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Uno studio svizzero rivela preferenze professionali neutrali rispetto al genere tra i giovani
Una nuova ricerca dell’Università di Berna mette in discussione le convinzioni sulle scelte professionali legate al genere: le aspettative lavorative dei giovani uomini e delle giovani donne sono simili.

La vecchia narrazione secondo cui le donne privilegiano la flessibilità compatibile con la vita familiare, mentre gli uomini puntano a salari elevati, è superata. Nuovi dati dell’Università di Berna hanno demolito questo stereotipo, mostrando che i giovani uomini e le giovani donne in Svizzera hanno aspettative pressoché identiche riguardo al proprio futuro finanziario e all’equilibrio tra lavoro e vita privata. Pubblicato nella prestigiosa rivista Socio-Economic Review, questo studio innovativo mette in luce una realtà che contraddice decenni di supposizioni: la divisione di genere nel mercato del lavoro svizzero non è determinata dal desiderio di stili di vita diversi, ma da qualcosa di molto più radicato.
I ricercatori hanno constatato che, senza indicare professioni specifiche, entrambi i generi chiedono la stessa retribuzione, le stesse possibilità di lavorare a tempo parziale e lo stesso grado di rilevanza sociale. L’idea che il divario salariale di genere derivi dalla scelta volontaria delle donne di accettare condizioni meno retribuite in cambio di maggiore comodità non trova riscontro statistico tra i giovani di oggi. Questa scoperta impone un netto cambio di prospettiva nell’approccio della Svizzera alla parità di genere. Non ci troviamo più di fronte a una battaglia tra aspirazioni diverse: ci confrontiamo con una generazione unita nella richiesta di un’occupazione di qualità, ma destinata comunque a vivere realtà professionali molto diverse.
La divisione tecnica: dove i percorsi si separano
Se le ambizioni finanziarie sono uniformi, resta una profonda frattura per quanto riguarda la natura del lavoro. Lo studio mostra che la segregazione del mercato del lavoro svizzero è alimentata da una forte avversione delle ragazze per le professioni tecniche. Nell’esperimento, di fronte a descrizioni fittizie di posti di lavoro, le ragazze evitavano sistematicamente le mansioni con una marcata componente tecnica, indipendentemente dalla retribuzione proposta. I ragazzi, al contrario, erano attratti da questi profili tecnici.
Non si tratta di orari di lavoro, ma delle attività svolte ogni giorno. Le ragazze hanno mostrato una netta e forte preferenza per ruoli incentrati sulla creatività e sulle interazioni sociali. Questa divergenza è cruciale, perché suggerisce che aumentare semplicemente i salari nei settori a prevalenza femminile o offrire migliori congedi di paternità in quelli a prevalenza maschile non risolverà il problema. La barriera è psicologica e legata alle competenze. Lo studio sottolinea che le attribuzioni di capacità tipicamente associate al genere non si apprendono sul posto di lavoro: sono già pienamente radicate nell’adolescenza e determinano scelte che plasmeranno il mercato del lavoro svizzero per decenni.
Nel crogiolo dell’ottava classe
Per giungere a questi risultati, i ricercatori dell’Università di Berna e dell’Università di San Gallo hanno esaminato una fase cruciale del processo decisionale dei giovani in Svizzera. Hanno intervistato oltre 2’000 allievi dell’ottava classe, prossimi al momento decisivo della scelta dell’apprendistato. È in questa fase che il sistema formativo svizzero impone una scelta, e i dati mostrano che il destino è segnato ben prima della firma dei contratti.
Utilizzando descrizioni fittizie di posti di lavoro con otto caratteristiche modificate, cinque legate alle competenze e tre alle condizioni, il gruppo di ricerca ha isolato le preferenze specifiche con grande precisione. Questo metodo ha eliminato i pregiudizi associati ai titoli professionali già noti, come «infermiere» o «elettricista», concentrandosi unicamente sulle caratteristiche concrete del lavoro. Il risultato è inequivocabile: le preferenze che si formano entro i 14 anni sono solide e distinte. Lo studio dimostra che il modello svizzero dell’apprendistato, pur essendo efficace, coinvolge gli allievi in una fase in cui gli stereotipi di genere sulle competenze «tecniche» e «sociali» sono al massimo.
La trappola digitale: le conseguenze economiche
Le conseguenze di questi risultati sono allarmanti per il futuro economico della Svizzera. In un mondo sempre più digitalizzato, in cui le competenze tecnologiche sono direttamente correlate al reddito e alla stabilità professionale, la riluttanza delle giovani donne a entrare nei settori ad alta intensità tecnologica crea una trappola di disuguaglianza sistemica. L’Università di Berna avverte che questa minore propensione verso la tecnologia rafforzerà inevitabilmente i divari salariali esistenti, a prescindere dalle modifiche alle politiche in materia di parità retributiva.
Se le competenze tecniche determinano la ricchezza futura e metà della popolazione le evita attivamente già a 14 anni, la Svizzera si trova di fronte a una crisi strutturale. I ricercatori sostengono che occorre esaminare con urgenza gli stereotipi che definiscono le «capacità» nella mente degli adolescenti. Senza superare, già nell’istruzione primaria, l’associazione di genere tra competenze tecniche e sociali, il divario salariale non solo persisterà, ma si allargherà con la crescente automazione dell’economia. Il tempo stringe e occorre intervenire molto prima di quanto si pensasse.