopo la carriera sportiva danno la priorità alla qualità della vita. Dopo aver spinto per 20 anni i propri limiti fisici, ora riconosce che sulla neve non si può trovare la «libertà assoluta» attraverso una resistenza forzata e il dolore cronico. Scegliendo di fermarsi ora, preserva la propria eredità di campionessa dominante invece di diventare una veterana in difficoltà, mantenendo intatto il rapporto «magico e naturale» che ha sempre avuto con la montagna.
Oltre il traguardo: una nuova era svizzera
La Svizzera affronta ora una fase di transizione cruciale, mentre cerca la prossima icona che possa raccogliere il testimone di Gut-Behrami. La sua partenza, insieme alle sfide imminenti poste dai cambiamenti climatici ai Giochi olimpici invernali, offre a Swiss Ski un’occasione di riflessione. L’«era Lara Gut» era caratterizzata da una particolare tenacia ticinese e da un’autonomia professionale che metteva in discussione le strutture tradizionali della squadra nazionale. Con un futuro lontano dal cancelletto di partenza, la sua influenza potrebbe tradursi in un ruolo di mentore, oppure semplicemente nel piacere della «libertà sulla neve» che amava tanto da bambina. Per i tifosi, la stagione 2026-2027 sembrerà stranamente silenziosa senza la familiare vista del pettorale numero 7 che sfreccia giù per la montagna. Tuttavia, le basi che ha gettato, superando quasi tutti i record, offrono un modello alla prossima generazione di talenti svizzeri. La leggenda ha lasciato il tracciato, ma le sue tracce restano profondamente impresse nella storia delle Alpi.