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La fast fashion alimenta la crescente crisi dei rifiuti in Svizzera
La Svizzera genera ogni anno 110’000 tonnellate di rifiuti tessili, ma solo l’1% trova acquirenti sul mercato dell’usato, suscitando preoccupazioni ambientali

La Svizzera si trova ad affrontare una crisi senza precedenti legata ai rifiuti tessili: ogni anno vengono generati ben 110’000 tonnellate di abiti usati. Questa sfida sempre più pressante desta serie preoccupazioni ambientali e mette in evidenza l’urgente necessità di soluzioni sostenibili nel settore della moda. La portata del problema riflette gli elevati livelli di consumo del Paese e la crescente influenza della fast fashion sulle abitudini dei consumatori svizzeri.
Le difficoltà del mercato dell’usato
Il mercato degli abiti di seconda mano in Svizzera deve far fronte a gravi difficoltà: solo l’1% degli abiti usati trova nuovi acquirenti. Secondo Sascha Sardella, responsabile operativo di Tell-Tex, una delle maggiori organizzazioni svizzere per la raccolta di tessili, i vestiti di seconda mano non possono competere con le importazioni di capi nuovi a basso costo dalla Cina. Questo fallimento del mercato fa sì che la maggior parte degli abiti di cui ci si vuole disfare venga incenerita oppure esportata nei Paesi africani, dove spesso finisce in discarica, causando problemi ambientali anche al di fuori dei confini svizzeri.
Le sfide e le soluzioni del riciclaggio
La complessità del riciclaggio dei tessili comporta notevoli difficoltà tecniche, in particolare nel caso degli abiti in fibre miste, difficili da separare. Tell-Tex adotta un approccio proattivo investendo 40 milioni di franchi in un nuovo impianto di riciclaggio, volto a riparare gli abiti, renderne possibile il riutilizzo e trattare le fibre per produrre nuovi capi. La sostenibilità economica di investimenti di questo tipo resta tuttavia incerta. Il processo di riciclaggio ha a sua volta un impatto ambientale dovuto al consumo di energia e al funzionamento dei macchinari, sollevando interrogativi sulla sua sostenibilità complessiva come soluzione.
Le future norme e la risposta del settore
L’introduzione prevista dall’Unione europea nel 2026 della responsabilità estesa del produttore avrà un impatto significativo sull’industria tessile svizzera. Le nuove norme imporranno alle aziende di assumersi la responsabilità dell’intero ciclo di vita dei loro prodotti, compresi la raccolta dei rifiuti e il riciclaggio. Sebbene il cambiamento normativo miri a ridurre i rifiuti, la sua attuazione pratica presenta difficoltà, soprattutto per quanto riguarda i produttori internazionali e il loro coinvolgimento nelle soluzioni europee per la gestione dei rifiuti. Le imprese svizzere si stanno preparando a questi cambiamenti e, nel contempo, devono districarsi nella complessità delle regole applicabili oltre confine.
Le scelte dei consumatori e le raccomandazioni
La soluzione più efficace alla crisi dei rifiuti tessili in Svizzera potrebbe consistere nel cambiare le abitudini dei consumatori. Le iniziative di riciclaggio sono importanti, ma ridurre il consumo di articoli di fast fashion è un modo più diretto per diminuire i rifiuti. I consumatori svizzeri sono invitati a considerare l’impatto ambientale dei propri acquisti di abbigliamento, a scegliere la qualità anziché la quantità e a sostenere i marchi che privilegiano la riparabilità e la sostenibilità. L’attenzione dovrebbe spostarsi dalla gestione dei rifiuti alla loro prevenzione, attraverso scelte di consumo consapevoli.