Economia
La SECO riduce la previsione di crescita svizzera per il 2026 a causa del conflitto in Medio Oriente
La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha rivisto al ribasso all’1% la previsione di crescita del PIL svizzero per il 2026, rispetto alla stima precedente dell’1,1%, attribuendo la modifica all’aumento dei prezzi dell’energia dovuto al conflitto in Medio Oriente.

Il motore economico svizzero sta perdendo colpi. Con una decisione significativa che sottolinea la fragilità dell’attuale scenario globale, la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha ridotto all’1% la previsione di crescita del PIL per il 2026. La revisione al ribasso rispetto alla precedente stima dell’1,1% segnala una tendenza preoccupante: l’economia svizzera sta ora crescendo nettamente al di sotto del suo potenziale. Se confrontata con la media storica dell’1,8% registrata dal 1980, la traiettoria attuale rivela una realtà di crescita debole che i responsabili politici non possono ignorare.
Anche se sulla carta una correzione dello 0,1% può sembrare modesta, rappresenta una perdita di valore potenziale pari a centinaia di milioni di franchi. La stagnazione è evidente. La previsione per il 2027 resta stabile all’1,7%, ma il futuro immediato lascia presagire una fase di crescita contenuta. La Svizzera non si trova semplicemente ad affrontare una flessione temporanea: deve fare i conti con un periodo prolungato di risultati inferiori alle attese, che mette alla prova la reputazione del Paese per la sua incrollabile resilienza economica.
Il conflitto fa impennare i prezzi dell’energia
Le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente investono direttamente l’economia svizzera. Gli esperti della SECO hanno indicato esplicitamente la guerra come principale causa del rallentamento economico. Dalla fine di febbraio i prezzi internazionali dell’energia sono aumentati bruscamente, creando un collo di bottiglia che frena la domanda globale. Non si tratta soltanto di una questione diplomatica: è un colpo diretto alla catena di approvvigionamento che alimenta l’industria svizzera e riscalda le case del Paese.
«La guerra in Medio Oriente ha provocato un forte aumento dei prezzi internazionali dell’energia», hanno dichiarato i responsabili della SECO, osservando che questa volatilità frena le prospettive dei principali partner commerciali della Svizzera in Europa e in Asia. Con l’aumento dei costi energetici, fare impresa diventa molto più caro, costringendo a rivedere le ipotesi tecniche sui prezzi del petrolio. Il legame è innegabile: l’instabilità all’estero si traduce in concrete difficoltà economiche in patria, senza che si intraveda una fine delle ostilità.
L’inflazione sale, i posti di lavoro sono a rischio
I consumatori dovranno prepararsi a stringere la cinghia, mentre le previsioni d’inflazione raddoppiano. La SECO ha rivisto al rialzo la previsione d’inflazione per il 2026, portandola allo 0,4% rispetto allo 0,2% stimato a dicembre. Questo aumento, trainato dal settore energetico, dovrebbe tradursi in una «dinamica più contenuta» dei consumi privati. Quando aumentano le spese quotidiane, le economie domestiche svizzere riducono inevitabilmente le uscite, innescando un circolo vizioso che rallenta ulteriormente l’economia.
Il mercato del lavoro non è immune da questo raffreddamento. Nel 2026 il tasso di disoccupazione dovrebbe raggiungere una media annua del 3%, un chiaro promemoria delle conseguenze umane dei cambiamenti macroeconomici. Si prevede una riduzione al 2,8%, ma soltanto nel 2027. Nel corso del prossimo anno, la forza lavoro svizzera dovrà fare i conti con un mercato occupazionale in indebolimento, mentre le aziende adotteranno un atteggiamento prudente nelle assunzioni a causa dell’incertezza.
L’illusione sportiva dei miliardi
Le cifre del PIL svizzero sono in parte influenzate da una particolare distorsione statistica: gli ingenti ricavi delle federazioni sportive internazionali. In Svizzera hanno sede realtà come FIFA e UEFA, e negli anni in cui si svolgono grandi tornei nei registri del Paese transitano miliardi di diritti televisivi. Questi «eventi sportivi» gonfiano artificialmente i dati lordi.
Senza la correzione per gli eventi sportivi, nel 2026 il PIL risulterebbe in crescita dell’1,3%. La cifra corretta della SECO, pari all’1%, elimina però questa patina e mostra il reale stato dell’economia nazionale. Queste federazioni contribuiscono ai dati lordi, ma non riflettono necessariamente la salute dei più ampi settori industriale e dei servizi. Sarebbe un errore basarsi sul dato lordo: la realtà sottostante è quella della stagnazione, non dell’attività robusta che le cifre corrette per gli eventi sportivi potrebbero suggerire.
Muoversi in un campo minato d’incertezze
Guardando oltre il 2026, il percorso verso la ripresa è irto di ostacoli. La SECO prevede un’accelerazione della crescita all’1,7% nel 2027, ma questa prospettiva dipende dalla ripresa della domanda globale e dal superamento delle attuali difficoltà dei Paesi europei vicini, in particolare della Germania. I rischi, tuttavia, sono orientati soprattutto al ribasso. La minaccia di correzioni sui mercati finanziari resta sempre presente e l’indebitamento globale continua a pesare.
Inoltre, il franco svizzero potrebbe essere sottoposto a pressioni al rialzo, che frenerebbero ulteriormente le esportazioni. La SECO avverte anche che le ipotesi di stabilità dei dazi statunitensi sulle importazioni potrebbero essere smentite se, alla scadenza degli attuali regimi, le tariffe dovessero cambiare. La Svizzera si muove in un campo minato di rischi geopolitici e finanziari. Con l’evolversi del conflitto in Medio Oriente, l’economia svizzera resta in posizione attendista, in attesa che la situazione si calmi prima di poter ritrovare davvero il suo slancio storico.