Vai al contenuto
Swiss Observer

Si aggrava la crisi diplomatica tra Iran e Svizzera

L’ambasciatrice svizzera convocata dall’Iran per le dichiarazioni di Trump, mentre la Svizzera continua a proteggere gli interessi cruciali degli Stati Uniti

Si aggrava la crisi diplomatica tra Iran e Svizzera
AISWI swissinfo.ch

La tensione diplomatica a Teheran ha raggiunto il culmine: il Ministero degli affari esteri iraniano ha convocato l’ambasciatrice svizzera Nadine Olivieri Lozano, in un confronto diretto sulle dichiarazioni degli Stati Uniti. In un contesto geopolitico instabile, l’inviata svizzera è stata chiamata a rispondere di quelle che Teheran definisce «dichiarazioni irresponsabili e minacciose» del presidente statunitense Donald Trump. Non si tratta di una semplice formalità, ma di una dura reprimenda diplomatica, giunta nel pieno di un conflitto che sta rapidamente sfuggendo di mano.

La Svizzera, che dal 1980, anno della crisi degli ostaggi, tutela gli interessi statunitensi in Iran, si ritrova ancora una volta al centro della tempesta. Gli Stati Uniti hanno interrotto i rapporti con la Repubblica islamica decenni fa, ma Berna resta un intermediario essenziale. La convocazione dell’ambasciatrice Lozano segnala che la guerra di parole tra Washington e Teheran si sta intensificando parallelamente al conflitto sul terreno, mettendo i diplomatici svizzeri in una posizione sempre più precaria mentre si trovano nel fuoco incrociato delle superpotenze.

Esodo diplomatico: famiglie in fuga via terra

Mentre la guerra tra Israele e Iran entra nel suo sesto giorno, la situazione della sicurezza è peggiorata al punto che cinque diplomatici svizzeri e le loro famiglie sono stati costretti a lasciare Teheran. In una partenza drammatica, martedì questi membri del personale hanno lasciato la capitale iraniana via terra, organizzandosi autonomamente per fuggire dalla zona di conflitto. Questa evacuazione parziale sottolinea il pericolo concreto che incombe sulle missioni straniere nella regione, mentre i raid aerei colpiscono le aree residenziali.

La missione, tuttavia, resta operativa. Nonostante la partenza del personale non essenziale, sul posto rimangono sette collaboratori trasferibili e 23 dipendenti locali. Nicolas Bideau, responsabile della comunicazione del Dipartimento federale degli affari esteri, ha confermato che l’ambasciatrice Olivieri Lozano resta al suo posto per dirigere la diplomazia svizzera. Questo netto contrasto, con le famiglie in fuga e gli inviati chiave che restano sul posto, evidenzia l’enorme pressione sul corpo diplomatico svizzero, chiamato a mantenere le attività anche mentre cadono le bombe.

Una linea vitale: il canale sotto il fuoco

Nonostante il caos, il «canale riservato» svizzero è più attivo che mai. Nicolas Bideau ha confermato con decisione che la linea di comunicazione tra Washington e Teheran non è soltanto aperta, ma viene utilizzata attivamente da entrambe le parti. «Posso dirvi che viene utilizzata da entrambe le parti», ha dichiarato Bideau, ribadendo il ruolo cruciale della Svizzera quale intermediario di fiducia a livello internazionale. In un conflitto in cui un errore di valutazione potrebbe portare alla catastrofe, questo canale è l’unico filo sottile che impedisce il collasso totale della diplomazia.

Questo mandato ha radici storiche e lega le relazioni tra Stati Uniti e Iran da oltre 45 anni. Sebbene in altri ambiti il ruolo della Svizzera sia diminuito, per esempio nel riavvicinamento tra Iran e Arabia Saudita, la sua funzione di custode degli interessi statunitensi a Teheran resta indispensabile. Il fatto che il canale sia attivo in entrambe le direzioni durante una guerra in corso dimostra che, dietro le prese di posizione pubbliche e la convocazione degli ambasciatori, continuano a essere scambiati messaggi urgenti e di grande rilevanza tramite intermediari svizzeri.

Misure disperate: i cittadini cercano di fuggire

Il costo umano della crisi in escalation continua ad aumentare: il Dipartimento federale degli affari esteri ha ricevuto ben 130 richieste da parte di persone che desiderano lasciare la regione devastata dalla guerra. Le domande provengono da cittadini svizzeri e da altre persone che si trovano in Israele e in Iran e cercano di mettersi in salvo mentre il conflitto si allarga. Le difficoltà logistiche sono già evidenti: oltre alla partenza da Teheran, due persone di accompagnamento hanno lasciato Israele via terra, mentre a Tel Aviv resta un contingente ridotto di sette collaboratori trasferibili.

L’impennata delle richieste di evacuazione segnala una crescente preoccupazione umanitaria per il governo svizzero. Con i trasporti commerciali interrotti e la situazione della sicurezza instabile, la pressione su Berna affinché garantisca un passaggio sicuro ai propri cittadini si avvicina al limite. Mentre la guerra entra nella sua seconda settimana, il Dipartimento federale degli affari esteri deve affrontare una doppia sfida: mantenere attivi i canali diplomatici di alto livello per scongiurare un’escalation globale e, al contempo, organizzare la complessa evacuazione dei propri cittadini dalla linea del fuoco.