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Swiss Observer

Dalle orchidee alle ortiche: gli studi svizzeri rivelano una biodiversità sotto pressione

Un nuovo studio svizzero a lungo termine mostra che piante comuni che prediligono l’azoto, come le ortiche, stanno soppiantando specie più rare, come le orchidee, nelle foreste europee a causa dell’inquinamento. Nel frattempo, gli ambientalisti segnalano che la popolazione di linci in ripresa in Svizzera è ancora minacciata dagli incidenti e dalla scarsa diversità genetica.

Dalle orchidee alle ortiche: gli studi svizzeri rivelano una biodiversità sotto pressione
AISWI swissinfo.ch

Ben 650’000 serie di dati raccolte nell’arco di sei decenni confermano una dura realtà: il patrimonio botanico svizzero è sotto assedio. Mentre l’attenzione globale è spesso concentrata sull’aumento delle temperature, un vasto studio europeo diretto dalla Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW) mostra che la saturazione di azoto è il fattore che sta causando nell’immediato la perdita di diversità vegetale. Gas di scarico, scarichi industriali e allevamenti intensivi immettono nel suolo quantità senza precedenti di sostanze nutritive, modificando profondamente la chimica dei nostri paesaggi. Questa impennata favorisce le specie «opportuniste», che prosperano in presenza di un eccesso di nutrienti, dando vita a un deserto verde omogeneizzato in cui sopravvivono solo le più aggressive. La Fondazione nazionale svizzera per la ricerca scientifica (FNS) osserva che le misure regionali volte a ridurre l’uso di fertilizzanti artificiali stanno mostrando i primi segnali di successo in Svizzera, ma la tendenza generale in Europa continua a spingere inesorabilmente verso la monocultura. I dati sono chiari: la qualità dell’aria e del suolo determina la sopravvivenza della nostra flora in modo più incisivo del termometro.

La silenziosa conquista delle ortiche

Le orchidee scompaiono mentre le ortiche si diffondono in tutto il continente. Non si tratta di una lenta evoluzione, ma di una conquista ostile. Le piante che prediligono l’azoto soffocano di fatto le specie più rare e specializzate, adattatesi a prosperare in suoli poveri di sostanze nutritive. L’ecologo Jürgen Dengler avverte che la vegetazione reagisce ai cambiamenti climatici molto più lentamente di quanto previsto: ciò significa che la «bomba di azoto» rappresenta attualmente una minaccia per la biodiversità più grave del riscaldamento globale. Le Alpi svizzere costituiscono tuttavia un’eccezione importante. Alle quote più elevate, le specie amanti del caldo provenienti dalle regioni di pianura stanno già invadendo i territori alpini, aprendo un doppio fronte contro la flora montana autoctona. Anche le specie amanti dell’ombra sono in aumento, grazie alla vegetazione più fitta e ricca di sostanze nutritive, e le aree aperte e soleggiate di cui hanno bisogno molti fiori svizzeri minacciati stanno scomparendo. Il paesaggio può sembrare verde e rigoglioso a un occhio inesperto, ma è ecologicamente impoverito e perde la varietà complessa da cui dipendono le popolazioni locali di insetti e uccelli.

Le popolazioni di linci alle prese con la scarsa diversità genetica

In tutta la regione alpina e del Giura rimangono soltanto 360 linci, la cui sopravvivenza è appesa a un filo genetico. Il ritorno di questo predatore al vertice della catena alimentare in Svizzera viene celebrato come un successo della conservazione, ma una nuova e allarmante analisi del WWF Svizzera rivela che la popolazione è in crisi. Gli incidenti stradali e ferroviari sono ancora la principale causa di morte, ma nel DNA degli animali si nasconde una minaccia più insidiosa. I ricercatori hanno documentato malformazioni cardiache congenite in diversi esemplari, una conseguenza diretta della scarsa diversità genetica. Questa «depressione da consanguineità» mette a rischio la sopravvivenza a lungo termine della specie, rendendola meno resistente alle malattie e ai cambiamenti ambientali. Anche il bracconaggio continua a incombere nell’ombra: secondo gli esperti, il numero effettivo di uccisioni illegali è notevolmente sottostimato. La lince non è soltanto un simbolo carismatico: è una specie chiave che stabilizza gli ecosistemi forestali regolando le popolazioni di animali selvatici. Se la lince è in difficoltà, ne risente la salute dell’intero bosco svizzero.

Verso un futuro sostenibile per la natura alpina

La Svizzera è a un bivio: deve impegnarsi in una politica di conservazione radicale oppure assistere al lento logoramento della propria identità naturale. Lo studio della FNS dimostra che gli interventi regionali mirati, come la riduzione dell’uso di fertilizzanti artificiali, funzionano davvero. Abbiamo un modello per la ripresa, ma servono disciplina a livello nazionale e cooperazione internazionale. Per salvare la lince, gli ambientalisti chiedono habitat collegati tra loro e un «rafforzamento genetico» attraverso il rilascio mirato di nuovi esemplari, in modo da diversificare il patrimonio genetico. Per la flora, la battaglia va combattuta nell’atmosfera e nel suolo, riducendo gli ossidi di azoto che agiscono da steroidi per le erbe infestanti invasive. La stabilità dei nostri boschi e la ricchezza dei nostri prati non sono garantite: dipendono da equilibri delicati, oggi sottoposti a pressioni estreme. In quanto «torre d’acqua d’Europa» e rifugio della vita alpina, la Svizzera ha una responsabilità particolare. Il tempo dell’osservazione passiva è finito: deve iniziare una fase di ripristino ambizioso.