finanza
L’ex CEO di Credit Suisse escluso dalla corsa alla presidenza della Costa d’Avorio
Tidjane Thiam, ex CEO di Credit Suisse, subisce una battuta d’arresto: un tribunale ivoriano lo ha escluso dalle liste elettorali, citando questioni legate alla nazionalità in vista delle elezioni presidenziali di ottobre.

Una scossa politica ha investito la campagna dell’ex CEO di Credit Suisse Tidjane Thiam. Martedì, con una decisione decisiva, un tribunale di Abidjan ha escluso Thiam dalle liste elettorali, stroncando di fatto la sua candidatura alla presidenza della Costa d’Avorio a pochi mesi dal voto. Il tribunale ha motivato l’esclusione con la controversa «perdita della nazionalità ivoriana», una manovra legale che, secondo i critici, sarebbe politicamente motivata.
Questa sentenza non è un semplice ostacolo procedurale, ma un blocco diretto. In base alla legislazione ivoriana vigente, questa specifica decisione non può essere impugnata nel Paese, lasciando Thiam senza alcun ricorso legale entro i confini nazionali. Il momento è particolarmente difficile. Thiam era stato ufficialmente designato candidato alla presidenza dal Parti démocratique de Côte d’Ivoire (PDCI) soltanto giovedì scorso. Ora, meno di una settimana dopo, il meccanismo dello Stato ha fermato la sua corsa, gettando nel caos la strategia dell’opposizione in vista delle cruciali elezioni del 25 ottobre.
L’ultimatum di sfida: o io o nessuno
«O io o nessuno». Con queste cinque parole, Tidjane Thiam ha tracciato una linea invalicabile. Intervistato mercoledì dall’AFP, il magnate della finanza diventato politico, al centro della controversia, ha chiarito che il suo partito, il PDCI, non si affannerà a trovare un «piano B». È una partita ad altissima posta con la commissione elettorale ivoriana.
Il rifiuto di Thiam di farsi da parte o di designare un successore segnala una strategia di aperta sfida. «Non presenteremo un altro candidato», ha dichiarato, respingendo la possibilità di ripiegare su un’alternativa sicura. Questa posizione audace esercita un’enorme pressione sul sistema politico e presenta la sua esclusione non solo come una questione legale, ma come una crisi di legittimità dell’intera elezione. Thiam non è solo nel deserto politico: anche l’ex presidente Laurent Gbagbo è stato escluso dalle liste a seguito di una condanna giudiziaria. Ne emerge il quadro di un’elezione in cui i principali sfidanti vengono sistematicamente messi da parte.
Porta la battaglia davanti all’ECOWAS
Con le porte nazionali sbarrate, Thiam porta il conflitto sul piano regionale. Il leader dell’opposizione ha annunciato che intende presentare immediatamente il caso alla Corte di giustizia della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS). Questa mossa trasforma una disputa nazionale in una prova per il diritto internazionale e gli standard democratici regionali.
Il tempo stringe inesorabilmente in vista della scadenza del 25 ottobre. Il ricorso all’ECOWAS è una scommessa disperata, ma necessaria, per costringere il governo ivoriano a cedere. Internazionalizzando la controversia, Thiam spera di dimostrare che la questione della nazionalità è un pretesto per escluderlo dalla politica. Tuttavia, l’efficacia dei tribunali regionali nell’annullare le procedure elettorali nazionali resta una questione complessa, spesso lunga. Thiam scommette tutto il suo futuro politico sulla speranza che le pressioni esterne possano superare il blocco interno prima che si voti.
Da Paradeplatz all’esilio politico
Per gli osservatori svizzeri, la vicenda di Tidjane Thiam è un drammatico secondo atto. Un tempo figura di spicco di Paradeplatz, alla guida di Credit Suisse in acque finanziarie turbolente, Thiam ha lasciato le battaglie dei consigli di amministrazione zurighesi per l’arena politica viscerale dell’Africa occidentale. Il contrasto non potrebbe essere più netto. In Svizzera ha dovuto affrontare rivolte degli azionisti e scandali di spionaggio aziendale; in Costa d’Avorio si confronta con il potere puro dell’apparato statale.
Quest’ultimo sviluppo ha risonanza in Svizzera, dove Thiam continua a suscitare grande interesse. La sua trasformazione da CEO della finanza globale a leader dell’opposizione è stata considerata da molti una coraggiosa reinvenzione. Tuttavia, la carta della «nazionalità» giocata contro di lui sottolinea quanto sia incerto il suo nuovo percorso. Un tempo gestiva miliardi di attivi, ora lotta per il diritto fondamentale di essere riconosciuto come cittadino idoneo a guidare il proprio Paese. L’esito di questa battaglia legale determinerà se l’ex banchiere zurighese potrà davvero tornare a casa.