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Swiss Observer

Giovani uomini ucraini arrivano in massa in Svizzera per chiedere protezione dopo la revoca del divieto di uscita dal Paese

Da settembre, circa 1’000 richieste di protezione con statuto S presentate da cittadini ucraini tra i 18 e i 22 anni. Dopo l’introduzione delle nuove regole ucraine sull’uscita dal Paese per gli uomini in età di servizio militare, le richieste settimanali sono passate da 3 a 185.

Giovani uomini ucraini arrivano in massa in Svizzera per chiedere protezione dopo la revoca del divieto di uscita dal Paese
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera assiste a un importante cambiamento demografico tra i richiedenti l’asilo: un’ondata di giovani uomini ucraini sta arrivando nel Paese. Dall’inizio di settembre, cittadini ucraini di sesso maschile tra i 18 e i 22 anni hanno presentato circa 1’000 richieste di protezione con statuto S, un dato che ha colto di sorpresa le autorità. La rapidità dell’aumento è impressionante. A fine agosto la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) registrava appena tre richieste settimanali da parte di questa fascia della popolazione. A metà ottobre il dato era salito vertiginosamente a 185 richieste alla settimana, un massimo provvisorio che sottolinea la volatilità dell’attuale situazione migratoria.

Non si tratta di un arrivo graduale, ma di un’improvvisa impennata. Attualmente, questa specifica fascia d’età rappresenta il 30% di tutte le nuove richieste di statuto S trattate in Svizzera. L’elevato numero di domande in un periodo così breve evidenzia l’impatto immediato dei cambiamenti geopolitici sulle questioni interne svizzere. Sebbene i centri federali d’asilo abbiano gestito gli arrivi iniziali, il rapido passaggio da cifre a una sola cifra a centinaia di richieste nel giro di poche settimane ha riportato l’attenzione sulla capacità della Svizzera di far fronte a improvvisi aumenti della popolazione.

Il cambiamento di rotta di Kyiv innesca l’esodo

La causa di questa impennata migratoria va ricercata direttamente a Kyiv. L’aumento degli arrivi coincide esattamente con la revoca, in agosto, del divieto di uscita dal Paese imposto dal governo ucraino, che in precedenza limitava gli spostamenti degli uomini tra i 18 e i 22 anni. L’entrata in vigore delle nuove regole sull’uscita dal Paese ha avuto effetti immediati. Giovani uomini, finora impossibilitati a lasciare il Paese a causa delle disposizioni legate alla guerra, hanno cominciato a spostarsi attraverso l’Europa, facendo della Svizzera una destinazione privilegiata.

È importante contestualizzare questo fenomeno: questi uomini non stanno fuggendo da un’imminente chiamata alle armi. Come ha confermato la SEM, l’età attuale per la mobilitazione e il servizio militare in Ucraina è di 25 anni. Pertanto, i giovani tra i 18 e i 22 anni non stanno tecnicamente evitando una chiamata attiva al fronte. La revoca del divieto ha tuttavia chiaramente creato un’opportunità che migliaia di persone stanno cogliendo senza esitazione. Il nesso è innegabile: pochi giorni dopo il cambiamento normativo in Ucraina, il numero di richieste in Svizzera ha cominciato a salire rapidamente. Ciò dimostra quanto i flussi migratori verso la Svizzera siano sensibili alle modifiche legislative nell’Europa orientale.

Ripercussioni in tutto il continente

La Svizzera non affronta questo fenomeno isolatamente: la Confederazione è solo una parte di un fenomeno europeo ben più ampio. La SonntagsZeitung riferisce di un esodo impressionante in tutto il continente: negli ultimi due mesi oltre 100’000 giovani uomini ucraini hanno attraversato il confine con la Polonia. Questo movimento di massa indica un cambiamento sistemico nelle dinamiche dei rifugiati nell’area Schengen.

Anche la Germania deve fare i conti con pressioni simili. Il ministero tedesco dell’Interno riferisce che gli arrivi di persone appartenenti a questa specifica fascia della popolazione sono saliti a 1’800 al mese. La SEM ha rifiutato di commentare la situazione nei Paesi vicini, ma i dati parlano da sé. L’impennata registrata in Svizzera è sintomatica di una tendenza più ampia che interessa l’Europa occidentale. Mentre attraversano il continente, questi giovani uomini sono attratti dalla reputazione della Svizzera come Paese stabile e sicuro. Le autorità federali devono quindi adeguarsi a un modello migratorio che, in rapporto alla popolazione, ha dimensioni simili a quelle osservate in Germania e in Polonia.

All’orizzonte una stabilizzazione?

Nonostante i dati impressionanti registrati in ottobre, le autorità federali segnalano una possibile svolta. La SEM ha osservato che «da alcuni giorni» vi sono segnali concreti del fatto che il picco di questa specifica ondata è passato. Il ritmo frenetico degli arrivi sembra rallentare e nelle ultime settimane si è registrata una diminuzione degli ingressi nei centri federali d’asilo.

Questa stabilizzazione dà al sistema svizzero d’asilo un cauto motivo di sollievo e lascia pensare che la corsa iniziale seguita al cambiamento normativo possa aver esaurito la domanda più urgente. La situazione resta tuttavia fluida. Anche se la curva si sta appiattendo, la presenza di 1’000 nuovi richiedenti appartenenti a un unico e ristretto gruppo demografico nell’arco di soli due mesi pone tuttora sfide amministrative e d’integrazione. La Svizzera deve ora trattare le domande di queste persone restando vigile: come si è visto, una singola modifica normativa a Kyiv può cambiare la situazione al confine svizzero nel giro di pochi giorni.