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Swiss Observer

La Svizzera celebra l’Earth Overshoot Day con tre settimane d’anticipo

Se adottato a livello globale, il ritmo di consumo delle risorse del Paese richiederebbe 2,9 pianeti

La Svizzera celebra l’Earth Overshoot Day con tre settimane d’anticipo
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera è ufficialmente in bancarotta, dal punto di vista ecologico. Da mercoledì 7 maggio 2025, il Paese ha esaurito completamente il proprio budget annuale di risorse naturali, entrando in debito ecologico con ben 20 giorni di anticipo rispetto al 2024. Questa accelerazione drammatica segnala una grave battuta d’arresto negli sforzi per la sostenibilità e costringe il Paese a vivere «a credito», attingendo alle risorse delle generazioni future per i restanti sette mesi dell’anno.

Il concetto, noto come Earth Overshoot Day, indica il momento in cui la domanda umana supera la capacità degli ecosistemi del pianeta di rigenerare le risorse naturali. Sebbene la Svizzera vada spesso fiera dei suoi paesaggi incontaminati e della sua efficienza, i dati rivelano una realtà più dura: le abitudini di consumo del Paese non sono sostenibili e si stanno orientando sempre più nella direzione sbagliata. Invece di posticipare la data, la Svizzera corre verso l’esaurimento delle risorse, ampliando il divario tra il proprio stile di vita e i limiti fisici del pianeta.

Il problema dei 2,9 pianeti

Se il resto del mondo adottasse lo stile di vita svizzero, l’umanità avrebbe bisogno di 2,9 pianeti per sopravvivere. Questa statistica allarmante, diffusa dal movimento #Movethedate Svizzera, sottolinea l’enorme appetito di una delle nazioni più ricche del mondo. L’impronta svizzera non è soltanto pesante: è schiacciante.

I principali fattori alla base di questo consumo sono profondamente radicati nel tenore di vita svizzero: i trasporti, l’abitazione e un’alimentazione ricca di cibi ad alto consumo di risorse. Inoltre, la dipendenza del Paese dai beni importati, in particolare dispositivi elettronici e articoli di lusso, trasferisce altrove nel mondo il suo impatto ambientale. Il paesaggio svizzero può apparire verde, ma le catene di approvvigionamento che sostengono l’economia del Paese consumano risorse globali a un ritmo insostenibile. Questa discrepanza tra la pulizia locale e l’impatto globale rivela il lato oscuro del consumismo e della comodità in Svizzera.

Il fallimento sistemico prevale sulle scelte personali

Basta dare la colpa al bidone del riciclaggio: il vero problema è nel sistema. Un rapporto fondamentale sottolinea che gli sforzi individuali, per quanto scrupolosi, possono ridurre l’impatto sul clima e sulle risorse al massimo del 20%. Il restante 80% dei danni è determinato da fattori strutturali: politiche governative, investimenti nelle infrastrutture e pratiche industriali.

Questa netta ripartizione 80/20 mette in luce i limiti dei discorsi sulla responsabilità personale. Ai cittadini si chiede di volare meno e mangiare meno carne, ma il grosso del lavoro deve derivare da cambiamenti radicali nei settori energetici, nelle reti di trasporto e nell’economia circolare. Senza una revisione radicale della struttura dell’economia svizzera e della destinazione degli investimenti, posticipare la data del sovrasfruttamento resta matematicamente impossibile. L’onere del cambiamento deve spostarsi dalle economie domestiche ai palazzi del potere.

Lo scontrino dei conti da saldare a Zurigo

In una protesta visiva d’impatto, attivisti di Greenpeace e studenti di design della Zürcher Hochschule der Künste hanno trasformato il centro storico di Zurigo in una scena di assunzione di responsabilità. Hanno srotolato uno scontrino lungo ben 70 metri, rappresentazione concreta del conto ecologico del Paese, ormai in scadenza.

L’installazione presentava 127 domande sulla protezione dell’ambiente e la crescita economica, una per ciascuno dei 127 giorni impiegati dalla Svizzera per consumare la sua quota annuale di risorse. Questo gesto simbolico mette i passanti di fronte al vero costo del «business as usual». Ricorda concretamente che, mentre l’economia può crescere, il capitale naturale che la sostiene è in bancarotta. Mentre lo scontrino si snoda sui ciottoli, pone una domanda silenziosa ma assordante: per quanto tempo la Svizzera può permettersi di ignorare il prezzo della sua prosperità?