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Swiss Observer

Tragedia di Crans-Montana: il Paese è in lutto, l’inchiesta mette in luce falle sistemiche

Mentre la Svizzera osserva una giornata nazionale di lutto, il presidente Guy Parmelin ha promesso di trarre insegnamenti dall’incendio di Crans-Montana. La tragedia ha acceso un dibattito nazionale sui limiti del sistema federale svizzero e ha messo in luce gravi lacune nei controlli di sicurezza.

Tragedia di Crans-Montana: il Paese è in lutto, l’inchiesta mette in luce falle sistemiche
AIThe Local Switzerland

Alle 14 in punto di oggi, il ticchettio implacabile della precisione svizzera si fermerà. Un silenzio assordante calerà sulla nazione, mentre la Svizzera affronta una delle giornate più buie della sua storia recente. Dalle affollate linee del tram di Berna alle cime silenziose del Vallese, il Paese si stringe nel lutto per le 40 vite strappate dall’incendio al Le Constellation. Non è soltanto una tragedia, ma un trauma nazionale che ha messo in ginocchio una nazione ricca e sicura di sé.

Le campane delle chiese suoneranno all’unisono in un coro di dolore, segnando un momento che il presidente Guy Parmelin ha definito una «testimonianza di cordoglio condiviso». Ma sotto i riti solenni si avverte un’ondata di sgomento. La commemorazione a Martigny, alla quale partecipano alte cariche da tutta Europa, è il triste fulcro di una catastrofe che ha mietuto vittime di 19 nazionalità diverse. Mentre i treni delle FFS emettono i loro ultimi fischi e i trasporti pubblici si fermano, l’enormità della perdita, decine di adolescenti usciti per festeggiare e mai più tornati a casa, pesa sulla coscienza collettiva svizzera.

La scintilla che ha scatenato l’incubo

In pochi secondi, una festa si è trasformata in una trappola mortale. Gli inquirenti si sono ora concentrati sulla catena catastrofica di eventi: bottiglie di champagne decorate con fontane pirotecniche sono state sollevate troppo vicino al soffitto basso del bar nel seminterrato. Ne è derivato un «flashover», una spaventosa accensione quasi simultanea dell’intero locale. Il combustibile di quell’inferno? Schiuma fonoassorbente altamente infiammabile, installata durante i lavori di ristrutturazione del 2015 senza autorizzazione.

Le prove emerse dall’inchiesta sono schiaccianti. È stato diffuso un video sconvolgente del 2019 in cui si vede il personale avvertire esplicitamente: «Attenti alla schiuma!», mentre venivano accese le fontane pirotecniche. Il filmato dimostra che il pericolo era noto, riconosciuto e ignorato per anni. Non è stato un incidente imprevedibile, ma una bomba a orologeria. Mentre i proprietari del bar, Jacques e Jessica Moretti, sono accusati di omicidio colposo e incendio per negligenza, l’opinione pubblica deve fare i conti con la consapevolezza che questa tragedia si sarebbe potuta evitare. La schiuma, destinata ad attutire i suoni, ha invece messo a tacere una generazione.

Paralisi sistemica: il vuoto nei controlli

Una rivelazione che ha suscitato indignazione in tutto lo spettro politico: le autorità hanno ammesso una grave mancanza amministrativa. Tra il 2020 e il 2025 al Le Constellation non è stato effettuato alcun controllo antincendio. Per cinque anni cruciali, il locale ha operato in una zona d’ombra normativa. Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Feraud, visibilmente scosso, ha ammesso: «Ce ne rammarichiamo profondamente», ma il rammarico non assolve il sistema dal suo fallimento.

La Svizzera, spesso celebrata come «il Paese delle regole», non è riuscita a far rispettare le norme più elementari. La legge impone controlli annuali per locali di questo tipo, eppure i pompieri comunali semplicemente non si sono presentati. Questa lacuna nei controlli ha permesso che la combinazione letale di sovraffollamento e materiali infiammabili persistesse senza essere rilevata. Il Comune ha promesso di affidare le verifiche a enti esterni, ma questa corsa ai ripari mette in luce una profonda inerzia. La domanda che brucia nella mente dell’opinione pubblica è semplice: quanti altri locali operano attualmente nella stessa zona d’ombra?

Una generazione perduta

Le statistiche sono strazianti, soprattutto per la giovane età delle vittime. L’età media dei morti è di appena 19 anni. Ancora più devastante, la metà delle 40 vittime era minorenne, alcune avevano appena 14 anni. Non erano adulti che si assumevano dei rischi, ma ragazzi che festeggiavano il Capodanno. L’incendio ha decimato una generazione di giovani, lasciando alle famiglie in Svizzera, Francia e Italia il compito di affrontare una vita di dolore. Al momento, 83 sopravvissuti sono ancora ricoverati in ospedale; molti lottano contro gravi ustioni in centri specializzati e vedranno la propria vita cambiare per sempre.

Le conseguenze vanno oltre i confini del Vallese. Tra i morti figurano nove cittadini francesi e sei italiani, e la tragedia ha attirato sul posto capi di Stato dei Paesi vicini. Ma l’impatto più forte si avverte a livello locale. L’elevato numero di giovani vittime ha travolto la comunità, trasformando il centro congressi, solitamente luogo d’incontro per gli affari, in un punto di ritrovo per famiglie in cerca disperata di notizie. La perdita di un futuro potenziale è incalcolabile, un vuoto che nessun lutto potrà colmare.

In frantumi il mito della perfezione

La catastrofe di Crans-Montana non ha soltanto distrutto un edificio, ma ha incrinato l’immagine di una Svizzera infallibile. I critici internazionali si chiedono come una tragedia di tale portata possa accadere in un Paese sinonimo di sicurezza e regolamentazione. Il disastro mette a nudo la fragilità del sistema federalista, nel quale importanti responsabilità in materia di sicurezza sono delegate ai Comuni, che potrebbero non disporre delle risorse o della diligenza necessarie per far rispettare le norme. Come ha osservato la stampa italiana, è ora che la Svizzera «affronti la realtà».

Il cambiamento è già in corso. Il Canton Vaud si è mosso rapidamente, diventando il primo a vietare gli effetti pirotecnici negli spazi chiusi: una misura presa sull’onda dei fatti che sottolinea la precedente mancanza di lungimiranza. Il presidente Parmelin ha promesso di «trarre insegnamenti», ma promesse vaghe suonano vuote di fronte a 40 bare. Il dibattito è ormai acceso: occorre riformare in modo centralizzato il sistema federale svizzero per impedire che la negligenza locale diventi letale? Il Paese si trova a un bivio e deve decidere se il suo modo tradizionale di fare le cose valga il prezzo di mettere a rischio la sicurezza dei suoi figli.