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Swiss Observer

Amnesty International apre a Berna un ufficio in esilio per Hong Kong

Un’organizzazione per i diritti umani apre una nuova sede nella capitale svizzera dopo aver chiuso le attività a Hong Kong, sottolineando il ruolo della Svizzera nella protezione delle organizzazioni internazionali della società civile.

Amnesty International apre a Berna un ufficio in esilio per Hong Kong
AISWI swissinfo.ch

Berna è diventata la nuova, intransigente prima linea per le voci messe a tacere di Hong Kong. Con una mossa strategica audace, Amnesty International ha aperto un ufficio in esilio nella capitale svizzera, segnalando che non intende lasciare che le pressioni autoritarie mettano a tacere la difesa dei diritti umani. Non si tratta di un semplice trasferimento amministrativo, ma di una dichiarazione di resilienza. Piantando la propria bandiera a Berna, l’organizzazione assicura che la lotta per le libertà civili a Hong Kong prosegua, anche a 9.000 chilometri di distanza.

L’apertura di questa sede segna una svolta decisiva per l’organizzazione. Jean-Marie Banderet, portavoce della sezione svizzera della ONG, ha confermato ufficialmente l’esistenza della sede di Berna. Le porte della sede fisica a Hong Kong sono state chiuse, ma l’apertura di questo ufficio nel cuore della Svizzera dimostra che la comunità internazionale resta vigile. La capitale svizzera è ora il centro operativo delle attività che non possono più svolgersi sul suolo cinese, a dimostrazione che le frontiere non possono contenere la richiesta di giustizia.

Fuggire dalla repressione

La strada verso Berna è stata aperta dal brutale smantellamento della società civile a Hong Kong. Fino al 2021, Amnesty International operava direttamente sul territorio e si occupava dei casi sul posto. Quell’anno ha però segnato una svolta devastante. Di fronte alla repressione incessante dell’opposizione da parte della Cina e all’imposizione di rigide misure di sicurezza, l’organizzazione è stata costretta a prendere la dolorosa decisione di chiudere i propri uffici locali. I rischi per il personale e i membri erano semplicemente diventati insormontabili.

Questo esodo non è stato una ritirata isolata, bensì una necessaria strategia di sopravvivenza. Il vuoto operativo lasciato dalla chiusura del 2021 ha costretto l’organizzazione a disperdere le proprie attività regionali in tutto il mondo. Per quasi quattro anni, la rete ha operato in modo frammentato, affrontando le enormi difficoltà logistiche dell’esilio. L’apertura dell’ufficio di Berna riunisce questi sforzi, trasformando una ritirata dispersa in una controffensiva coordinata e centralizzata contro la repressione.

Aihko: indipendente e irremovibile

Amnesty International Hong Kong Overseas (Aihko) non è una filiale, ma un’entità autonoma nata dalla necessità. È importante sottolineare che il nuovo ufficio opera in totale indipendenza dalla sezione svizzera di Amnesty. A gestirlo sono proprio le persone che conoscono meglio la lotta: membri di Hong Kong che vivono in esilio. Questa struttura assicura che la voce del movimento rimanga autentica, non diluita e guidata da chi ha assistito personalmente all’erosione delle proprie libertà.

Dando alla diaspora la possibilità di assumere un ruolo guida, Aihko trasforma la narrazione da una storia di vittimizzazione a una di capacità d’azione. Questi membri, oggi sparsi in tutto il mondo, sfruttano la sicurezza offerta dalla Svizzera per coordinare attività di advocacy che in patria sarebbero criminalizzate. Questo modello operativo particolare consente di concentrarsi specificamente sulla regione, senza i vincoli del mandato più ampio della sezione nazionale svizzera, e fa sì che le specificità della crisi di Hong Kong restino al centro dell’agenda globale dei diritti umani.

Il ruolo cruciale della Svizzera

La Svizzera sta consolidando rapidamente il proprio ruolo di custode globale delle organizzazioni della società civile minacciate. L’arrivo di Aihko a Berna sottolinea il ruolo cruciale del Paese nella protezione degli attivisti dalla repressione transnazionale. Mentre altri Paesi devono fare i conti con le pressioni diplomatiche della Cina, la Svizzera offre a queste voci una piattaforma stabile per farsi sentire senza timore di ritorsioni immediate. Questa iniziativa si inserisce nel quadro delle crescenti richieste al Governo svizzero di intervenire con decisione per proteggere le comunità della diaspora, tra cui tibetani e uiguri, che affrontano minacce simili.

La presenza di un ufficio in esilio così in vista comporta tuttavia anche alcune complessità diplomatiche. Mette il Governo svizzero di fronte alla sfida di mantenere la propria tradizione umanitaria e, al contempo, gestire una relazione delicata con Pechino. Il messaggio è però chiaro: la sicurezza offerta dalla Svizzera è ormai una risorsa strategica per il movimento globale per i diritti umani. Con l’inizio delle attività di Aihko, gli occhi saranno puntati su Berna per vedere in che modo questo rifugio influenzerà la lotta per la libertà in corso nell’Asia orientale.