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Swiss Observer

L’Italia richiama l’ambasciatore mentre crescono le tensioni diplomatiche per l’incendio di Crans-Montana

L’incendio mortale al bar di Crans-Montana si è trasformato in un incidente diplomatico: l’Italia ha richiamato il suo ambasciatore dopo che un tribunale svizzero ha rimesso in libertà il proprietario del locale. La decisione arriva mentre il bilancio delle vittime sale a 41 e sono in corso diverse indagini.

L’Italia richiama l’ambasciatore mentre crescono le tensioni diplomatiche per l’incendio di Crans-Montana
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Berna si trova di fronte a una rottura diplomatica di gravità senza precedenti: l’Italia ha richiamato il suo ambasciatore in una reazione furiosa alla gestione dell’indagine sull’incendio di Crans-Montana. Il richiamo segna una drammatica escalation delle tensioni tra i due Paesi vicini, innescata direttamente dalla decisione di un tribunale svizzero di rimettere in libertà su cauzione il proprietario del bar, Jacques Moretti. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha dichiarato pubblicamente di essere «indignata» per la decisione, definendo la scarcerazione dell’indagato un «grave affronto» alle famiglie in lutto.

Moretti, il cui locale è diventato una trappola mortale per 41 persone il giorno di Capodanno, è uscito di prigione venerdì dopo aver versato 200’000 franchi. Per Roma questa decisione è inaccettabile. Con sei adolescenti italiani tra le vittime, il Governo italiano pretende che sia fatta piena luce sulle responsabilità. Il ministro degli affari esteri Antonio Tajani ha dato istruzioni all’ambasciatore di lasciare immediatamente Berna per consultazioni, citando l’«estrema gravità» del reato e il rischio di manomissione delle prove. Non si tratta soltanto di un disaccordo giuridico: è uno scontro diplomatico in piena regola, che rischia di mettere in secondo piano l’indagine in corso.

Il bilancio delle vittime sale mentre la tragedia si aggrava

La portata dell’orrore al Le Constellation è cresciuta ancora: il bilancio delle vittime ha raggiunto la cifra impressionante di 41 morti. Domenica le autorità hanno confermato che un cittadino svizzero di 18 anni è deceduto in un ospedale di Zurigo a causa delle ferite riportate, un tragico promemoria del fatto che la catastrofe è tutt’altro che conclusa. A un mese dall’incendio, il costo umano continua ad aumentare: 115 persone sono rimaste ferite e molte lottano ancora per la vita nei reparti di terapia intensiva di tutta Europa.

L’età delle vittime restituisce un quadro straziante di potenzialità perdute: la grande maggioranza erano adolescenti che festeggiavano il Capodanno. Tra i morti figurano 23 cittadini svizzeri e 18 stranieri, compresi i sei giovani italiani la cui morte ha scatenato l’attuale crisi diplomatica. Secondo quanto riferito, le fiamme, innescate da candele pirotecniche che hanno colpito una schiuma fonoassorbente altamente infiammabile, hanno trasformato una serata di festa in una strage. Con l’aumento del bilancio delle vittime cresce anche la pressione sugli inquirenti, chiamati a garantire rapidamente giustizia alle famiglie dei giovani.

La magistratura non cede alle pressioni politiche

Di fronte alla furia di Roma, la magistratura svizzera tiene fermamente la propria posizione. La procuratrice generale del Vallese Beatrice Pilloud ha rilasciato una dichiarazione risoluta, affermando che non avrebbe «ceduto alle pressioni politiche» nell’ambito dell’indagine. Pur riconoscendo il dolore della nazione italiana, Pilloud ha sottolineato che la decisione di concedere la libertà su cauzione è stata presa da un tribunale indipendente, non dal suo ufficio. Questo scontro mette in luce una tensione fondamentale: quella tra la rigidità delle procedure legali svizzere e le richieste emotive della diplomazia internazionale.

Sono tuttavia state fatte alcune concessioni. Con una decisione insolita, la Svizzera ha accolto la richiesta italiana di assistenza giudiziaria reciproca, diventando il primo e unico Paese straniero ad avere accesso all’inchiesta. Ciò permette ai magistrati italiani di esaminare le prove insieme ai loro omologhi svizzeri. Attualmente sono quattro le persone sottoposte a indagine penale, tra cui i comproprietari del bar e responsabili comunali della sicurezza. L’incontro tecnico tra le autorità penali dei due Paesi, previsto per metà febbraio, sarà una prova decisiva per capire se la cooperazione giudiziaria potrà resistere all’attuale tempesta politica.

Una tragedia internazionale sul suolo svizzero

L’incendio al Le Constellation non è stato soltanto una tragedia locale: è stato un dramma internazionale che ha coinvolto vittime di 19 nazionalità diverse. Le conseguenze sul piano logistico sono state enormi e hanno richiesto una mobilitazione medica transfrontaliera raramente vista in tempo di pace. I pazienti in condizioni critiche sono stati trasferiti in elicottero nei centri specializzati per le ustioni di tutta Europa; attualmente 44 pazienti sono curati all’estero, di cui 18 in Francia e 12 in Italia. La complessità della risposta sanitaria rispecchia quella delle conseguenze giudiziarie.

Intanto Crans-Montana cerca di riprendere la sua attività, avvolta nel lutto. La località ospita attualmente l’ultima tappa svizzera della Coppa del mondo di sci alpino, ma l’atmosfera è decisamente sommessa. Di recente una delegazione della squadra femminile italiana di sci si è riunita sul luogo delle rovine e ha deposto fiori in un toccante momento di silenzio. Mentre l’inchiesta si estende e la disputa diplomatica si intensifica, la Svizzera si trova sotto lo sguardo poco confortevole della ribalta internazionale, costretta a conciliare la sacralità del proprio sistema giudiziario con il dolore incontenibile di un mondo che osserva.