Femminicidio
Il Cantone di Berna riconoscerà ufficialmente il «femminicidio» nelle statistiche sulla criminalità
In una prima per la Svizzera, il governo del Cantone di Berna ha accettato di classificare e registrare esplicitamente i femminicidi nelle statistiche ufficiali sulla criminalità, con l’obiettivo di renderli più visibili e affrontare la violenza patriarcale, in attesa di una definizione nazionale.

Il Cantone di Berna è pronto a chiamare le cose con il loro nome. Con una decisione che mette in discussione decenni di eufemismi, il Consiglio di Stato si è detto disposto a classificare esplicitamente il «femminicidio» nelle statistiche ufficiali sulla criminalità. Non si tratta di un semplice adeguamento burocratico, ma di un cambiamento radicale nel modo in cui lo Stato riconosce la violenza letale contro le donne. Per troppo tempo questi crimini sono stati celati dietro etichette vaghe, ma ora il governo bernese mostra di voler affrontare la realtà senza mezzi termini.
La richiesta di trasparenza arriva in un momento cruciale. Il governo sostiene l’introduzione di una categoria specifica nelle statistiche annuali: una scelta che segna una svolta rispetto alla tendenza a considerare questi episodi tragedie isolate. Accettando di dare un nome al crimine, Berna compie un passo deciso verso il riconoscimento delle esperienze delle vittime e della natura sistemica della violenza. Il messaggio è chiaro: l’invisibilità statistica delle donne uccise sta per finire.
Svelare le radici patriarcali
La violenza contro le donne non è una «questione privata», ma una crisi strutturale. È questo il motivo alla base della mozione presentata dal deputato ecologista Manuel C. Widmer, che ha portato alla risposta del governo. Gli autori della mozione sostengono che il femminicidio è l’espressione estrema della violenza profondamente radicata nelle strutture di potere patriarcali. Storicamente, tuttavia, le autorità svizzere non hanno disposto di un’istituzione ufficiale che documenti sistematicamente questa specifica forma di crimine.
La mancanza di dati è un silenzio eloquente. Senza una categoria dedicata, le dinamiche specifiche degli omicidi legati al genere restano nascoste nei dati più generali sugli omicidi. I promotori del cambiamento affermano che, finché la violenza inflitta alle donne sarà liquidata come una questione domestica anziché riconosciuta come un problema di sicurezza pubblica, lo Stato verrà meno al proprio dovere di protezione. L’iniziativa chiede al Cantone di smettere di voltarsi dall’altra parte e di cominciare a misurare, nel senso più letterale, il costo del patriarcato.
L’attesa decisiva per criteri nazionali
Berna, tuttavia, non vuole procedere da sola. Pur condividendo il principio, il Consiglio di Stato frena un’attuazione immediata e unilaterale. Il governo afferma esplicitamente che sarebbe «inopportuno» limitare queste cifre al solo Cantone di Berna. Chiede invece un approccio comune e attende che siano definite a livello nazionale una definizione e criteri standardizzati prima di registrare questi atti di violenza.
Affidarsi al coordinamento federale è un’arma a doppio taglio. Da un lato, garantisce che i dati siano comparabili in tutto il Paese, un fattore fondamentale per elaborare politiche efficaci. Dall’altro, rischia di ritardare un riconoscimento urgente mentre la burocrazia fa il suo corso. Berna rimanda al postulato federale «Studio di fattibilità sulla tenuta di statistiche sui femminicidi», passando di fatto la palla al Consiglio federale. La posizione è pragmatica: senza una definizione unica, le statistiche potrebbero risultare inefficaci sul piano giuridico e analitico. Il Cantone è pronto ad agire, ma solo quando il resto della Svizzera sarà pronto a procedere all’unisono.
Ridefinire il racconto
Le parole contano, e il termine «femminicidio» si sta facendo spazio nel lessico svizzero. Come hanno osservato con efficacia gli autori della mozione: «In Svizzera, il termine “femminicidio” non è ancora saldamente radicato nel dibattito politico». Questa iniziativa rappresenta una battaglia decisiva per cambiare la situazione. Integrando il termine nei documenti ufficiali dello Stato, il governo legittima un concetto di cui le attiviste parlano da anni.
Le conseguenze di questo cambiamento vanno ben oltre un foglio di calcolo. Se adottato a livello nazionale, come suggerisce Berna, imporrebbe a tutto il Paese di fare i conti con la violenza di genere. Sposterebbe il dibattito dalla sfera privata della casa a quella pubblica della responsabilità politica. Berna ha acceso la miccia; ora cresce la pressione sul Consiglio federale affinché uniformi la terminologia e garantisca che ogni donna uccisa in quanto donna venga conteggiata, nominata e ricordata.