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Swiss Observer

Scoperta storica di un meteorite: ricercatori bernesi trovano un nuovo minerale in Oman

Ricercatori svizzeri recuperano un meteorite appena caduto che contiene un minerale finora sconosciuto, segnando una svolta scientifica significativa.

Scoperta storica di un meteorite: ricercatori bernesi trovano un nuovo minerale in Oman
AISWI swissinfo.ch

Una svolta scientifica di proporzioni straordinarie ha scosso la comunità accademica svizzera. I ricercatori del Museo di storia naturale di Berna (NMBE) hanno recuperato con successo un meteorite appena caduto nel deserto dell’Oman, che contiene un minerale finora sconosciuto. Non si tratta di una semplice roccia, bensì di una chiave geologica che svela nuovi segreti del nostro sistema solare. La scoperta segna un importante successo per la scienza svizzera e rafforza il ruolo di primo piano del Paese nella ricerca planetaria.

Chiamato ufficialmente «Raja» in riferimento al luogo in cui è caduto, questo frammento extraterrestre è già stato inserito nel registro ufficiale dei meteoriti della Meteoritical Society. Il ritrovamento è particolarmente significativo perché costituisce la seconda operazione di recupero riuscita in Oman a cui partecipa il museo bernese, consolidando un percorso di eccellenza. Mentre il mondo guarda alle stelle, i ricercatori svizzeri trovano le risposte proprio qui sulla Terra, dimostrando che le scoperte più profonde spesso si presentano in piccoli e densi frammenti.

La palla di fuoco di 3,3 secondi

Il recupero di Raja è stato un’impresa di precisione high-tech, non una questione di fortuna. Dal 2021, una rete avanzata di telecamere monitora il cielo sopra il deserto centrale dell’Oman, in attesa del momento giusto. Il 23 dicembre 2023, il silenzio del deserto è stato interrotto da una palla di fuoco che ha attraversato l’atmosfera per esattamente 3,3 secondi. Questo fugace evento cosmico è stato ripreso da quattro telecamere distinte, fornendo i dati essenziali per rintracciare i frammenti.

Sulla base di questi dati visivi, il gruppo di ricerca svizzero-omanita ha calcolato con grande precisione matematica la traiettoria del frammento in caduta. Il tempo stringeva. Appena 49 giorni dopo che la palla di fuoco aveva illuminato il cielo del deserto, i ricercatori hanno localizzato l’oggetto nei pressi di un sito di trivellazione abbandonato. Il breve intervallo tra l’osservazione e il recupero mette in luce le capacità all’avanguardia dell’astrometria svizzera moderna, trasformando un lampo di luce in un bene scientifico tangibile.

Da Marte a Neuchâtel

Con un peso di appena 26,8 grammi, il meteorite Raja è un minuscolo viaggiatore con una storia enorme. Le analisi confermano che questa roccia proviene dalla fascia degli asteroidi situata tra Marte e Giove e che ha resistito a un pericoloso viaggio nello spazio profondo prima di entrare nell’atmosfera terrestre. Per verificarne l’identità senza ombra di dubbio, il frammento è stato sottoposto a test rigorosi in Svizzera.

Le misurazioni isotopiche sono state effettuate nel laboratorio sotterraneo Vue-des-Alpes, nel Giura neocastellano, una struttura rinomata per il suo ambiente a bassa radioattività di fondo. I test hanno confermato che la roccia recuperata era proprio l’oggetto ripreso dalle telecamere alcune settimane prima. Il legame tra gli aspri deserti del Medio Oriente e i laboratori di precisione del Giura svizzero sottolinea la portata globale, e persino interstellare, della ricerca scientifica svizzera.

Una scoperta contro ogni probabilità

Trovare una roccia di 26,8 grammi in un vasto deserto è più difficile che trovare un ago in un pagliaio, è quasi impossibile. Secondo l’NMBE, sebbene i piccoli meteoriti costituiscano la maggior parte delle rocce spaziali che raggiungono la Terra, le loro dimensioni fanno sì che quasi mai vengano recuperati. Il ritrovamento di Raja è quindi un’eccezionale anomalia. «Raja rappresenta quindi un importante contributo alla comprensione del flusso complessivo di meteoriti che raggiungono la Terra», ha dichiarato il museo, sottolineando la rarità dell’evento.

Questo successo consolida la reputazione del Museo di storia naturale di Berna come centro di eccellenza nella ricerca sui meteoriti. Recuperando questi piccoli e sfuggenti frammenti, i ricercatori svizzeri ricostruiscono un pezzo alla volta il puzzle della composizione del nostro sistema solare. Con il miglioramento della tecnologia, questa scoperta annuncia una nuova era in cui nemmeno i più piccoli visitatori cosmici potranno più sfuggire alla precisione svizzera.