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Swiss Observer

Una ONG ginevrina forma l’esercito ucraino sul diritto internazionale umanitario

L’organizzazione ginevrina Geneva Call fornisce all’esercito ucraino una formazione fondamentale sul rispetto del diritto internazionale umanitario (DIU). Il programma si concentra sui principi essenziali di protezione della popolazione civile e delle infrastrutture, sottolineando l’impegno della Svizzera negli sforzi umanitari durante il conflitto in corso.

Una ONG ginevrina forma l’esercito ucraino sul diritto internazionale umanitario
AISWI swissinfo.ch

Oltre 5’000 combattenti ucraini hanno già seguito una formazione intensiva impartita dalla ONG ginevrina Geneva Call, un’iniziativa fondamentale che colma il divario tra gli ideali umanitari svizzeri e la brutale realtà delle trincee del Donbas. Non si tratta di un semplice esercizio accademico: è un intervento vitale in un conflitto in cui le regole d’ingaggio vengono messe alla prova ogni giorno. L’organizzazione affronta l’enorme sfida di far comprendere il diritto internazionale umanitario (DIU) ai soldati che combattono per la sopravvivenza del loro Paese.

Operando direttamente nella zona di guerra, Geneva Call si rivolge alle unità di volontari e al personale dell’esercito regolare, compresi i piloti di droni. La missione è chiara: garantire che la protezione della popolazione civile e delle infrastrutture resti prioritaria, anche quando la nebbia della guerra si fa più fitta. Questa impresa di vasta portata sottolinea la duratura tradizione svizzera di tutela delle Convenzioni di Ginevra. Mentre il conflitto infuria, questa organizzazione ginevrina contribuisce attivamente a definire la condotta delle ostilità, dimostrando che anche nella guerra moderna devono prevalere le leggi dell’umanità.

Veterani che formano veterani: un approccio basato sulla realtà

Geneva Call ha superato i limiti della formazione tradizionale in aula, affidando l’insegnamento a veterani che formano soldati in servizio attivo. Non si tratta di avvocati in giacca e cravatta: molti sono ex combattenti della guerra in corso, alcuni feriti e costretti a lasciare il fronte, che ora tornano per condividere esperienze vissute in prima persona. Questo metodo tra pari va dritto al punto e permette ai formatori di parlare direttamente della «paura, dell’orrore e della scarica di adrenalina» che dominano il campo di battaglia.

Harald Mundt, responsabile della sicurezza di Geneva Call, spiega che la formazione affronta le reazioni istintive provocate dallo stress del combattimento. Attraverso esercitazioni basate su scenari e piattaforme digitali accessibili anche offline, l’organizzazione fa sì che i soldati possano consultare strumenti decisionali fondamentali anche nel vivo della battaglia. Questo approccio pragmatico trova un forte riscontro tra le truppe, consapevoli che una decisione presa in una frazione di secondo può determinare la loro sopravvivenza e la loro condotta morale. Il programma traduce il complesso linguaggio giuridico in termini concreti di sopravvivenza, trasformando il DIU in uno strumento pratico anziché in un concetto astratto.

L’impennata della guerra con i droni

La natura del conflitto è cambiata radicalmente e la guerra con i droni ha raggiunto livelli senza precedenti. Secondo Harald Mundt, all’inizio del 2022 i droni erano responsabili di meno del 10% dei danni sul campo di battaglia, mentre oggi la percentuale è salita al 60-80%. Questo dato impressionante rappresenta una trasformazione fondamentale del modo in cui si combatte la guerra e rende necessario un rapido adeguamento dell’applicazione del diritto umanitario.

La diffusione capillare dei sistemi senza pilota pone complesse sfide giuridiche ed etiche. I droni non servono più soltanto per la ricognizione: sono ora in grado di effettuare evacuazioni mediche autonome e attacchi letali. Geneva Call affronta di petto questa rivoluzione tecnologica e adatta i propri corsi per trattare le responsabilità specifiche degli operatori di droni. Mentre la tecnologia evolve più rapidamente delle dottrine militari tradizionali, diventa più che mai fondamentale formare i piloti a distinguere gli obiettivi militari dai civili protetti.

Rispetto delle regole come strategia: la strada verso la NATO

L’impegno dell’Ucraina a rispettare il DIU non è soltanto un obbligo morale: è anche una necessità strategica nel suo percorso verso l’adesione all’Unione europea e alla NATO. Il governo di Kyiv è pienamente consapevole che il rispetto degli standard occidentali in materia di guerra è un presupposto per l’integrazione. Dopo che un rapporto dell’ONU dell’ottobre 2022 ha rilevato violazioni da parte delle forze russe e ucraine, la pressione affinché il Paese dimostri disciplina è enorme.

Entro la fine del 2024, il ministero della Difesa ucraino si è formalmente impegnato a istituzionalizzare la formazione sul DIU, segnalando una volontà di riforma ai massimi livelli. Questo allineamento alle Convenzioni di Ginevra, pilastro del diritto internazionale, comunica all’Occidente che l’Ucraina è un partner disciplinato e professionale. Il programma di Geneva Call rappresenta un sostegno fondamentale in questa manovra geopolitica e aiuta l’esercito ucraino a dimostrare di poter condurre una guerra ad alta intensità rispettando i valori delle alleanze a cui aspira ad aderire.

La prova suprema: misericordia sotto il fuoco

La parte più straziante della formazione costringe i soldati ad affrontare la prova suprema della disciplina: curare il nemico. Harald Mundt pone la difficile domanda su chi debba ricevere per primo assistenza quando un’unità si trova davanti a soldati feriti di entrambe le parti. Per quanto sia forte la tentazione di dare la precedenza ai propri commilitoni, il DIU stabilisce che i feriti più gravi debbano essere curati per primi, indipendentemente dall’uniforme.

Questo principio di imparzialità è alla base delle Convenzioni di Ginevra. Tina Gewis, direttrice regionale di Geneva Call, osserva che questa realtà «rende evidente la rilevanza del DIU». I soldati capiscono che le regole che oggi proteggono i loro nemici sono le stesse che proteggeranno loro se cadranno prigionieri. Promuovendo questa reciprocità, Geneva Call fa sì che, anche nel caos di un’invasione, i principi fondamentali dell’umanità siano preservati. È un duro promemoria del fatto che le leggi di guerra sono concepite per proteggere tutti i partecipanti e impedire che sprofondino nella barbarie.