Crans-Montana
L'inchiesta sull'incendio di Crans-Montana rivela anni di avvertimenti ignorati sulla sicurezza
Le conseguenze del devastante incendio di Capodanno a Crans-Montana si aggravano: secondo nuove rivelazioni, gli ispettori della sicurezza avevano segnalato problemi al bar «Le Constellation» già dal 2018. La tragedia è ora al centro di un intenso scrutinio internazionale che danneggia la reputazione della Svizzera.

Il mito dell'infallibilità svizzera è andato in fumo insieme alla tragica perdita di 40 giovani vite. L'incendio della notte di Capodanno al «Le Constellation» di Crans-Montana non è più soltanto una tragedia nazionale: si è trasformato in una crisi diplomatica internazionale. Con 116 feriti gravi e cittadini stranieri, tra cui sei italiani, fra le vittime, la Svizzera è sottoposta a una raffica di critiche per la quale è del tutto impreparata. La narrazione di una nazione alpina sicura e ordinata si sgretola sotto il peso di una grave negligenza.
I media stranieri, in particolare quelli italiani, criticano duramente la risposta svizzera. I giornalisti definiscono il disastro una «morte da Medioevo» e descrivono un sistema che ha anteposto il profitto alla protezione dei giovani. Carmelo Abbate di Mediaset ha condannato l'accaduto definendolo una «trappola dovuta ad avidità e noncuranza». Non si tratta semplicemente di un incidente: a livello globale è considerato un tradimento sistemico. La pressione aumenta e, per la prima volta da decenni, il mondo guarda la Svizzera non con ammirazione, ma con orrore e incredulità.
La cronaca di una negligenza fatale
La catastrofe al «Le Constellation» non era una questione di «se», ma di «quando». Rivelazioni scioccanti confermano che le autorità erano al corrente di gravi violazioni delle norme di sicurezza già dal 2018. Gli ispettori avevano segnalato che il locale era privo di piani di evacuazione di base e che non erano state individuate le posizioni degli estintori. Nonostante questi segnali d'allarme, il bar ha potuto continuare a operare, ignorando la sicurezza dei suoi clienti. L'aspetto più grave è la sequenza di omissioni: dopo le ispezioni del 2016, 2018 e 2019, tra il 2020 e il 2025 non è stato effettuato alcun controllo ufficiale della sicurezza.
Per cinque anni estenuanti, il «Le Constellation» è sfuggito ai controlli del sistema comunale. Nel gennaio 2018, al gerente Jacques Moretti era stato ordinato esplicitamente di limitare la capienza a 100 persone per piano: una direttiva che sembra essere stata ignorata, con conseguenze fatali. Da allora il Comune ha riconosciuto che questa omissione è stata una «grave mancanza», scuse vuote che non offrono alcun conforto alle famiglie in lutto. È stata una catastrofe causata dall'apatia burocratica, in cui gli avvertimenti ripetuti sono stati soffocati dal trambusto di una località turistica molto frequentata.
Condanne penali e cecità burocratica
Come può un uomo con una condanna per istigazione alla prostituzione ottenere una licenza per gestire un bar frequentato da giovani? È la domanda esplosiva che scuote il governo cantonale vallesano. Jacques Moretti, il gerente al centro di questa tragedia, nel 2008 era stato condannato da un tribunale francese a 12 mesi di carcere. Eppure, sotto gli occhi delle autorità di vigilanza svizzere, gli è stata concessa l'autorizzazione a gestire più esercizi pubblici a Crans-Montana.
La legge vallesana impone esplicitamente che i titolari di una licenza godano di una «reputazione irreprensibile» o, quantomeno, non abbiano condanne che mettano a rischio la gestione dell'attività. Il fatto che il passato di Moretti non abbia portato a un rifiuto immediato mette in luce una grave lacuna nelle verifiche. Il Comune non ha chiesto un estratto del casellario giudiziale in Francia? Oppure semplicemente non se n'è curato? Il Comune sostiene ora di aver trasmesso gli incarti al Ministero pubblico, ma il danno è fatto. Il sistema ideato per escludere gli esercenti pericolosi ha fallito clamorosamente, consentendo a un criminale condannato di gestire un locale diventato una trappola mortale.
Il sistema giudiziario sotto assedio
Le conseguenze dell'incendio sono state caotiche quanto l'incendio stesso e hanno alimentato le accuse di insabbiamento. Il Ministero pubblico vallesano è duramente criticato per una serie di incomprensibili errori procedurali. In un primo momento le autorità non hanno disposto la carcerazione preventiva dei proprietari del bar e sono intervenute contro Jacques Moretti solo dopo forti pressioni dall'Italia, mentre sua moglie Jessica, accusata di aver organizzato i fuochi d'artificio fatali, è rimasta in libertà.
Gli esperti di diritto penale sono sgomenti per la gestione dilettantesca della scena del crimine. Secondo le notizie, gli inquirenti non hanno eseguito autopsie su diverse vittime e hanno omesso di sequestrare subito i telefoni cellulari, prove fondamentali che avrebbero potuto ricostruire gli ultimi momenti all'interno del bar. Serge Enderlin di Le Monde osserva che l'«atteggiamento disfunzionale» delle autorità fa pensare a un tentativo di seppellire la verità. Con prove importanti che potrebbero essere andate perse e una giustizia lenta, le famiglie delle vittime si chiedono se in Vallese la giustizia sia riservata soltanto ai privilegiati.
La fine del mito del «porto sicuro»
L'incendio di Crans-Montana ha fatto ciò che gli scandali finanziari non erano riusciti a fare: ha scosso profondamente la fiducia del mondo nella sicurezza svizzera. Alexandre Edelmann di Presenza Svizzera ammette che la copertura mediatica è «senza precedenti» e supera persino quella dell'incidente del volo Swissair 111. Le conseguenze sono concrete e immediate: gli eventi promozionali previsti alle Olimpiadi di Milano-Cortina sono già stati annullati, mentre la Svizzera si affanna a contenere i danni diplomatici.
È un momento decisivo per il Paese. L'etichetta «Qualità svizzera», solitamente sinonimo di precisione e sicurezza, è ora macchiata dalla negligenza. Non possiamo più nasconderci dietro la nostra reputazione. Mentre nel 2025 vengono effettuate in fretta 1'400 ispezioni dettate dal panico, si tratta del classico caso in cui si chiude la stalla quando i buoi sono già scappati. La Svizzera deve ora fare i conti con una realtà dolorosa: il nostro sistema federalista presenta delle crepe, la vigilanza è lacunosa e, senza una riforma radicale dei controlli sulla sicurezza pubblica, l'immagine di una «Svizzera sicura» potrebbe andare perduta per sempre.