Vai al contenuto
Swiss Observer

Segnalata la prima vittima militare svizzera nel conflitto in Ucraina

Le autorità svizzere confermano la morte di un cittadino svizzero che combatteva in Ucraina. È la prima vittima svizzera dall’inizio del conflitto e il caso solleva interrogativi sulla neutralità svizzera e sulle leggi contro il mercenariato.

AI12 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
Segnalata la prima vittima militare svizzera nel conflitto in Ucraina
AISWI swissinfo.ch

Per la prima volta da quando, nel 2022, i carri armati russi sono entrati in Ucraina, la guerra ha causato la morte di uno svizzero. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha confermato ufficialmente che un cittadino svizzero, che aveva preso le armi nel conflitto, è morto in combattimento. Per la Svizzera, un Paese che si definisce sulla base di una rigorosa neutralità, ma i cui cittadini muoiono ora sul fronte del campo di battaglia più instabile d’Europa, si tratta di una svolta cruciale.

Il portavoce del Dipartimento, Michael Steiner, ha annunciato la notizia con tono grave, affermando che l’ambasciata svizzera a Kyiv era stata informata del decesso all’inizio dell’anno. Il conflitto infuria da anni, ma questa è la prima conferma definitiva della morte in combattimento di un cittadino svizzero. La morte infrange l’illusione che la Svizzera possa restare del tutto al riparo dal costo umano di questa guerra. Costringe a fare i conti con la realtà: nonostante la posizione ufficiale del Governo, singoli cittadini svizzeri fanno il sacrificio supremo in una guerra che Berna, ufficialmente, osserva da bordo campo.

La mano pesante della legge svizzera

Combattere per un esercito straniero non è solo pericoloso: per un cittadino svizzero è un reato. La giustizia militare svizzera si trova attualmente a dover gestire ben 13 procedimenti penali in corso contro cittadini sospettati di essersi arruolati come combattenti o mercenari in Ucraina. La legge è inequivocabile: il servizio all’estero in un esercito straniero è severamente vietato.

Chi sopravvive al campo di battaglia deve affrontare un’altra battaglia al suo ritorno. Chi viola il diritto penale militare svizzero rischia fino a tre anni di detenzione o multe salate. Questa posizione giuridica evidenzia il difficile equilibrio che Berna deve mantenere: preservare la neutralità diplomatica e, al contempo, perseguire attivamente i propri cittadini che scelgono da che parte stare. Far rispettare queste leggi, tuttavia, resta un incubo logistico. Come ammettono i responsabili della giustizia militare, condurre indagini e raccogliere prove in un Paese sovrano attualmente sotto assedio è quasi impossibile, e molti di questi casi restano così in una situazione di stallo giuridico.

Avvolto nella nebbia della guerra

I dettagli sulla morte del soldato restano frustrantemente scarsi, sepolti nel caos del fronte. Michael Steiner ha confermato che l’uomo «avrebbe perso la vita nei combattimenti», ma le circostanze esatte sono un mistero. Non si sa con quale unità prestasse servizio il cittadino svizzero, né in quale regione sia caduto. L’esercito ucraino non ha fornito alcuna informazione alle autorità svizzere e ha mantenuto il silenzio assoluto sulla vicenda.

Questa mancanza di trasparenza sottolinea la brutale realtà del conflitto. La «nebbia della guerra» non è solo una metafora: è un ostacolo operativo che impedisce alle famiglie di trovare una risposta e alle autorità di chiudere i dossier. L’impossibilità di determinare il luogo o l’unità suggerisce quanto siano caotiche le legioni di volontari che combattono in Ucraina, dove la documentazione spesso non tiene il passo con la rapida letalità della guerra moderna. La Svizzera si ritrova con una morte confermata ma senza alcun contesto, un vuoto angosciante per il Paese e i familiari del soldato.

Un precedente pericoloso

Questa tragedia non è un caso isolato, ma fa parte di una tendenza crescente e preoccupante. Già prima dell’invasione su vasta scala del febbraio 2022, la giustizia militare svizzera aveva avviato tre procedimenti legati al conflitto in Ucraina. In un caso emblematico del 2015, un uomo ticinese è stato condannato con decreto d’accusa per essersi unito ai separatisti filorussi nella regione di Donetsk.

Ora, con la guerra al culmine della sua intensità, il richiamo del campo di battaglia continua ad attirare cittadini svizzeri, nonostante il rischio di morire o finire in prigione. Questa prima vittima confermata dal 2022 è un cupo monito. Mette in discussione l’identità svizzera fondata sul non intervento e solleva interrogativi scomodi su come lo Stato possa dissuadere i propri cittadini dall’entrare in tritacarne di guerre straniere. Mentre la guerra prosegue, la Svizzera deve prepararsi alla possibilità che questo soldato non sia l’ultimo a tornare a casa in silenzio.