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Swiss Observer

Dopo l’incendio di Crans-Montana: brucia il memoriale e aumentano le tensioni diplomatiche e giudiziarie

Una serie di recenti avvenimenti ha intensificato le ripercussioni del mortale incendio di Capodanno a Crans-Montana. Un memoriale dedicato alle vittime ha preso fuoco accidentalmente, mentre il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha discusso con i dirigenti italiani della controversa inchiesta e un avvocato di una famiglia colpita ha chiesto la ricusazione dei procuratori, parlando di «gravi mancanze».

Dopo l’incendio di Crans-Montana: brucia il memoriale e aumentano le tensioni diplomatiche e giudiziarie
AISWI swissinfo.ch

Una crudele ironia ha colpito il cuore del Vallese. In un’inquietante svolta degli eventi, proprio il luogo dedicato al lutto per le 41 vittime della tragedia al bar Le Constellation è stato a sua volta devastato dalle fiamme. Domenica alle 6 del mattino i servizi di soccorso sono accorsi in Rue Centrale, dove il fuoco ha avvolto il tavolo commemorativo, un insieme solenne di omaggi diventato un punto di riferimento per una nazione in lutto. In un primo momento gli specialisti della polizia scientifica hanno preso d’assalto la scena, temendo il peggio, ma la polizia ha escluso l’incendio doloso. Le fiamme sono divampate accidentalmente, innescate proprio dalle candele accese in memoria dei morti.

L’episodio è una cupa metafora di una comunità incapace di trovare pace. Anche se i pompieri hanno spento rapidamente le fiamme, salvando il prezioso libro delle condoglianze, la ferita psicologica resta. L’incendio della notte di Capodanno, che ha lasciato oltre 100 superstiti alle prese con gravi ustioni, continua a proiettare un’ombra lunga e oscura su Crans-Montana. Questo secondo incendio, pur circoscritto sul piano materiale, ha riacceso il trauma ancora vivo di una tragedia che per la Svizzera resta una ferita aperta.

A Milano esplode la tensione diplomatica

Le tensioni sono alle stelle ai massimi livelli di governo, mentre le ripercussioni della tragedia superano i confini nazionali. A Milano il presidente della Confederazione Guy Parmelin si è trovato sulla difensiva di fronte alla prima ministra italiana Giorgia Meloni, visibilmente commossa. Con sei cittadini italiani tra i morti, Roma non è più disposta a restare a guardare. Meloni ha espresso forti dubbi e frustrazione riguardo al procedimento giudiziario svizzero, prendendo di mira in particolare la controversa decisione di rimettere in libertà su cauzione il proprietario del bar.

Parmelin ha difeso con fermezza l’integrità delle istituzioni svizzere, respingendo le critiche. «Le ho spiegato che esiste una separazione dei poteri e che ora spetta alla giustizia fare il proprio lavoro», ha dichiarato, tracciando una netta distinzione tra emozioni politiche e procedura giudiziaria. L’incontro si è svolto a margine dei Giochi olimpici invernali, simbolo di unità, ma l’atmosfera era carica della gravità dell’inchiesta in corso. La richiesta italiana di un’inchiesta congiunta lascia intravedere una possibile frattura diplomatica e mette alla prova l’autonomia della Svizzera nella gestione di una delle più gravi catastrofi della sua storia recente.

Il sistema giudiziario sotto assedio

Il fronte giudiziario si sta facendo altrettanto instabile di quello diplomatico. La fiducia nell’inchiesta si incrina: un avvocato che rappresenta una famiglia colpita ha chiesto formalmente la ricusazione dei procuratori, denunciando «gravi mancanze». È una svolta clamorosa che minaccia di compromettere il procedimento e di alimentare ulteriormente la rabbia dell’opinione pubblica. L’accusa lascia intendere che la gestione del caso Le Constellation potrebbe essere viziata, dando credito allo scetticismo espresso dagli osservatori internazionali.

Questa iniziativa giudiziaria arriva in un momento cruciale. L’Italia critica già i tempi e la trasparenza dell’inchiesta, e le accuse di irregolarità provenienti dall’ambito delle famiglie delle vittime aggiungono urgenza e scandalo. La giustizia svizzera si trova ora a combattere su due fronti: mantenere credibilità diplomatica con Roma e respingere le accuse interne di incompetenza o parzialità. La liberazione su cauzione del proprietario del bar è stata la scintilla; le nuove accuse sono benzina sul fuoco. La pressione sulla procura vallesana aumenta: deve dimostrare che la giustizia per i 41 morti non sarà né ritardata né negata.

La collaborazione oltreconfine nel dolore

Tra dispute giudiziarie e schermaglie politiche, nei tranquilli corridoi degli ospedali milanesi prosegue un importante lavoro sul piano umano. Il presidente Parmelin ha fatto visita ai superstiti in cura per gravi ustioni, constatando di persona il costo umano della tragedia. Qui il racconto passa dal conflitto alla collaborazione. «Le condizioni dei feriti stanno migliorando», ha osservato Parmelin, lodando la «eccellente» collaborazione sanitaria tra i due Paesi. Questa alleanza medica è stata una risorsa fondamentale: ha accelerato il difficile processo di identificazione delle vittime e garantito cure di altissimo livello a oltre 100 feriti.

Mentre avvocati e politici discutono di responsabilità e competenze, le équipe mediche colmano le distanze. Lo ha sottolineato anche l’incontro di Parmelin con il presidente italiano Sergio Mattarella, che si è detto «impressionato dal lavoro svolto in Svizzera». Tuttavia, il percorso verso la guarigione dei superstiti, e quello per ricucire i rapporti tra Berna e Roma, è ancora lungo. Mentre la Svizzera si prepara ai Giochi olimpici del 2026, l’eredità di Crans-Montana pesa sul futuro e impone che la collaborazione nelle emergenze sia non solo reattiva, ma anche rafforzata e rinnovata.