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La Banca nazionale svizzera nel mirino per investimenti controversi
Un’inchiesta rivela che la BNS detiene partecipazioni in nove aziende criticate per la cooperazione militare con Israele, sollevando interrogativi sui principi d’investimento etico.

La Banca nazionale svizzera è al centro di una contraddizione stridente. Mentre l’istituto si dichiara pubblicamente a favore degli investimenti etici, una sorprendente inchiesta della SRF rivela che la BNS investe in nove aziende accusate di alimentare le operazioni militari a Gaza. La rivelazione giunge in un momento cruciale: i dati di metà 2025 mostrano che la banca centrale continua a detenere partecipazioni finanziarie in aziende del settore della difesa e della tecnologia, oggetto di pesanti condanne a livello internazionale.
La contraddizione è evidente. Sulla carta, la BNS afferma di vietare rigorosamente l’acquisto di titoli di società che «violano in modo massiccio i diritti umani fondamentali». Nella pratica, tuttavia, la banca mantiene partecipazioni in aziende come Leonardo ed Elbit Systems, direttamente coinvolte nel conflitto in corso. Questa netta divergenza tra principi e prassi solleva interrogativi scomodi sul vero costo della neutralità svizzera e del profitto. Mentre il bilancio delle vittime a Gaza aumenta, con notizie secondo cui quasi l’80% delle persone uccise sono civili, il silenzio della BNS su queste partecipazioni dice più delle sue direttive pubblicate.
Macchinari da guerra: la controversia Caterpillar
Al centro di questa tempesta etica c’è Caterpillar, colosso industriale statunitense i cui macchinari sono stati definiti «armi nucleari» dell’esercito israeliano dalla relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese. Non è un’iperbole, ma una dura valutazione di mezzi che dal 2000 sono parte integrante delle attività militari nella regione. Non si tratta di semplici macchinari da cantiere: sono strumenti di distruzione utilizzati in un conflitto che gli osservatori internazionali classificano sempre più spesso come una catastrofe umanitaria.
Gli investimenti continuativi della BNS in Caterpillar sono particolarmente controversi, vista la natura specifica delle accuse. Il rapporto di Albanese descrive come questi bulldozer vengano impiegati per demolire infrastrutture, una tattica che ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani in tutto il mondo. Detenendo azioni Caterpillar, la BNS scommette di fatto su un’azienda i cui prodotti, secondo gli esperti dell’ONU, favoriscono violazioni dei diritti umani. La banca centrale deve ora fare i conti con l’inquietante realtà che il suo portafoglio contribuisce a trasformare fisicamente la Striscia di Gaza nel modo più distruttivo possibile.
Esodo globale: gli investitori si ritirano mentre la BNS tiene la posizione
Mentre Zurigo esita, il resto del mondo passa all’azione. Una serie di disinvestimenti attraversa la finanza globale, guidata dai grandi investitori scandinavi. Con una decisione coraggiosa lo scorso agosto, la banca centrale norvegese ha venduto le sue azioni Caterpillar, dichiarando che «non vi è alcun dubbio» che i prodotti dell’azienda vengano utilizzati per violazioni sistematiche del diritto internazionale. Non è sola: anche importanti investitori istituzionali britannici e olandesi stanno cedendo queste partecipazioni, rifiutandosi di essere complici della crisi in corso.
In netto contrasto, la BNS resta un’eccezione e mantiene le sue partecipazioni mentre i suoi omologhi se ne vanno. Questo isolamento è sempre più difficile da giustificare. Quando il fondo sovrano norvegese, generalmente prudente, stabilisce che un investimento supera una linea rossa, l’inazione della BNS appare meno come neutralità e più come negligenza. La banca centrale svizzera deve ora affrontare una crisi reputazionale: resta ferma in un edificio in fiamme, mentre altri investitori prudenti sono già usciti.
Scaricare la responsabilità: la battaglia sui mandati
La difesa della BNS è un classico ripiegamento nella burocrazia. Interpellata dalla SRF, la banca si è rifiutata di discutere i casi specifici, trincerandosi dietro il suo ampio mandato di stabilità dei prezzi e facendo vagamente riferimento ai rapporti sulla sostenibilità. I critici sostengono però che questo scudo stia cedendo. Marc Chesney, professore emerito di matematica finanziaria, afferma che la responsabilità è «cristallina»: gli investimenti che favoriscono violazioni dei diritti umani devono essere interrotti immediatamente. Per Chesney e per un numero crescente di esperti, il mandato della banca non la esonera dalla responsabilità morale.
La tensione è di fondo. I tradizionalisti avvertono che la BNS non è un’autorità politica e non dovrebbe essere utilizzata per perseguire obiettivi non economici. Tuttavia, mentre la Corte penale internazionale indaga su crimini di guerra e si moltiplicano le accuse di genocidio, crolla l’idea che la finanza esista in un vuoto. La BNS è sottoposta a pressioni senza precedenti affinché decida se la propria indipendenza sia una valida giustificazione per finanziare aziende che il resto del mondo considera investimenti da evitare. Il tempo stringe e la scusa dei «limiti della politica monetaria» perde rapidamente credibilità.