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Swiss Observer

Nel 2025 è aumentato il numero di vittime della tratta di esseri umani in Svizzera, secondo un rapporto

Un nuovo rapporto rivela che lo scorso anno in Svizzera è aumentato il numero di vittime della tratta di esseri umani identificate. Le organizzazioni di sostegno chiedono maggiore sensibilizzazione e sottolineano la varietà dei profili delle vittime e la diffusione del fenomeno della sottosegnalazione.

Nel 2025 è aumentato il numero di vittime della tratta di esseri umani in Svizzera, secondo un rapporto
AISWI swissinfo.ch

La reputazione della Svizzera come rifugio sicuro è messa in discussione dai nuovi dati, che rivelano una preoccupante tendenza all’aumento dello sfruttamento umano. Nel 2025, il FIZ, Centro di assistenza e consulenza per donne migranti e vittime della tratta, ha registrato ben 228 persone nel suo programma di protezione. Si tratta di 20 persone in più rispetto all’anno precedente, un’impennata che, secondo gli esperti, rappresenta soltanto la punta di un iceberg molto più grande. Mentre le cifre aumentano, il FIZ avverte che il numero reale potrebbe essere nettamente superiore a causa della cronica sottosegnalazione e della natura clandestina di questi reati. La realtà è allarmante: lo scorso anno 65 persone hanno avuto bisogno di essere collocate d’urgenza in alloggi protetti speciali per sfuggire ai loro sfruttatori. Non è un problema lontano: accade entro i confini della nostra Confederazione e richiede un’immediata attenzione a livello nazionale. L’aumento è in parte riconducibile a una maggiore sensibilizzazione, ma il numero di casi dimostra che i trafficanti operano con una frequenza allarmante nei cantoni svizzeri.

Superare gli stereotipi sulle vittime

La tratta di esseri umani in Svizzera non ha un unico volto, né un’età o un’origine precisa. Le vittime identificate nel 2025 provenivano da oltre 80 Paesi diversi, componendo un quadro complesso di sfruttamento che non si lascia ricondurre a categorie semplici. Fanie Wirth del FIZ ha sottolineato alla radio pubblica svizzera SRF che la fascia d’età è sorprendentemente ampia: va dai più giovani a persone con più di 60 anni. Sebbene una parte consistente delle vittime provenga dall’Europa orientale, il fattore comune non è la provenienza geografica, bensì una vulnerabilità strutturale. La mancanza di formazione e di opportunità di lavoro stabili è il principale fattore che spinge le persone nelle mani di sfruttatori, che promettono una vita migliore in Occidente. Questa varietà di profili complica il lavoro delle autorità di perseguimento penale, poiché non esiste una vittima «tipo» da cercare. La popolazione e le autorità svizzere devono invece fare i conti con il fatto che lo sfruttamento può celarsi dietro qualsiasi porta e colpire chiunque, indipendentemente dalle origini o dalla fase della vita.

Lavoro sessuale e vulnerabilità

L’industria del sesso resta il principale fronte di lotta per chi si batte per i diritti umani in Svizzera. Delle 82 vittime della tratta identificate ufficialmente lo scorso anno, oltre il 58%, ossia 48 persone, è stato sfruttato nel settore del lavoro sessuale. Questa cifra mette in luce una grave vulnerabilità di cui i trafficanti continuano ad approfittare impunemente. La maggior parte delle vittime sono donne intrappolate in un ciclo di debiti e coercizione. Il rapporto del FIZ chiarisce tuttavia che la tratta non si limita a un solo settore: si estende a diversi ambiti in cui la manodopera costa poco e i controlli sono scarsi. Il contrasto tra l’elevato tenore di vita in Svizzera e le condizioni spaventose delle 82 vittime identificate è marcato. Il FIZ continua a fornire sostegno specializzato e i dati indicano che la domanda di manodopera sfruttata resta un potente motore della criminalità. È quindi necessario intensificare la lotta contro le reti che rendono possibile questa forma di schiavitù moderna.

L’urgente necessità di un’evoluzione legislativa

La Svizzera si trova a un bivio cruciale: le attuali norme sull’assistenza alle vittime non tutelano chi è stato sfruttato oltre i suoi confini. In base alle disposizioni vigenti, le persone vittime di sfruttamento all’estero sono spesso escluse dai solidi programmi di assistenza accessibili a chi è stato vittima della tratta in Svizzera. Questa lacuna giuridica crea una gerarchia della sofferenza che le organizzazioni di sostegno vogliono assolutamente eliminare. Il rapporto 2025 dà nuovo impulso alla richiesta politica di estendere le protezioni. Se vuole mantenere la propria autorevolezza morale in materia di diritti umani, la Svizzera deve assicurarsi che il quadro giuridico si evolva al passo con le tattiche dei trafficanti. Le conseguenze sono chiare: senza una revisione completa del sostegno alle vittime e una definizione più inclusiva dell’assistenza, molte persone continueranno a restare escluse. L’aumento dei casi identificati nel 2025 è un campanello d’allarme. Non basta più reagire ai numeri: la Svizzera deve tutelare attivamente i diritti di tutte le vittime, affinché nessuna debba affrontare da sola i propri sfruttatori.