Vai al contenuto
Swiss Observer

Il 40% del legno svizzero viene bruciato direttamente, con conseguenze per l’ambiente

Un nuovo studio dell’Empa rivela che in Svizzera si ricicla solo l’8% del legno, aprendo un dibattito sulla gestione sostenibile delle risorse.

AI16 dicembre 2024Il nostro processo editoriale
Il 40% del legno svizzero viene bruciato direttamente, con conseguenze per l’ambiente
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera sta bruciando il proprio potenziale. Ben il 40% del legname raccolto nel Paese finisce direttamente nei forni, senza alcuna possibilità di riutilizzo o riciclaggio. Questo dato allarmante emerge da uno studio pionieristico dei Laboratori federali svizzeri di scienza e tecnologia dei materiali (Empa), pubblicato sul Journal of Industrial Ecology. Ogni anno la Svizzera raccoglie tra cinque e sette milioni di metri cubi di legno, eppure una quota considerevole di questa preziosa materia prima viene subito ridotta in cenere per produrre energia.

L’inefficienza emerge chiaramente dal confronto con altri settori. Mentre la Svizzera vanta un tasso di riciclaggio della carta del 70%, quello del legno crolla a un misero 8%. Questa disparità mette in luce una lacuna importante nella strategia di sostenibilità del Paese. Bruciando il legno subito dopo il taglio, la Svizzera tratta di fatto un materiale da costruzione versatile e durevole come un combustibile usa e getta. Mentre il Paese persegue ambiziosi obiettivi climatici, questa mentalità del «bruciare subito» rappresenta un’occasione importante persa per sfruttare al massimo il ciclo di vita delle risorse naturali.

La crisi del pozzo di carbonio: perché è importante conservarlo

Il legno non è solo un materiale, è anche un deposito di carbonio. Crescendo, gli alberi assorbono CO2 dall’atmosfera e costituiscono un’importante difesa contro il cambiamento climatico. Tuttavia, quando il legno viene bruciato subito, il carbonio immagazzinato è rilasciato all’istante nell’atmosfera. I ricercatori dell’Empa sostengono che questa tendenza attuale sia «ben lontana dall’ideale» per un Paese che mira a raggiungere la neutralità climatica.

Per contrastare efficacemente il riscaldamento globale, il legno deve rimanere il più a lungo possibile nella «tecnosfera», ossia nell’ambiente creato dall’uomo. Ogni anno in cui una trave di legno sostiene un tetto è un anno in più in cui il carbonio resta immagazzinato. Dando la priorità alla produzione immediata di energia rispetto all’impiego come materiale, la Svizzera accelera involontariamente il rilascio di carbonio invece di conservarlo. Il consenso scientifico è chiaro: il ruolo principale del legno nella transizione ecologica deve essere quello di alternativa durevole a materiali come il cemento e l’acciaio, la cui produzione richiede grandi quantità di combustibili fossili, e non quello di combustibile di rapida convenienza. La capacità del bosco di fungere da pozzo di CO2 è seriamente compromessa se il legname raccolto è destinato alla stufa anziché alla segheria.

Uso a cascata: costruire prima di bruciare

La soluzione richiede un cambiamento radicale verso l’«uso a cascata». I ricercatori dell’Empa e dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) chiedono di stabilire una gerarchia rigorosa nell’impiego del legno. Secondo questo modello, l’albero abbattuto deve innanzitutto essere destinato al suo impiego più nobile: diventare travi, assi e materiali da costruzione di alta qualità. Questi prodotti dovrebbero essere mantenuti e riutilizzati per decenni, prolungando il periodo durante il quale il legname immagazzina carbonio.

Solo quando il legno non è più in grado di sostenere strutturalmente un edificio o non può essere trasformato in mobili dovrebbe essere ridotto in componenti più piccoli, come cippato o pannelli di fibra. Il forno dovrebbe essere l’ultima risorsa, la destinazione finale soltanto quando il materiale non può più essere impiegato in altro modo. Attualmente, il sistema svizzero interrompe questo ciclo, saltando fasi intermedie preziose. Adottare questo approccio a cascata non è solo una questione di efficienza: è una necessità economica e ambientale. Trasformando il legno da combustibile usa e getta in una risorsa durevole, la Svizzera può ridurre drasticamente la dipendenza da materiali importati ad alto consumo energetico, mantenendo al contempo il carbonio nazionale immagazzinato negli edifici.

L’imperativo delle emissioni nette zero: preparare il futuro della selvicoltura svizzera

La posta in gioco per la selvicoltura svizzera non è mai stata così alta. Con l’accelerazione del cambiamento climatico e la siccità che minaccia la salute stessa dei boschi svizzeri, la gestione del legname raccolto diventa una questione di urgenza nazionale. Non possiamo permetterci di sprecare risorse. Il bosco e l’uso intelligente delle sue risorse svolgono un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi svizzeri di emissioni nette pari a zero.

Per ridurre la quota del 40% di legno bruciato occorre una riforma sistemica, che coinvolga cambiamenti politici, adeguamenti nel settore delle costruzioni e una maggiore consapevolezza dei consumatori. Se la Svizzera vuole essere all’avanguardia nella gestione sostenibile delle risorse, deve considerare il proprio legname una riserva strategica, non legna da ardere. Lo studio dell’Empa è un importante campanello d’allarme: il percorso verso un futuro sostenibile si costruisce con il legno, non lo si alimenta bruciandolo. Guardando al 2050, il successo non si misurerà soltanto dal numero di alberi piantati, ma anche da quanto sapremo usare con saggezza quelli che abbattiamo. L’era della combustione diretta deve finire per lasciare spazio a quella della conservazione sostenibile.