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Swiss Observer

Il ministro della difesa in testa alla classifica di popolarità mentre cambia la leadership della sicurezza

Il ministro della difesa Martin Pfister è il membro più popolare del Consiglio federale, mentre il Servizio delle attività informative è confrontato con difficoltà di organico

Il ministro della difesa in testa alla classifica di popolarità mentre cambia la leadership della sicurezza
AISWI swissinfo.ch

Il ministro della difesa Martin Pfister è balzato ai vertici della popolarità politica svizzera, conquistando il titolo di consigliere federale più popolare in un netto cambiamento dell’opinione pubblica. Mentre il Paese è alle prese con una situazione di sicurezza precaria, l’ascesa di Pfister segnala che la popolazione desidera una leadership forte in materia di difesa. Questa vittoria personale contrasta però nettamente con le turbolenze che scuotono le istituzioni di cui è responsabile.

Mentre Pfister raccoglie consensi, l’apparato di sicurezza svizzero è confrontato con un vuoto di leadership senza precedenti. Le partenze simultanee del capo dell’esercito e del direttore del servizio informazioni hanno indotto gli osservatori a interrogarsi sulla stabilità dell’architettura di difesa nazionale. Mentre Pfister conquista il primo posto nell’ultimo sondaggio di Tamedia e 20 Minuten, la realtà sottostante è quella di un governo che fatica a mantenere la coesione. Il ministro gode del favore popolare, ma la soddisfazione nei confronti dell’esecutivo nel suo complesso è in forte calo. Ne emerge il quadro complesso di un Paese che si stringe attorno a una figura di riferimento, perdendo però fiducia nel sistema.

La classifica del potere: vincitori, sconfitti e fiducia in calo

Gli ultimi dati dell’istituto di ricerca Leewas sono eloquenti. Sulla base di interviste a ben 14’775 persone in tutta la Svizzera, la gerarchia del potere è stata ridisegnata con chiarezza. Il ministro dell’economia Guy Parmelin conquista il secondo posto, formando un duo di vertice composto dal membro più giovane e da quello più anziano del governo. Il ministro dell’energia Albert Rösti mantiene saldamente il terzo posto e la propria influenza.

Per altri, tuttavia, le notizie sono fosche. La presidente Karin Keller-Sutter è scesa al quarto posto, mentre il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis è al settimo, segnando una notevole perdita di consensi. Ancora più allarmante è la tendenza generale: la soddisfazione complessiva nei confronti del Consiglio federale è in calo. Questa erosione della fiducia si verifica in un momento cruciale e suggerisce che, mentre singoli ministri come Pfister e Baume-Schneider, salita di un posto al sesto, possono curare la propria immagine, la fiducia collettiva dell’elettorato svizzero si sta incrinando sotto il peso degli avvenimenti attuali.

Il capo dell’intelligence denuncia i tagli «alla cieca» al momento delle dimissioni

Dietro le quinte si sta delineando una realtà ben più pericolosa. Christian Dussey, direttore uscente del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), ha lanciato un ultimo avvertimento, mettendo in luce profonde crepe nella strategia di difesa svizzera. In una lettera di dimissioni esplosiva, ottenuta da RTS, Dussey ha rivelato di aver chiesto un aumento urgente di 150 collaboratori per il 2024, per far fronte a una «situazione di sicurezza che la Svizzera non viveva dalla Seconda guerra mondiale».

La sua richiesta non è stata soltanto respinta, ma ha incontrato misure di austerità. Anziché essere rafforzato, il servizio d’informazione si prepara a subire tagli di bilancio a partire dal 2025 e per tre anni consecutivi. Il consigliere agli Stati Charles Juillard non ha usato mezzi termini, dichiarando a RTS che i politici sono stati «ciechi di fronte alle questioni legate alla sicurezza», mentre si concentravano sulla riduzione del debito. Questo scollamento tra la realtà geopolitica e la politica finanziaria ha reso vulnerabili gli occhi e le orecchie del Paese proprio mentre il mondo diventa più instabile.

Un’atmosfera «catastrofica»: le sfide che attendono il servizio

Le conseguenze all’interno della comunità dell’intelligence sono palpabili. Il parlamentare Gerhard Andrey descrive l’atmosfera attuale al SIC come nientemeno che «catastrofica». Il servizio non è soltanto sottofinanziato, ma anche demoralizzato: deve affrontare una crisi di fiducia interna mentre cerca di proteggere il Paese dall’esterno. Le partenze ravvicinate di tre figure chiave della sicurezza, l’ex ministra della difesa Amherd, il capo dell’esercito Süssli e ora il capo dei servizi segreti Dussey, hanno creato una situazione di instabilità perfetta.

Il diplomatico Serge Bavaud assumerà la direzione il 1° novembre, ereditando un servizio in subbuglio. Il suo mandato è imponente: dovrà riorganizzare un’organizzazione divisa e ripristinare la fiducia del personale, operando al tempo stesso con i vincoli imposti proprio dai tagli di bilancio che hanno spinto il suo predecessore a lasciare l’incarico. Mentre la Svizzera affronta questa transizione precaria, la popolarità del ministro della difesa Pfister sarà messa alla prova non dai sondaggi, ma dalla sua capacità di garantire le risorse necessarie a proteggere il Paese.